Robe Grosse

by • 05/09/2006 • RecensioniComments (0)555

Massimiliano Dagani in arte Fish è un personaggio che non ha certo bisogno di presentazioni, è la colonna portante dell'italico mainstream hip hop (facciamo finta che esista) e in una decina d'anni ha incasellato successi come "La Mia Coccinella", "Dimmi Di Sbagliato Che C'è", "Amor De Mi Vida" e "Mezze Verità". Terminata a cazzotti l'esperienza Sottotono, il producer di "Applausi Per Fibra" non è stato con le mani in mano ed ha intrapreso una carriera solista partita alla grande, con tre singoloni riempi-pista che l'hanno riportato on air dopo un brutto periodo passato a rimuginare di Valerio Staffelli e dei bei tempi andati.

"Robe Grosse" è il suo primo disco solista, uscito inizialmente lo scorso anno e passato abbastanza inosservato anche a causa di una promozione non proprio azzeccata. Oggi esce una riedizione dello stesso, con due inediti, un nuovo remix ed un bonus dvd contenente videoclip e backstage.

Nonostante Big Fish si sia rifatto il trucco, con tanto di logotipo disegnato dal grande Bean One, il suo modus operandi è rimasto lo stesso: prendere il sound più in voga negli States e riproporlo più o meno filologicamente in Italia. Un'operazione che trancia di netto la longevità del disco e che pone un interrogativo: quand'è che il nostro, con ormai più di una decade d'esperienza sulle spalle, riuscirà a proporci qualcosa di originale?

Passando al contenuto del cd vi basti sapere che "Robe Grosse" può essere idealmente diviso in due parti: la prima è composta dai singoli, la seconda dalle restanti tracce. E laddove la prima riesce, la seconda fallisce abbastanza miseramente. "Resta Ancora" è un tentativo azzeccato di fondere reggaeton e melodia, "Cos'è Che Vuoi Da Me" è un club banger con la Joyce al massimo splendore mentre "Grossa" è un autentico anthem, potente ed efficace anche ad un anno di distanza. Il resto sfocia in un manierismo dancey-hip hop tanto effimero quanto privo di personalità, non basta un Esa in netta parabola discendente (se penso a "La Grande Truffa" mi sento male) e nemmeno qualche ritornello azzeccato qua e là.

Dispiace perché i singoli promettevano ben altro e sono proprio questi, in definitiva, a salvare in corner un album decisamente mediocre.

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