Regular

by • 10/05/2005 • RecensioniComments (0)474

Era da tempo che in Italia si attendeva un disco che nascesse dall'incontro di rappresentanti della nostra scena con un esponente di un certo livello del rap americano quale senza dubbio è Grand Agent , mc di Philadelphia di cui si ricordano soprattutto l'eccellente By Design e le parecchie collaborazioni con nomi che parlano da soli come Lord Finesse, A.G., Pete Rock, Chops e Hi-Tek.

A dare finalmente concretezza a queste aspettative ci pensa questo Regular, in cui G.A. si trova a stendere flow e liriche sulle strumentali di Don Joe e a incrociare il microfono con tutti i membri della Mi Residenza All-Stars.

Il risultato è un album molto breve, di sole otto tracce compreso un intro, che assomma pregi e difetti ma lascia comunque una buona impressione al termine dell'ascolto.

La forza del disco sta soprattutto nelle produzioni di un Don Joe sempre in evoluzione il quale si presenta a questa prova di respiro internazionale con un sound persino più "a registro" che in passato, frutto di un taglio sempre più chirurgico dei campioni , di casse meno secche e di una aumentata cura per i bassi sia in termini di potenza che di qualità dei giri: e proprio i bassi rappresentano il plusvalore nell'architettura di molte produzioni rispetto ai tempi di Mi Fist.

E non è un caso che ascoltando le strumentali più riuscite del disco ovverosia In The Building, Hustlebound, Be Regular e All Out (The Weakest Link Remix) venga naturale l'accostamento a grandi nomi del beatmaking americano.

C'è poi il caso del pezzo intitolato Club Dogo che si distingue per una delle produzioni più originali sentite negli ultimi tempi specie per quanto riguarda la sezione ritmica: un crescendo di casse su cui il produttore italiano suona un primo campione per poi montare un break "à la Alchemist" sui rullanti.

Se il livello dei beats è il pregio più immediato di Regular la scarsa strutturazione dei pezzi è invece un po' il suo limite.

Si avverte in molti casi un senso di incompiutezza delle canzoni: buone nelle singole parti ma prive di una chimica comune che riesca a legare basi, strofe, ritornelli, rientri, stacchi etc..etc.. .il che è in parte dovuto alla brevità di alcuni pezzi e di molte delle strofe di Grand Agent.

Qualitativamente parlando l'mc di Philly offre comunque una prova solida come al solito, forte di una voce decisamente piacevole da ascoltare e di un flow asciutto e consistente anche quando si concede a sleghi.

Una segnalazione la meritano pure le otto barre ai confini tra sociale e poesia di Marracash in Hustlebound, che è il pezzo meglio imbastito del disco e quello che personalmente ho preferito, (impreziosito tralaltro dal cantato in inglese del bolognese Ask) e il flow assemblato ad altissimi livelli di Gue Pequeno in All Out (The Weakest Link Rmx).

In conclusione Regular soffre di alcune pecche, figlie probabilmente del processo produttivo atipico che ha vissuto, ma resta comunque un ottimo album apprezzabile su tutte e due le sponde dell'oceano, merito specialmente di una sfilata di produzioni che incorniciano con gusto tutto l'LP.

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