Rodigan: l'intervista

by • 22/06/2008 • IntervisteComments (0)483

Hotmc.com ha incontrato il celebre deejay londinese David Rodigan, molto famoso anche per i suoi programmi radiofonici di reggae. Le sue dancehall sono sempre infuocate e memorabili. Un vero pezzo di storia vivente della musica reggae.

Haile Anbessa: è un onore poter intervistare l'ambasciatore del reggae nel mondo, il Gentleman Rudeboy mr. David Rodigan!

Rodigan: (ride) il piacere è mio, Mario!

H.A.: quando ha iniziato ad ascoltare la musica reggae e quando è nata la passione per questa musica?

R.: all'età di 14 anni, quando sentii la canzone My Boy Lollipop di Mille mi innamorai del ritmo in levare. Poi a 16 ascoltai gli Skatalites, Prince Buster e Dennis Alcapone. Queste canzoni degli anni Sessanta erano molto eccitanti! Da quel momento non ne ho più potuto fare a meno. Iniziai ad ascoltarla sempre più e ad interessarmi a ciò che stava dietro a questa musica. Pormi delle domande. Da dove veniva? Giamaica. Come si chiamava? Ska. Ho quindi sempre rincorso questa musica. Semplice!

H.A.: è vero che ha un diploma teatrale?

R.: sì! Posso insegnare teatro o recitare in una compagnia teatrale. Accettai di lavorare in teatro, perché ero giovane, avevo 22 anni, e il rischio di un sotto-impiego non mi spaventava per nulla!

H.A.: il suo bagaglio proveniente dal mondo teatrale è utile per le sue esibizioni sul palco?

R.: è importante studiare, ma recitare ed essere un deejay sono due cose molto diverse. Quando reciti sei un personaggio ma quando fai il deejay devi essere te stesso, perché altrimenti risulti falso. Il deejay, secondo me, deve essere completamente naturale. Mentre lavorare alla radio è ancora diverso perché quando sei in radio devi parlare con qualcuno pacatamente. Naturalmente se facessi così su di un palco, non ascolterebbe nessuno! Sul palco bisogna comunicare e dimostrare la passione all'audience.

H.A.: preferisce l'attività di deejay o quella alla radio?

R.: le amo molto entrambe per diversi motivi. Mi piace la radio perché si informa e si condivide la musica col pubblico ma senza mai annoiare. Mi piace fare il deejay perché devi sempre dimostrare passione, in tutti i modi possibili.

H.A.: cosa ricorda dell'esperienza alla BBC, quando è stato chiamato nel 1978 a condurre il programma Reggae Time?

R.: adesso ti confido un segreto. Non feci mai io la richiesta per condurre il programma bensì la fece la mia ragazza di nascosto. Scrisse una lettera al posto mio. La BBC mi convocò per un provino, ma io non sapevo proprio di cosa stessero parlando. Quando arrivai là in radio fu molto emozionante e alla fine mi presero.

H.A.: e cosa ci dice invece della sua celebre performance all'Apollo Theatre di Londra l'anno dopo?

R.: il 1979 fu l'anno della mia prima esibizione in pubblico. L'Apollo era un black club di sola black music. Il pubblico mi aveva sentito solo alla radio quindi non era a conoscenza che io fossi un bianco. Quando mi presentai sul palco ricordo che ci fu un grandissimo silenzio! Ma dopo un paio di dischi e un paio di speeches, tutto filò liscio.

H.A.: le sue lunghissime interviste radiofoniche sono entrate nella storia, una su tutte quella con il grandissimo Bob Marley. Ha qualche suggerimento per quelli che come me stanno molto modestamente iniziando ora questa attività?

R.: come prima cosa posso dirti che tu stai andando molto bene! Dunque possono sembrare suggerimenti ovvii ma questo è quello che penso. In primo luogo non bisogna mai ostentare con gli artisti le proprie conoscenze in materia musicale. Il pubblico infatti trova questo atteggiamento noioso. Dì solo lo stretto necessario. Durante un'intervista devi fare sentire il tuo ospite a proprio agio e rilassato, dimostrando che ami sul serio la sua musica. Solo così si instaura un'interrelazione basata sulla fiducia. Altra cosa: fai domande anche su argomenti di cui sai già la risposta. Oppure pensi di saperla. Spesso scoprirai che alcune risposte possono capovolgere completamente ciò che credevi di sapere e perciò darti nuove stupefacenti informazioni. Ancora: non fare mai domande che contengono già la risposta. Segui sempre la regola del: chi, come, quando, dove e perché. Posso dirti che nelle mie interviste ho sempre giocato il ruolo del fan!

H.A.:  qual è l'artista che ricorda con più piacere durante un'intervista?

R.: Bob Andy, Alton Ellis, Bunny Wailer e Dennis Brown. Oltre ad essere dei grandi artisti, sono stati tutti veramente simpatici!

H.A.: e artisti della new school?

R.: Bounty Killer, Luciano e Capleton. Vorrei intervistare Sizzla e Busy Signal ma non ci sono ancora riuscito!

H.A.: qual è fra tutti i sottogeneri del reggae quello che preferisce?

R.: sono molto legato al rocksteady del biennio 1968-69, soprattutto quello di Treasure Isle, Studio One, Channel One e tutte le produzioni di King Jammy e King Tubby.

H.A.: metto subito in pratica i suoi preziosi consigli di prima! È vero che lei ha inventato i soundclash in radio?

R.: Molto bene! (ride). Penso proprio di sì. È stata una cosa innovativa perché non c'era ancora niente di simile! Quindi direi di sì.

H.A.: ora è in tour per i suoi 30 anni di attività. 3 parole per descrivere la sua brillante carriera?

R.: non dovrei essere io a dirlo perché le autocelebrazioni non sono mai attendibili. Comunque usando solo 3 parole: una…grande…gioia.

H.A.: grazie mille Mr Rodigan!

R.: grazie a te Mario! Ora vado a mangiare: pasta! Pasta! Arrivederci!

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