RAMTZU, "Il signor Lui": intervista + recensione!

by • 30/09/2009 • NewsComments (0)1228

[Intervista a cura di Leva57, recensione a cura di Luca Malatesta]
Ramtzu
è l’mc a cui devi dare una possibilità se non lo hai mai ascoltato, perché ha stile, umiltà (quella vera!) e personalità da vendere.
Ẻ quel rapper che non conosci, ma che ha la prerogativa di strapparti sicuramente un “ah però!” se sale sul palco e prende un microfono per fare freestyle o esibirsi in uno showcase senza sbavature.
Membro della storica crew salernitana DCP (in seguito Gahmz), dei Bannheads, e dei C:/ (ciduepuntislash), partecipa a molte battle di freestyle come il 2TheBeat e vince nel 2006 il contest Gusto Dopa al Sole. Ad Aprile di quest’anno è uscito il suo primo album ufficiale, Il signor Lui, lavoro ironico, pungente ma anche riflessivo, deciso e studiato nei minimi dettagli. Hotmc è lieta di intervistarlo! Check it!

LEVA57: Chi è Ramtzu?

Ramtzu: Non è troppo impegnativa per essere la prima domanda?! (ride) Ok, tralasciando gli scherzi, Ramtzu, all’anagrafe Mirko Scavino, è siculo di nascita campano d'adozione, fissatissimo per il rap e la musica in generale. Fino ad oggi ho prodotto 3 cd: uno, versione demo del 2000 uscito col nome Bannheads e prodotto da DjPio (DCP – Gamhz); Tantoquantomeno, un ep di 7 tracce (2006) e l'ultimo, il mio primo album, Il signor lui, uscito ad aprile del 2009.

L: E chi è il signor Lui?

R: Chiaramente può essere chiunque! Questo titolo nasce dall'approccio che ho avuto nello scrivere le mie cose più recenti: mi sono sempre più appassionato a quello che è l'essere umano, inteso come individuo.
Provare a descrivere il profilo di alcuni  "tipi" di persona mi ha dato la possibilità di esprimere dei concetti in una forma del tutto nuova; senza contare che si tratta di un esercizio esistenziale divertentissimo (sorride compiaciuto).
Il signor lui, l'indiano, l'uomocida: tutti personaggi che popolano l'album, più o meno inventati, usati come pretesto per vivere quello che voglio descrivere, ma visto attraverso i loro occhi.
Del resto avevo una gran voglia di fare qualcosa che non trattasse tematiche strettamente Hip Hop, dove per "tematica Hip Hop" (che in effetti non significa niente) intendo quelle quattro cose ampiamente trattate fino ad oggi e dalle quali spero di essermi allontanato.

L: Anche la grafica, molto curata e minimale, è ricca di illustrazioni. Non sembrerebbe proprio di avere tra le mani un cd rap…

R: Sarò di parte ma la grafica del cd mi è piaciuta davvero molto!Il progetto è firmato da Enrico Ausiello e Roberto Ciarambino, miei amici da tempo, entrambi rapper, oltre che designer. Io, come credo sia corretto fare in questi casi, non ho imposto alcuna direzione, ho solo espresso alcuni miei pareri e fatto ascoltare i pezzi. Il risultato è stata una sensibilissima interpretazione della mia visione e soprattutto dell'ambientazione del disco stesso. All'interno della custodia cartonata si trovano delle illustrazioni tematiche, una per ogni pezzo, che per gli appassionati posso rivelarsi una vera chicca.

L: Il signor Lui è uscito per la neonata etichetta Ammontone prod: in un momento in cui tutti non fanno altro che sognare la major tu hai deciso di affidare il tuo lavoro ai tuoi "compagni di sempre". Ci spieghi com'è andata?

R: Ammontone Prod prende vita da un' idea di Andrea Esposito (Olwuong) e Gianluigi Donniacono (DjUncino aka Stradjvari) e dall'intreccio di amicizie ed interessi musicali condivisi, con l'unico scopo di promuovere quello che è il frutto del fermento che ha caratterizzato la Campania da qualche anno a questa parte. Per quel che mi riguarda, dato che sto parlando di persone con cui ho un rapporto di amicizia, è difficile trovare delle  motivazioni o degli scopi che mi hanno potuto portare a questa scelta. E' stato tutto molto spontaneo, molto naturale direi. Ovviamente un clima del genere mi ha concesso la massima libertà durante la produzione del disco, che è stata completamente curata da me, Laps e Andrea in maniera del tutto autonoma. Ad Ammontone è semplicemente stato consegnato un master definitivo, il che non è di poco conto e dimostra il serio approccio dell'etichetta, oltre che la fiducia nei nostri confronti.

