Ras Shiloh: l'intervista

by • 16/06/2007 • IntervisteComments (0)363

All’indomani dell’uscita del suo album nuovo di zecca Coming Home (potete trovare la recensione sul sito nella sezione Recensioni appunto), abbiamo potuto scambiare quattro chiacchiere con il solare Ras Shiloh, una delle voci più belle del panorama reggae contemporaneo.

Haile Anbessa: Come hai iniziato ad ascoltare e cantare reggae?

Ras Shiloh: A New York cantavo in un soundsystem. Prendevo energia da nomi come Nitty Gritty, Barrington Levy o King Kong. Grandi vibrazioni!

H.A.
: Sapevo appunto che sei americano, di Brooklyn per la precisione. È corretto?

R.S.: Sai, è solo una pura coincidenza essere nato là. Non mi considero americano ma etiope perché sento un forte legame con quella terra.

H.A.: E’ diffuso il reggae negli Usa?

R.S: Non è certamente diffuso come in Europa, però ogni tanto vengono fuori anche qui grandi pezzi.

H.A.: Perché hai scelto di fare reggae?

R.S.: Chiaro. Il reggae è la musica più spirituale di tutte. Dopo avere ascoltato Bob Marley o Garnett Silk è stata una scelta quasi obbligata. Infatti è l’unica musica che unisce gente diversa ovunque nel mondo, cosa che non succede spesso con altri generi musicali. Sono stato in Giappone, ad esempio, e tutti quanti al concerto cantavano le mie canzoni. Pazzesco!

H.A.: Secondo te il reggae negli Usa potrà ritagliarsi una fetta di pubblico del rap?

R.S.: Difficile dirlo. Comunque so per certo che, come ho già detto prima, il reggae è differente da tutti gli altri generi musicali. E’ una cosa spirituale e speciale.

H.A.
: So che tu scrivi tutti i tuoi testi, cosa molto rara oggigiorno. Da dove prendi ispirazione?

R.S.: Naturalmente da Jah. Poi ascolto Garnett Silk ogni singolo giorno. E’ il mio maestro! Le mie canzoni parlano di unità. Ho comunque sempre bisogno dell’energia della gente che mi sta a cuore. Non si può vivere soli. Nessun uomo è un’isola. Io con la mia band cerco di fare sempre la miglior musica che posso, ridando indietro l’energia che ricevo. Le mie opere sono volute da Jah.

H.A.: A proposito di Garnett Silk. Come ci si sente ad essere il suo unico e vero erede?

R.S.: E’ un dono di Jah se abbiamo la stessa voce. Comunque io cerco sempre di metterci qualcosa di personale. Garnett Silk ha fatto ciò che doveva fare. Adesso è tempo che Ras Shiloh faccia ciò che deve. Stessa voce ma testi diversi. E la vibrazione continua…

H.A.: Pensi che il roots, così come lo si concepiva negli anni Settanta, possa rinascere a dispetto della dancehall imperante?

R.S.: Abbiamo sempre bisogno di maggiore spiritualità quindi spero proprio di sì.

H.A.: Parlami del tuo ultimo album Coming Home.

R.S.: E’ il mio quinto album. Io ed i miei musicisti ci abbiamo lavorato parecchio e abbiamo tentato di fare un buon prodotto originale. Spero che sia effettivamente così e che venga apprezzato.

H.A.: Una curiosità. Sulla copertina del nuovo album indossi il turbante. Hai per caso aderito alla congregazione Bobo Ashanti?

R.S.: Io sono innanzitutto un rasta. I dreadlocks sono la mia forza. Non importa come li tengo.

H.A.: Quali sono gli elementi nuovi e invece ripresi dal passato in Coming Home?

R.S.: Difficile dirlo. Ogni album ha un’energia diversa e particolare. So solo che, ad esempio, mi piace molto cantare le nuove canzoni come Rebel With a Cause. Ci metto molta passione ed energia!

H.A.: Grazie mille Shiloh. Continua così!

R.S.: Grazie a te. Alla prossima!

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