Rkomi – Io In Terra: recensione

by • 18/09/2017 • Articoli, Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Rkomi – Io In Terra: recensione76

 

In principio era l’esserci. Il lavoro di Rkomi che precede Io In Terra è un EP con titolo dalla vaga ispirazione heideggeriana, Dasein Sollen. Seguendo la traduzione maccheronica dello stesso artista, il titolo è da intendersi come “devo esserci”: una forte e tutta giovanile rivendicazione della propria presenza nel mondo (e nella “scena”) – come non ricordare Chi C’è del Fibra di Turbe Giovanili. Bene, Io in terra è un passo oltre. Con questo lavoro, Rkomi vuole farsi conoscere e mettere alla prova le proprie potenzialità, ormai ampiamente riconosciute. Possiamo dire che l’esperimento è riuscito: Io In Terra è quello che ci si poteva ottimisticamente aspettare alla vigilia dell’uscita, e anche qualcosa di più.

La riuscita dell’album si gioca tutta nella ricerca di una maggiore musicalità, e soprattutto nei cambiamenti di ritmo e di tono. In questo possiamo notare l’influenza dei miti consigli di Marracash (direttore artistico) e delle collaborazioni con producer in grado di dare freschezza al prodotto musicale e valorizzare il flow di Rkomi. Sono queste le chiavi che rendono il disco godibile, che lo fanno girare bene nelle orecchie e restare in testa – laddove invece in Dasein Sollen si aveva a volte la sensazione di girare a vuoto.

Accompagnato delle produzioni di Carl Brave, Fritz da Cat, Marco Zangirolami, Marz, Nebbia, The Night Skinny, Parix, Shablo & Zef, il flusso di coscienza di Rkomi si staglia sul tappeto musicale in tutta la sua capacità evocativa. Ascoltando le strofe, in prima battuta arrivano le allitterazioni e gli accenti, e solo in un secondo momento emergono parole e significati. Una scrittura espressionistica che, nonostante a volte risulti forzata (“Farei Un Figlio”), approda a una nuova maturità (nella slam poetry dell’incipt del disco – e suo manifesto – “Io In Terra”), e arriva in più momenti a toccare le corde giuste (“Apnea”, “Brr Brr”, “Solo”).

Ottima la scelta delle collaborazioni: due colossi dalle poetiche molto diverse che consacrano Rkomi nell’olimpo del rap italiano e lo posizionano verso un target più maturo e consapevole (e mainstream). Paradossalmente, poteva essere una prova difficile per i due big giocare sul campo preparato da Mirko, così diverso in fatto di poetica e delivery, ma le personalità di Noyz e Marra danno solidità al disco e slancio all’ascolto. Il concept del lavoro lo racconta bene Marra nella sua strofa: “Prima c’erano i sogni, ora strategie e complotti”. Si tratta di un’uscita dalla caverna platonica, per rimanere in ambito filosofico. Uscita che può essere liberatoria ma anche terrificante.

In conclusione, il disco funziona perché si intravedono una professionalità e un lavoro di ricerca che danno il giusto respiro al progetto (una menzione speciale va anche all’artwork di Mecna). Un’ottima prova da parte di un giovane artista che ha tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento per la scena rap italiana – e, magari, un collante tra vecchia e nuova scuola. Ma per ora siamo solo all’inizio, il lavoro duro è appena iniziato, e Rkomi si merita i nostri migliori auguri.

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