L: Tra tutti i pezzi dell’album hai scelto come singolo L’indiano, del quale su youtube è disponibile anche il video…

R: L'idea del video nasce da Ammontone stessa, che ne ha affidato la realizzazione a Daniele Zacko il quale ha curato tutta la creazione per intero, dal soggetto alla regia fino al montaggio.Le intenzioni erano quelle di un video molto dinamico, che raccontasse una storia, ovviamente inerente ai concetti espressi nel pezzo, con un ritmo adeguato.E' stata  un’esperienza personalmente divertente, nonostante si tratti di un processo pieno di intoppi e problematiche; Inoltre io ho da subito messo in chiaro che non mi sarei mai messo davanti alla macchina da presa con una sveglia al collo …e questo forse è stato un ulteriore elemento di difficoltà. (ride)

L: “Io trasmetto quel che ho dentro, non so che vogliono là fuori, non canto slogan, non mi unisco ai vostri cori”: c’è un velo di ironia della frase, perché sembra che tu invece sappia perfettamente ciò che vogliono là fuori, pur non accettandolo, e l’affermazione “Bande di quartiere in piazza a fare corteo,  ma non giova a niente eccetto per chi vende microfoni e bandiere” sembra confermare l’ipotesi sopra. Pensi che Ramtzu sia stato privato delle illusioni, delle speranze, della fiducia?

R: Mi fa piacere notare che hai colto il senso. L'ironia c'è e non a caso. Di "quello che vogliono là fuori" credo di essermene fatta un'idea e spesso non mi piace. In particolare, il pezzo che citi,è l'unico in cui  mi rivolgo prettamente alla scena Hip Hop e l'unico che ha  un certo tipo di linguaggio oltre che di metrica. E' il pezzo in cui me la prendo un po’con tutti. Mi spiego: soffro molto del fatto che oggi basta dire che fai rap, per vedere il sorrisino  della persona con cui stai parlando o essere schematicamente ricondotti allo stereotipo dell'adolescente invasato per una moda. La cultura Hip Hop è stata, a mio avviso, recepita  in italia in maniera totalmente distorta e dunque l'immagine che se ne è data lo è altrettanto. Forse se il fenomeno fosse stato vissuto con maggiore naturalezza senza "americanizzarsi” troppo, oggi ci sarebbe un idea meno superficiale. Mi sarebbe piaciuto vivere una condizione in cui un rapper, o un writer fossero visti alla pari di qualsiasi altro artista.

L: Allora cosa ti rende più forte e ti fa andare avanti? Hai una soluzione?

R: Questo non mi ha reso una persona priva di speranze, tantomento sfiduciosa, ma le illusioni forse le ho messe da parte, questo si: mi sento parecchio disilluso. Penso anche che questa disillusione sia molto utile quando si fa musica e la soluzione, se c'è, è solo una nel mio caso: fare musica!

L: Angolino “le ultime parole famose” a.k.a. ringraziamenti, saluti, link ai quali raggiungerti…

R: Abbiamo parlato del disco e dunque ci tengo a salutare e ringraziare gli altri due terzi de "il signor lui" che sono i due produttori: Andrea Tamburrino e Laps (Gabriele Lampis). I loro beats sono stati fondamentali, oltre che per la resa finale del disco, per le intuizioni e per le idee  che ci sono dentro. Con loro ho sentito quella fusione tra musica e parole di cui tanto si parla, cogliendone per la prima volta il vero significato. la mia più grande soddisfazione sarebbe che la sentiate anche voi. Inoltre saluto e ringrazio Julian O. Mazzariello, pianista di altissimo livello, che ci ha concesso qualche sua perla sul disco. Il mio myspace è www.myspace.com/ramtzu  

 

RECENSIONE:

Ramtzu – Il signor Lui

Etichetta: Ammontone Prod.

Ramtzu, al secolo Mirko Scavino, propone il terzo episodio della sua discografia (dopo l’esordio con UVZ dei Bannheads, di cui è il rapper, e Tantoquantomeno Ep) con Il Signor Lui, sotto etichetta Ammontone Prod., un album composto da 16 apprezzabili tracce che scorrono via lisce.Il packaging del disco è curato ed originalissimo, e, ad averlo tra le mani, è la prima cosa che colpisce. Non di rado, gli artisti e le etichette tendono a trascurare questo aspetto, privando l’ascoltatore di una “piccola parte di piacere” nel possedere un disco originale. Riflessione personale a parte, c’è da dire che il disco in questione è parecchio originale, sia per la maturità metrica dell’artista, sia per la sapiente scelta e miscelazione delle basi musicali, che ne formano un ottimo tappeto d’accompagnamento. A differenza di molti altri rappers, il disco in questione presenta molti parti suonate da musicisti, che completano il buon lavoro svolto da Laps ed Andrea Tamburrino alle produzioni. Molte tracce ne escono così intensificate, e la presenza del basso di Lucarù spesso regala un groove decisamente degno di nota. La traccia forse migliore, da questo punto di vista, è Gesù Giuseppe e Maria: un intenso confronto tra la religione e la coscienza di Ramtzu, che mette a nudo i lati ed i paradossi non solo negativi del Cristianesimo. Altre tracce che spiccano nel contesto del lavoro, sono senz’altro Rocker, L’indiano, e Hipnotyze me (che vede il featuring di un ispirato Reddog). Ẻ probabilmente l’ultima citata che resta maggiormente impressa, per il suo mood tremendamente funky ed un ritornello che rimane impresso. C’è da dire, ad onor del vero, che Ramtzu è sicuramente da annoverare tra i migliori liricisti dello stivale, con il suo stile sempre ricercato ma al contempo diretto. Gli incastri ci sono, ma sono di quegli incastri che giovano all’ascolto e non ostacolano l’immediatezza del messaggio trasmesso. Anche nelle sue parti dialettali il disco mantiene questa prerogativa. Complessivamente, per gli appassionati di rap, questo può essere considerato un bel disco, maturo, dal sapore raffinato e gradevole.

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