Resident Evil Operation Raccoon City

by • 28/03/2012 • Rubriche, The Game VaultComments (0)688

La produzione Slant Six Games (SOCOM: Tactical Strike, SOCOM: Confrontation), come molti già sapranno, propone una visione abbastanza diversa del mondo di Resident Evil, mettendoci nei panni di una squadra speciale delle Umbrella con il compito di recuperare il G-Virus. Si tratta dunque di una rivisitazione di quanto accadde a Racoon City (prima e durante l’arrivo di Leon e Claire) dal punto di vista dei “cattivi”, con tanto di what if sparsi qua e la per mettere un po’ di pepe sulle vicende. La narrazione, in Operation Racoon City, prende il via diverse ore prima dell’arrivo in città di Claire Redfield e Leon Kennedy. Alla guida di un’unità speciale della Umbrella Security Service (chiamata Il Branco) ci troveremo immediatamente nelle profondità della ridente cittadina americana, nel laboratorio sotterraneo della Umbrella Farmaceutical. Il compito del plotone, guidato dal mitico Hunk, consisterà nel recuperare i campioni del G-Virus, potente mutazione del virus T appena terminata dal dottor William Birkin. Giunti al laboratorio le cose si complicheranno: Birkin rifiuterà di consegnare il lavoro di una vita, iniettandosene un campione e tentando di distruggere i restanti, con il solo risultato di dare il via al contagio aereo. Da questo punto in poi sperimenteremo tutta la crudeltà di cui la compagnia farmaceutica si è sempre fregiata. Gli obiettivi, infatti, cambieranno: il recupero dei campioni non sarà più una priorità del nostro team specializzato, che verrà invece impiegato per la distruzione delle prove e l’eliminazione di qualsiasi testimone (mercenari assoldati dalla Umbrella stessa compresi), prima dell’estrazione e dell’epurazione definitiva della città. S’inserirà a questo punto anche un misterioso mercenario assoldato dalla Umbrella -Nikolai- che pare avere più d’un legame con la casa farmaceutica, ed altrettante motivazioni per mandarne all’aria i piani di “contenimento”. Alla ricerca dei “dati compromettenti” ci imbatteremo in tante situazioni familiari, che nel corso della saga hanno avuto a che fare soprattutto con Resident Evil 2 e 3. Non si tratterà, tuttavia, di un approfondimento vero e proprio; non sempre almeno. Se in alcune circostanze riusciremo effettivamente a fare luce riguardo ad alcuni passaggi secondari dell’avventura datata 1998, in altre otterremo semplicemente un punto di vista differente (“ribaltato” rispetto alle vicende originali) sugli orrori commessi dalla famigerata corporazione. Tantopiù che l’arrivo dei due protagonisti del secondo capitolo (Claire e Leon) non interferirà direttamente nei compiti del Branco. Nel complesso comunque non ci si può lamentare. Considerata la prepotente integrazione tra single e multiplayer, persino la Campagna di Residen Evil: Operation Racoon City verrà veicolata attraverso missioni distinte, tra le quali sono state inserite vere e proprie lobby dove selezionare il proprio alter ego prima di scendere in campo. Tutta l’avventura può essere infatti giocata in cooperativa, anche se non è presente l’opzione per la Co-Op locale. Prima di scendere in campo i giocatori dovranno scegliere il proprio alter ego. Tra i soldati a disposizione troviamo Spectre, agente altamente specializzato in accrocchi hi-tech che utilizza visori e talenti legati alla mini-mappa, in grado di migliorare le capacità di rilevamento del nemico. Vector è invece una poco loquace sentinella dalle caratteristiche soprattutto stealth, grazie ad una serie di abilità che ne aumentano la mobilità nascondendolo ai radar, ed accessori adibiti al camuffamento che gli garantiscono un certo periodo d’invisibilità e la facoltà di replicare le fattezze dell’avversario inquadrato. Bertha, ufficiale medico in grado di aumentare l’efficace degli offetti curativi e risanare i punti ferita della squadra. Four Eyes, scienziata in grado di utilizzare soprattutto il virus (G o T che sia) per infettare il nemico o, in alternativa, esche per attirare sullo stesso gli zombie che popoleranno le aree di gioco, anche in single player. Beltway è il classico demolitore tutto muscoli con il pallino degli esplosivi ed una serie di skill dedicate proprio alla detonazione di ordingi d’ogni genere, tra i quali diverse soluzioni utilissime per piazzare trappole o perimetri difensivi. Infine Lupo, dotata di abilità d’assalto alla Call of Duty, con ricariche rapide, proiettili perforanti o esplosivi e chi più ne ha più ne metta. L’ampia scelta, chiaramente votata all’azione cooperativa e competitiva, permette di adottare diverse strategie di combattimento (e differenti stili di gioco), per quanto, in situazioni particolarmente disperate, ogni membro del team possa sostanzialmente contare sulla medesima dotazione