Report: Fugees live a Milano – 12-10-2005

by • 28/12/2005 • ArticoliComments (0)710

Nessuno avrebbe scommesso più di quel tanto sulla reale presenza dei Fugees al Forum di Assago, figuriamoci sulla durata e sulla qualità del live nel suo insieme. Già la prima ora e mezza di spettacolo, in effetti, non si dimostrava troppo promettente: a un'ottima performance di supporto di Abeena, astro nascente del nu-soul d'oltreoceano pressoché sconosciuta in Italia, seguono più di tre quarti d’ora di selezione reggae. E quando finalmente le luci si spengono, la folla sempre più impaziente si trova a dover sopportare altri venti minuti buoni di virtuosismi del deejay che, non pago di aver assemblato la selecta d'apertura più improbabile per un gruppo di quel calibro (Busta Rhymes, Dmx, Jay-Z, G-Unit), suona per la terza volta in tutta la serata il tormentone dancehall di Rihanna Pon de replay, guadagnandosi i fischi corali di tutti i convenuti.

Il dj torna infine al suo ruolo di comprimario, cedendo il passo agli altri strumentisti, alle coriste e, naturalmente, ai tre Fugees. Wyclef attacca subito con una ritmata Hey Mona Lisa, supportato dai due compagni. Segue una carrellata dei classici da The Score: How many mics, Cowboys, Family Business… La platea fatica a credere alle proprie orecchie: quelli che ha davanti non sono tre estranei costretti da obblighi contrattuali a coesistere sullo stesso palco, ma tre grandi artisti evidentemente felici di tornare a deliziare insieme i propri fan.

Fin dai primi pezzi, però, risulta evidente chi saranno i veri protagonisti del concerto; mentre Wyclef e Lauryn tengono banco, infatti, Pras si limita a una partecipazione sommaria, restando in disparte rispetto agli altri, spesso evitando addirittura di cantare la sua strofa, in sintonia con il suo ruolo di "uomo dietro le quinte" degli ultimi anni. Nonostante la latitanza di Pras, lo show prosegue travolgendo anche le più rosee aspettative del pubblico. Lauryn riapre le danze con i pezzi solisti, lanciandosi in uno scatenatissimo remix di Lost ones; la segue a ruota Wyclef, che nel frattempo ha indossato una felpa dell'Italia, ha imbracciato la chitarra e strimpella ora a tempo perso il tema de Il Padrino, ridacchiando allusivo. Quando l’ilarità generale si placa, è il turno di una versione acustica di 911, che strega i presenti in un silenzio commosso e prepara il terreno al main event della serata, la performance degli attesissimi classici Ready or not e Fu-gee-la, cantati a una sola voce da spalti e parterre.

Pras ottiene finalmente il suo momento di gloria, eseguendo il più famoso singolo della sua carriera, Ghetto superstar (approfittando del quale, tutti i componenti del gruppo invitano ad alzare le mani al cielo per il defunto ODB). È di nuovo il turno di Lauryn che, se finora si è limitata a rappare, adesso recupera il tempo perso in maniera egregia, incantando la platea con una appassionatissima Killing me softly seguita da improvvisazione e vocalizzi. L'atmosfera in sala è ormai rovente, e Wyclef non accetta di essere da meno: chitarra alla mano, canta un'accorata No woman, no cry esortando tutti a urlare uno slogan contro la politica estera del presidente Bush. Mentre la band (tra le cui fila si è infiltrato anche Pras alle tastiere) finisce di accompagnare il brano, il suo esecutore scompare, per poi ricomparire sospeso a mezz’aria tra il pubblico, aggrappato agli spalti del primo anello del Forum. Intrattiene un monologo divertito a beneficio dei suoi fan e, dalla posizione in cui si trova, improvvisa una versione accappella della commovente Redemption song di Bob Marley: appena la platea si rende conto di ciò che sta succedendo, si unisce al coro, finché l'intero palazzetto dello sport non intona l'ultimo ritornello.

Nel frattempo, Lauryn è tornata di nuovo sul palco, stavolta per eseguire uno dei suoi maggiori successi personali, Ex factor, che risulterà senza alcun dubbio il pezzo più riuscito dell'intera serata: giocando a una sorta di botta e risposta con le sue coriste, trascina l’ultima strofa fino ad allungarla di cinque minuti, improvvisando un tema da brivido fino a stravolgere completamente la linea melodica della canzone. Gli applausi non sono ancora terminati che già la musica riprende: è il turno di un sentito back in the days fino a Blunted on reality, di cui ascoltiamo l’estratto Guantanamera. Il concerto sembra volgere al termine, ma Wyclef rassicura i presenti: anche se i promoter e gli organizzatori vorrebbero che i tempi si accorciassero, spiega con stizza, la gente di Milano ha pagato caro quel f*****o biglietto e loro continueranno fino alla fine. Tocca di nuovo a Lauryn, che riprende a rappare sulle note dell’adorabile Doo wop (that thing); a seguire, The Score e poi ancora Zealots. È quindi il turno dell’ultimo, ennesimo omaggio a Bob Marley: stavolta è Lauryn a farsene carico, con la versione di Turn your lights down low tratta dall'album-tributo Chant down Babylon. Questa però è davvero la fine: i tre chiudono lo spettacolo con l’unico (e sconosciuto) estratto dal loro nuovo lavoro, di prossima pubblicazione, e si ritirano senza bis. Lasciando l'amaro in bocca a tutti coloro che, come la sottoscritta, si stanno chiedendo il perché una squadra così affiatata si sia ritirata dalle scene per un decennio, costringendoci al rimpianto di un'epoca in cui i musicisti erano davvero musicisti, il rap aveva il sapore e le tematiche del vero rap e la traduzione letterale di soul era ancora "anima".

Le foto dell'evento sono disponibili a questo indirizzo:
http://www.taxiguerrilla.com/taxiguerrilla/gallery/index.php?id=38

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