Se Beyoncé non si scuserà per il suo show al Superbowl, la polizia di New York smetterà di proteggerla

by • 22/02/2016 • Articoli, CopertinaComments (1)452

Come tutti ormai sapete, Beyoncé si è esibita durante l’intervallo dell’ultimo Superbowl con uno show fortemente simbolico e a favore della comunità afroamericana (potete vederlo qui sopra): il look delle ballerine richiama quello del Black Panther Party, durante la coreografia il gruppo si è disposto ad X per omaggiare Malcom X e ha anche alzato il pugno nel tradizionale saluto del black power, quello reso famoso da Tommie Smith e John Carlos alle Olimpiadi del 1968 sul podio. Anche il testo della canzone, il suo ultimo singolo Formation, richiama al diritto dei neri di essere ricchi, potenti, di successo. E il videoclip di quello stesso brano è una protesta contro la polizia, che durante l’uragano Katrina di New Orleans non fece abbastanza per salvare la popolazione nera della città e che tuttora continua a sparare su civili disarmati in base al principio della “potenziale sospettabilità” dei cittadini afroamericani. Sia B che Jay-Z, tra l’altro, sono strenui sostenitori del movimento Black Lives Matters, che combatte proprio contro la brutalità della polizia nei confronti dei neri. Proprio Black Lives Matters aveva promosso la campagna Justice 4 Mario Woods, e in un fuorionda dell’esibizione al Superbowl le sue ballerine sono state inquadrate mentre reggevano un cartello che recitava proprio questo slogan. (continua sotto)

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Bene: in base a questa premessa, fonti interne alla stampa americana sostengono che la polizia di New York non avrebbe più alcuna intenzione di proteggere Beyoncé quando si trova in città (dove risiede insieme alla famiglia), a meno che non si scusi per le sue recenti prese di posizione. Un fatto inquietante, che per una pop star di portata mondiale come lei potrebbe tradursi in serissimi disagi. Se la NYPD dalle minacce non è ancora passata ai fatti, pare che lo abbiano già fatto la polizia di Tampa e quella di Miami, decise a boicottare la sicurezza del suo tour che farà tappa in entrambe le città. Insomma, le conclusioni da trarre in questa vicenda sono due: a) come sempre, l’arte smuove più coscienze di proteste e discorsi b) la polizia americana deve avere decisamente la coda di paglia, per mettere in piedi una reazione così esagerata per una semplice canzone. Finora, in ogni caso, non sono ancora arrivate repliche ufficiali da parte dell’artista.

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