bellica, da sfruttare per tirarsi fuori dai guai senza l’ausilio dei compagni. A differenziare l’uno dall’altro gli avatar, dunque una selezione di abilità passive ed attive da sbloccare e potenziare (per tre volte ciascuna) utilizzando i punti esperienza guadagnati in battaglia. Esperienza spendibile anche nell’acquisto di nuove bocche da fuoco, per un totale di una quindicina tra fucili di precisione, automatici, pistole e mitragliette che ciascun membro del Branco potrà equipaggiare senza alcuna restrizione. Pad alla mano ci troveremo di fronte ad una struttura tipica da Third Person Shooter, della quale vanno valutate perciò le principali componenti. Si parte da un non sempre convincente sistema di coperture. A non esaltare, in particolare, la scelta di rendere tale funzione completamente automatica: sarà sufficente avvicinarsi ad un ostacolo, basso o alto che sia, per appoggiarvisi a protezione dei proiettili. Oltre agli immancabili zombie (suddivisi a loro volta in “normali” e Crimson Head) ed alla milizie governative giunte in città per investigare, ci troveremo ad affrontare i pericolosi Licker, i letali Hunter (direttamente da Resident Evil) e persino una variante embrionale delle Las Plagas, in sviluppo nei laboratori della Umbrella. Al loro fianco, come sporadiche boss fight, troveremo Nemesis e ben tre tremende varianti del Tyrant. Quest’ampia rosa ci constringerà a cambiare repentinamente modus operandi, facendo spesso affidamento sul lavoro di squadra. Le aspirazioni cooperative di Operation Raccoon City si realizzano al meglio online. L’IA che gestisce gli avversari nelle partite in singolo, infatti, nonostante tenti di sfruttare intensamente talenti ed abilità, risulta a volte incerta, con compagni che rimangono bloccati in insospettabili anfratti o vittime di un affrettato desiderio d’esposizione agli attacchi nemici. Anche a livelli di difficoltà bassissimi abbiamo sperimentato un livello di sfida a tratti esagerato, con decine di zombie a schermo contemporaneamente, nessuna cassa di rifornimento munizioni nelle vicinanze e la compagnia -non bastasse- dell’esercito. Situazioni praticamente insostenibili che costringeranno a cercare l’intervento di un alleato “umano”, pena il continuo Game Over. Oltre alla possibilità di giocare in cooperativa con altri tre utenti, troviamo un set di quattro modalità competitive che risultano in ultima analisi un buon plusvalore. E’ proprio questo multiplayer tutto sommato efficace che riesce a risollevare le sorti di un prodotto che in molti hanno penalizzato senza mezze misure. La prima è Eroi, un team deathmatch in cui il compito di ogni squadra sarà quello di abbattere i leader avversari, rappresentati da personalità di spicco nella saga, vestendo i panni dei quali otterremo un incremento di resistenza e vitalità. Una modalità sorretta soprattutto dallo spirito del Fan Service, che riesce a monopolizzare l’attenzione del giocatore nonostante mostri le skin come unica vera novità per differenziarsi. Biohazard è una sorta di Capture the Flag, in cui la bandiera è sostituita da fiale di Virus da riportare alla base. La particolarità di questa modalità, così come del Team Attack, è la presenza di nemici controllati dall’IA all’interno dell’area di gioco. Zombie classici ma anche Hunter e mutazioni più pericolose, che ostacoleranno le operazioni di recupero ma potrebbero risultare anche utili per aumentare il conteggio delle Kill. L’interessante miscuglio fa PvP e PvEè a conti fatti il tratto distintivo più brillante di Operation Raccoon City, e quello che ci aveva più colpito anche nel corso del primo contatto con la produzione. La modalità Survivor è una specie di “Orda Competiva”. Anche in questo caso a buona idea concettuale riesce a sollazzare il videogiocatore, che si trova davanti ad un set di Game Mode non solo riusciti, ma persino divertenti da giocare. Certo, manca l’atmosfera classica della saga, ma nelle intenzioni del team di sviluppo era chiara fin da subito la volontà di distanziarsi nettamente dai ritmi della saga principale. Per quanto riguarda il colpo d’occhio, Resident Evil: Operation Racoon City si mostra completamente funzionale alle dinamiche di un’online gaming fluido e scorrevole. L’ultimo nato in casa Capcom è in definitiva un titolo consigliato ai fan della saga, che non resistono alla lontananza dagli zombie e ne vogliono “un assaggio” in attesa di Resident Evil 6, prossimo piatto forte legato al survival horror nipponico.

GRAFICA: 7,5
SONORO: 8
GIOCABILITA’: 8,5
LONGEVITA’: 8
VOTO FINALE: 8

HOT SPOTS:
– Ottimo in cooperativa

COLD SPOTS:
– Intelligenza artificiale di nemici e compagni leggermente bassa

Produttore: Capcom
Sviluppatore: Slant 6 Games
Genere: Shooter

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI