Rap Mayhem Festival #2: dai nostri inviati speciali

by • 03/02/2014 • Articoli, CopertinaComments (0)758

Nota a cura della redazione di Hotmc: per il secondo anno di fila ecco il report dell’attesissimo Rap Mayhem Festival al TPO di Bologna, anche stavolta a cura di uno dei nostri team di superproducer e rap addicted preferiti: Res Nullius e Weirdo, anche noti come Crazeology!
Memore dell’entusiasmante esperienza dell’anno scorso, non vedevo l’ora di bissare sin da quando, un paio di mesi fa, mi è capitato davanti agli occhi il flyer della seconda edizione. L’evento di quest’anno infatti presentava una line-up diversa dalla prima, ma altrettanto interessante ed impreziosita dalla presenza di Reks, un artista con cui ho avuto il privilegio di collaborare diverse volte.

Io e Res arriviamo dunque carichissimi al TPO verso le 22:40, quando i cancelli sono già aperti. Sorprendentemente notiamo che non c’è una gran coda, e anche all’interno troviamo meno gente di quel che ci aspettavamo. Si tratta però solamente di una questione di orari. Infatti moltissimi, memori della scorsa edizione, si presentano puntuali verso mezzanotte, giusto in tempo per assistere all’apertura del live. Quando Brain (bella vez!!) e Chiodo salgono sul palco, il TPO è quasi completamente pieno! I due fanno subito vedere di che pasta sono fatti e scaldano il pubblico a forza di rime per una buona mezz’ora, al termine della quale dj Reda lancia The Legacy, un classico dei Group Home. E’ il segnale che annuncia una piccola pausa in attesa di far salire i primi ospiti americani sul palco. Ne approfittiamo dunque per uscire qualche minuto a prendere una boccata d’aria e in un attimo sembra quasi di ritrovarsi in un album di Fritz Da Cat! Nel giro di qualche metro incontriamo mezza scena rap italiana: Kenzie e Egreen (presenti anche l’anno scorso), Ensi, Nitro, Nex Cassel, Mad Buddy, Clementino. Come il resto del pubblico, anche loro non avevano intenzione di perdersi un evento di questa portata, perché si è sempre fan, prima che artisti.

Incontriamo anche altri amici con cui ci intratteniamo qualche minuto quando improvvisamente vedo la maggior parte delle persone fiondarsi dentro e capisco che è arrivato il momento. Manco facciamo in tempo ad arrivare a pochi metri dal palco che già nel TPO rimbombano le prime note di Say Goodnight, è il delirio! Reks e dj Deadeye non potevamo trovare modo migliore di iniziare. E’ la terza volta che assisto ad un loro live ma è sempre come se fosse la prima, energia allo stato puro unita a una gran tecnica.

Il loro show prosegue con altri pezzi altrettanto energici come This Or That, Molotov e c’è spazio anche per un momento più smooth e riflessivo con la bella Mr. Nobody. Reks si è tenuto però il meglio per la fine e chiude in maniera epica eseguendo prima All In One (una straordinaria dedica a 4 leggende come Tupac, Biggie, Big Pun e Big L) per poi raggiungere l’apice con l’instant classic prodotto da dj Premier 25Th Hour.

A questo punto il nostro rimane sul palco ma lascia il microfono all’inseparabile amico e collega Termanology, che per l’occasione ha preparato una scaletta che prevede quasi solamente tracce realizzate con i suoi due produttori di riferimento: Statik Selektah e dj Premier. In questo modo si è assicurato uno show molto vario che ha visto momenti più cazzoni/festaioli (Goin’ Back, Up Every Night, Lights Down) e altri decisamente hardcore (So Amazing, Watch How It Go Down, My Boston, This Is How We Rock).

