Regardez Moi: Frah e la bellezza di essere normali

by • 21/12/2017 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Regardez Moi: Frah e la bellezza di essere normali64

Per chi scrive, i Fratelli Quintale sono stati indubbiamente uno dei progetti più interessanti – e purtroppo sottovalutati – della scena rap italiana degli ultimi anni. Parlare di “ultimi anni”, in effetti, non rende però merito alla carriera quasi decennale del duo, che tra il 2006 e il 2015 ci ha regalato tre album ufficiali e tre mixtape. Prolifici, creativi, dotati di un’identità ben definita e distante dall’archetipo del rapper italiano, soprattutto da quello in voga nella seconda metà degli anni 2000. Combinavano leggerezza lirica, sonorità in grado di spaziare su più fronti, irriverenza e un grande talento nel saper raccontare la vita adolescenziale, in maniera poco cinematografica, nella quale tanti riuscivano ad immedesimarsi.

L’annuncio che si sarebbero concentrati sulle rispettive carriere soliste mi ha lasciato a metà tra il triste e l’elettrizzato: da un lato si chiudeva una parentesi nella quale Merio e Frah erano diventati per me una certezza, dall’altra non vedo l’ora di scoprire quali orizzonti avrebbero esplorato. Il primo ad uscire con un album ufficiale è Frah, che dopo alcuni singoli l’ep 2004, pubblica ha recentemente pubblicato Regardez Moi per Undamento. Un disco vivido, colorato, personale, che si rivela incredibilmente scorrevole all’ascolto e altrettanto carico di emozioni: il disco ci consegna un Frah cresciuto, maturato, che però sotto sotto rimane sempre lo stesso.

A scanso di equivoci, Regardez Moi non è un progetto di acuta introspezione o intricate elucubrazioni sul senso della vita: la maturità raggiunta dall’artista è quella post adolescenziale. Dal disco si percepisce un cambiamento di approccio alla narrazione, più pragmatica per certi versi, concentrando il racconto su episodi di vita quotidiana – anche piccoli e apparentemente insignificante, come il fare la spesa o uscire a bere qualcosa. Frah riesce a non esagerare nell’enfatizzare quel pizzico di poesia intrinseco nella vita di tutti i giorni: ci ride, ci scherza su, a volte si lascia andare in qualche riflessione, altre semplicemente parla direttamente a chiunque viva una vita simile. Neodiplomati, universitari, neolaureati: Regardez Moi è un disco giovane che parla ai giovani, in maniera semplice – il che non significa banale – cercando spesso di risaltare il lato luminoso degli eventi che costellano la nostra vita.

A tutto questo si aggiunge la componente emotiva, da sempre un perno della produzione musicale dell’artista – sia con Merio che da solista. Il vero talento di Frah è quello di riuscirne a parlare tenendo fuori il melodramma, l’eccessiva malinconia, la rabbia per la fine di una relazione o la disperazione che accompagna il periodo post-rottura. La stessa semplicità con cui racconta il quotidiano la ritroviamo quando inserisce sentimenti e relazioni nella stessa cornice, rendendoli a fasi alterne protagonisti ed elementi di sfondo. Non parla di una vita in funzione dell’amore, ma dell’amore come componente fondamentale della vita: una differenza apparentemente sottile, quasi sfumata, che però durante l’ascolto di Regardez Moi sembra quasi lapalissiana. Le storie finiscono, le amicizie cambiano, la vita ci mette i bastoni tra le ruote; eppure i sogni non ci abbandonano, dalle botte ci si rialza, le lacrime – delle quali parla raramente , ma che sono implicite – si trasformano in sorrisi. L’eccellente lavoro svolto da Ceri – unico produttore del disco – produce 10 produzioni tra loro diverse eppure unite da un filo rosso: la capacità di creare il frame perfetto, dal punto di vista delle atmosfere, per il cantato di Frah. “Cantato” perché in effetti Regardez Moi non è un disco rap: la scrittura di Frah rimane indissolubilmente legata a questa matrice, ma nel disco spazia molto a livello metrico, vocale e sonoro. Il disco strizza l’occhio al pop e all’indie, trascendendo però la singola “etichettatura” musicale: per quanto mi riguarda, tutt’altro che un problema.

Che sia in versione “playboy universitario” in Sì,ah, esploratore urbano in Nei treni la notte oppure inguaribile romanticone in Hai visto mai, Frah si conferma sempre se stesso: che poi ad ascoltare il disco nella sua interezza, qualcuno si rivedrà in questo ritratto. E forse finalmente si renderà conto che non c’è niente di male nell’essere così, un po’ sognatori e un po’ sbadati, masempre col sorriso sulle labbra; anche quando in cielo non si vede l’arcobaleno, ma solo il fumo delle fabbriche (semicit.).

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