Save the vinyl

by • 05/10/2003 • RecensioniComments (0)448

Usualmente,non mi assumo la responsabilità di una recensione,ma per questo disco ho chiesto esplicitamente al buon Lippo di lasciarlo nelle mie mani: “Save the vinyl”,a cura di Fat Fat Core Funk(mc/produttore/dj)e Dj Nessinfamous(dj/produttore),potrebbe essere finora,a qualche mese dall’uscita,classificato come il “most slept on”del 2003:molto poco si è parlato dell’essenza del prodotto dando più risalto alla bassa qualità della registrazione(in effetti Davide B:,colui che ha curato il mixaggio,poteva fare molto di più);ma io preferisco concentrarmi su ciò che il cd offre:rap genuino e schietto come pochi,una profondità rara nello scrivere da parte di Fat Core Funk,scratch al loro posto e ben fatti,batterie originali e potenti,ma soprattutto un digging profondo nei’70 per le produzioni,alla ricerca di un suono(soul e funk) puro,come hanno fatto in precedenza tutti i veri pionieri di questa disciplina.Proprio questo è l’obbiettivo dei due:riportare il rap all’essenza,alla purezza della sua golden era.Forse Fat Core Funk manca in certi punti del cosiddetto “quid” in fatto di interpretazione,ma il risultato finale è un prodotto diretto e scritto col cuore in mano,aiutato da produzioni di rara bellezza.Arriviamo alle tematiche del disco,che svariano dall’intento di tenersi in piedi in situazioni difficili(“devo resister”),all’amore per il proprio quartiere(“con un microfono”e“amore"), dai problemi economici della famiglia(“i miei tatuaggi”),fino all’amore(grezza al punto giusto”senza di te”così come “baby don’t cry”);i punti più alti del disco vengono raggiunti con “back in the days”,in cui la fantastica produzione(a mio avviso la più bella del disco)porta Fat Core Funk ad un flashback ”per non dimenticare mai”i primi giorni passati a scrivere:credo che chiunque abbia passato una notte insonne possa riconoscersi nel testo;non potrete non muovere la capoccia ascoltando”E’il ritorno”,sicuramente la produzione con più “dinamica”(non sarà la rima più rappresentativa del pensiero dei due,ma “8-7-6-5-4-3-2/ho il mic fra le labbra/come il mio cazzo sulle tue” mi fa saltare ancora al ventesimo ascolto!);esaltante “Infamous Funk”,affidata per scratch e produzione a Nes,un insieme di punchlines e metafore,che dimostrano che i due sanno anche creare atmosfere più”cazzare” senza la minima ricaduta(e questo succede anche in “Sucker Duck M.C.”).Da godersi anche “lettera ad un figlio”:produzione struggente e testo toccante rivolto ad un futuro-ipotetico figlio,che viene avvisato in anticipo delle difficoltà della vita.Nel complesso il prodotto è “nudo e crudo”(come recita una delle tracce dell’album,contenente un efficace campione funk dei Silver Convention);forse i due dovrebbero avere un po’ più di flessibilità nel modo in cui espongono la loro teoria sulla produzione(ovvero il divieto dell’uso di vinili non originali),anche perché l’attitudine troppo radicale può diminuire la credibilità di un’idea(quella di recuperare il nettare degli anni ‘70,e diffondere la cultura del “gusto”musicale)che condivido,ma ad ogni modo credo che sia incoraggiante sapere che nel 2003 c’è chi ancora crede nella”cultura”,parola spesso usata a sproposito da molti loro colleghi.Non dormite sul vero hip hop.Da avere e da diffondere.

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