Sia Term che Reks hanno dimostrato di essere forti in live tanto quanto in studio e mi sarebbe piaciuto avessero suonato maggiormente, ma c’è ancora molto da vedere e quindi verso l’1:20 i due salutano il pubblico e si ritirano dietro le quinte.
E’ arrivato il turno di dj Revolution e Madchild, un artista che confesso di conoscere più per il materiale realizzato in passato con il suo gruppo Swollen Members, che non per la sua carriera solista. Tuttavia appena comincia mi lascia di stucco, infatti con Crazy fa venire letteralmente giù il TPO!! Oltre a questa traccia la sua scaletta è quasi interamente composta da canzoni del suo ultimo album Lawn Mower Man. Ad eccezione di un paio di pezzi più “rilassati” (It Gets Better, Nature Of The Beast) in generale si tratta di tracce adrenaliche dall’atmosfera cupa/hardcore come Good vs Evil, Tiger Style, Prefontaine, giusto per citarne alcune. La performance di Madchild è stata interessante a tal punto che mi ha fatto venire voglia di recuperare quanto avevo perso finora della sua discografia, ottima riscoperta! Dopo una mezz’ora intensissima Madchild e DJ Revolution (mostruoso anche stasera) salutano il pubblico, che ricambia con calore.

A questo punto, come di consueto, c’è una piccola pausa ma la maggior parte dei presenti mantiene la propria posizione; gli occhi sono puntati sul palco, in attesa dell’evento clou della serata. Finalmente alle 2, accolti da un boato generale, entrano in scena gli Step Brothers! Mi sarei aspettato di vedere Evidence in prima linea con Alchemist subito dietro alle macchine, invece quella posizione è affidata a dj Mishaps. Evidentemente ALC ha voglia di rappare da subito e infatti “i fratellastri” aprono il live con James Hendrix e a seguire Calmly Smoke, due pezzi che vedono l’alchimista sia alla produzione che al microfono.
Il resto del live è una continua escalation, con i due mostri sacri che ci regalano il meglio del loro straordinario repertorio accumulato negli anni: Hold You Down, Mr. Slow Flow, The Far Left, Red Carpet, You, Step Masters, More Wins, Just Step, Dr. Kimble.

Ci si scatena tantissimo sotto al palco ma anche sopra, tantè che durante So Fresh Termanology, preso dall’euforia, salta sopra il bancone della postazione di dj Mishaps facendo saltare la traccia. L’episodio diverte tutti, compreso Evidence che ridendo dice: “Hold up, Termanology just fucked up the song… make some noise for Term!”.

C’è spazio anche per un momento che personalmente, in quanto produttore, ho apprezzato moltissimo; ALC prende il comando delle operazioni alle macchine e ci spara in sequenza alcune delle sue strumentali più famose: Keep It Thoro, The Realest, We Gonna Make It, Dead Bodies, The Essence, Worst Come To Worst, Back Again.

Senza accorgercene nel frattempo si è fatto tardi e alle 3:20, subito dopo aver chiuso con Late For The Sky, gli Step Brothers salutano il pubblico e si ritirano nel backstage.

Le luci del TPO si accendono e la maggior parte dei presenti inizia a sfollare, ma per me non è ancora il momento di andare a casa. Infatti qualche giorno prima del live avevo sentito Reks e ci eravamo ripromessi che avremmo approfittato dell’occasione per incontrarci e fare quattro chiacchere. Passa qualche minuto e lo vedo scendere del palco per mischiarsi ai fan, che in un primo momento quasi lo sommergono. Appena mi vede mi saluta calorosamente e mi propone di seguirlo nel backstage. Nel frattempo mi ero perso di vista con Res ma una volta dentro riesco a recuperarlo. Entrambi riusciamo a scambiare qualche parola con i protagonisti della serata (ad eccezione di Madchild e dj Revolution che sono già andati via) e vengono fuori due cose su cui sono tutti concordi; la prima è che si sono divertiti molto e la seconda però è che qui in Italia si suona troppo tardi, cosa che peraltro ho sempre pensato anche io.

Quando usciamo dal TPO sono ormai le 4 passate, e dopo aver salutato gli ultimi amici rimasti in zona, ci dirigiamo verso la stazione, augurandoci di ritrovarci ancora qui l’anno prossimo per poter vivere un’altra serata memorabile.

Weirdo (Crazeology)

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