ReddArmy: l’intervista

by • 22/07/2010 • IntervisteComments (0)499

Hotmc.com incontra ReddKaa, fondatore dell’etichetta Reddarmy, fresca e recente label italiana che si affaccia sul panorama musicale italiano con un roster composto da artisti abbastanza diversi tra loro, ma legati a doppio filo da un ideale comune: l’Urban Music.

Luca Malatesta: Ciao ReddKaa, parliamo un po’ di te e della tua esperienza con Reddarmy, label indipendente ed associazione culturale che esiste dal 2007: descrivici un po’ la vostra filosofia, il vostro modus operandi, le gioie e i dolori che quest’etichetta ti ha dato nei 3 anni sin qui trascorsi…

 

ReddKaa: ReddArmy cerca di fare buona musica, curata nei dettagli, nell'immagine, nella presentazione, ascoltando il proprio pubblico, parlandoci e crescendo con lui. Non ci interessa essere delle rockstar e fingerci ciò che non siamo, anche se ogni tanto ci giochiamo con ironia – sperando traspaia. Nasciamo dall'hip hop come terreno comune e come mentalità, e andiamo espandendoci verso dove la musica, i gusti personali ed i tempi ci portano. E' una attività che a ciascuno di noi porta via molto tempo per la serietà con la quale la affrontiamo, e per contro ci riempie di gioia nel vedere il consenso che si sta creando spontaneamente intorno a noi. Ci piace che la gente ci stia percependo "come loro" e "parte di loro", piuttosto che non l'ennesimo che salga in cattedra ad autonominarsi re, spesso senza avere granchè di originale da dire. Di fronte a tanti re, ReddArmy è felicemente repubblicana.

L.M.: ReddKaa, Reddarmy a parte, è sicuramente un nome legato alla musica anche per altre “maniere”. Descrivici un po’ il tuo background musicale ed il percorso che ti ha portato a fondare Reddarmy.

R.: Mi occupo di comunicazione web e ho lavorato e lavoro con grossi festival come il Rototom Sunsplash, Italia Wave, Festival of Festivals e molti altri ancora. Questo mi ha permesso di vivere la musica dal "dentro" e di vedere che era possibile realizzare una propria idea e una propria strategia da soli, senza dover continuamente cercare l'attenzione di questa o quella realtà discografiche magari lontane centinaia di chilometri e da una effettiva conoscenza di chi li ascolti. Stiamo semplicemente cercando di valorizzare quanto in nostro possesso: come direbbero gli americani, siamo Glocal.

L.M.: Il vostro roster vede artisti trasversalmente compatibili: come si è creato questo roster? Quali altri artisti ne hanno fatto parte?

R.: Si è creato per aggregazione spontanea di persone che già si conoscevano e stimavano da tempo. "Entrare" in ReddArmy – come alcune persone ci hanno già chiesto – non è solo un fatto di marketing quanto di mentalità comuni. Se fossimo un'etichetta con fini esclusivamente commerciali ci comporteremmo in maniera radicalmente diversa.

L.M.: Tormento, ai tempi dell’Area Cronica, diceva: “un’etichetta discografica è come una figlia sempre gravida”, quali sono quindi i prossimi parti in attesa?

R.: In ordine di uscita, il nuovo disco di Madrac, a settembre, è uno dei nostri più grossi sforzi produttivi: oltre tre anni di lavoro con collaborazioni nazionali ed internazionali. L'album di Kappah, a inizio autunno. Il disco del Mole Moon Walktet, a fine autunno, tutto suonato, con una band di jazzisti. Il nuovo, attesissimo Carnicats nel 2011 e così il disco di Railster. Solo di questo c'è un bel po' di che partorire. Ci sono poi altre cose nell'aria, ma è presto per parlarne…

L.M.: La realtà musicale italiana è in continuo divenire: dal formarsi continuo di meteore musicali mainstream al trasloco del Rototom Sunsplash: come si sta evolvendo il lavoro di un’etichetta in relazione a questi mutamenti?

R.: Il respiro e il margine di attenzione relativo ad ogni singolo progetto musicale va accorciandosi: una canzone prima durava tre mesi, ora dopo due settimane ha già stufato a causa della sovraesposizione a cui tutti tra televisione, radio e social network siamo sottoposti: la difficoltà principale è quella di fissarsi nella memoria della gente – che quando può "spegne" tutti questi stimoli per – giustamente – proteggersi e riposare – e di lasciare un'impronta positiva. Da questo punto di vista, avendo noi una "identità collettiva" ("I ReddArmy") siamo avvantaggiati in quanto la somma dei singoli è superiore all'impatto dei singoli individui, e avendo un costante flow di uscite possiamo mantenerci relativamente "freschi" e non noiosi.

L.M.: Quali artisti del tuo roster credi possano avere il miglior potenziale futuro in relazione al mercato musicale?

R.: Carnicats sicuramente: il loro seguito locale è impressionante ed accesissimo, e per la loro relativamente giovane età sono ottimi performer. Anche i Maci's Mobile sono seguitissimi, e i Madrac promettono molto bene soprattutto in quanto gruppo più smaccatamente mainstream del roster. E' questione di avere (tanta) pazienza e perseverare per rompere quella soglia di "indifferenza" e "fenomeno locale" che è dura da vincere ma rappresenta l'ultima delle barriere.

L.M.: Se avessi il genio della lampada che può esaurire un tuo desiderio, quale artista vorresti prendere nel roster di Reddarmy?

R.: Onestissimamente parlando, nessuno: non perchè non ci siano buonissime proposte in giro, anzi. Ma noi siamo una piccola etichetta: se ci fosse qualcuno che fosse davvero così bravo gli augurerei di finire a lavorare per qualche major impaccata di soldi piuttosto che con noi.

 L.M.: Com’è nata la collaborazione coi Corveleno, come si è evoluta e cosa c’è in programma, eventualmente, insieme a loro?

 

R.: Io sono un fan dei Corve da sempre. Li ho conosciuti meglio quando li ho chiamati a suonare al Far East Film Festival qui a Udine, rimanendo in contatto. A loro è piaciuta l'operazione dei "ReddArmy Mixes" con gli Smania Uagliuns e da lì è nato tutto. In programma, per ora, c'è il mastering che Squarta sta facendo del disco dei Madrac. Per il resto, la strada è lunga, e noi saremo probabilmente in giro ancora per un po'.

 L.M.: Grazie infinite per il tempo dedicatoci.

R.: Grazie a voi!

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