Raiz: l’intervista

by • 26/07/2015 • Copertina, IntervisteComments (0)841

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Gli Almamegretta sono un autentico pilastro della black muzic in Italia, un gruppo che ha saputo reinventarsi e innovare in svariate occasioni. Abbiamo avuto modo di intervistare Raiz che dopo un’esperienza solista si è riunito al nucleo originario della band. Ecco quello che ci ha raccontato.

Haile Anbessa: come prima domanda ti volevo chiedere che cosa ti ricordi del tuo periodo milanese durante la tua infanzia…

Raiz: io ho passato al nord la prima adolescenza e mi ricordo soprattutto queste fughe in massa dalla provincia verso la grande città. Le esplorazioni in città tutti assieme prendendo il treno e i campi innevati fuori dal finestrino, quando ancora c’era la neve dato che oggi sembra che sia scomparsa del tutto dalle nostre città. Una bella adolescenza insomma in cui ci si confrontava fra di noi su parecchi aspetti non ultimo quello di essere dei veri e propri migranti!

H.A.: e cosa mi puoi dire invece del periodo del Movimento Pantera in cui ti sei incontrato con Marco Messina e Luca Persico, ai tempi dell’Officina 99?

R.: quello è stato appunto il periodo in cui mi sono approcciato personalmente con un certo tipo di musica impegnata, l’hip hop dei ghetti americani e un certo tipo di musica afro. A Milano soprattutto esisteva già una scena old school molto sviluppata ma è là che siamo approcciati noi. Era uno spazio in cui poter comunicare e condividere e noi, a torto o a ragione, ci consideravamo un po’ come i neri d’Italia essendo meridionali. Era per un certo verso una pantomima perché l’identità di altri ci ha aiutato a trovare noi stessi ma comunque ci ha lasciato tanto soprattutto in termini artistici. In ogni caso proprio da qui sono nati gruppi che hanno scritto una pagina di storia della musica italiana degli anni Novanta.

H.A.: e in questo scenario gli Almamegretta come sono nati?

R.: gli Almamegretta sono nati dall’incontro mio con Gennaro, il batterista della band, più grande di me. Ci siamo incontrati nell’89-90 e la band con questo nome esisteva già. Ci interessava molto il reggae il dub e la musica africana in generale. Percepivamo da napoletani che facevamo parte di una realtà mediterranea più grande e Gennaro ha portato nella band anche un retaggio della provincia napoletana fatta di musica popolare. Non avevamo molte pretese semplicemente facevamo musica in maniera molto naturale.

H.A.: di tutte le collaborazioni che hai avuto modo di realizzare ce n’è qualcuna di cui conservi un ricordo speciale?

R.: il lavoro fatto con il produttore Bill Laswell è stato molto speciale per me innanzitutto perché mi ha portato negli Stati Uniti, un paese che finchè non lo vedi con i tuoi occhi è difficile comprenderlo e quindi anche solo parlarne. Questo confronto con un produttore americano che ha scritto pagine di storia della musica è stato una grande lusinga e quindi una collaborazione di cui vado fiero.

H.A.: come è maturata poi la scelta solista?

R.: sai dopo 13 anni assieme nel gruppo si è come in un matrimonio quindi l’amore non finisce ma si ha la voglia di provare da ambo le parti qualcosa di nuovo e stimolante. Noi comunque ci siamo sempre guardati a un collettivo quindi per me era naturale anche fare un disco solista senza necessariamente uscire dal gruppo. In Italia però all’epoca non si era ancora pronti a un discorso del genere e quindi un po’ tutti ci siamo fatti prendere la mano. Se avessimo avuto un po’ più di accortezza forse avremmo potuto evitare questa situazione. Cito ora una band di grandi amici miei: quando Samuel dei Subsonica decise di fare un disco solista nessuno pensò che fosse uscito dalla band. Bene questo forse avremmo potuto farlo anche noi. Non eravamo anche molto maturi forse.

H.A.: parlando della canzone napoletana d’autore mi parli ora della tua esperienza in Passione di Turturro?

R.: è stata un’esperienza parecchio divertente. Tramite un amico giornalista in comune sono stato chiamato proprio da Turturro che voleva una mia versione di Nun Te Scurdà e quindi questo è stato un ottimo presupposto per lavorare ancora con la band dato che il materiale originale non c’era più e abbiamo dovuto registrare tutto daccapo. Turturro quindi ci ha involontariamente dato un là per rimetterci assieme.

H.A.: e dell’esperienza sanremese cosa mi puoi raccontare invece?

R.: altro grande divertimento e un’occasione per promuovere un certo tipo di musica in un contesto così diverso da quello nostro abituale. Non so però se lo rifarei però mi sono divertito parecchio ma non credo che gli Alma siano il gruppo giusto per Sanremo perché abbiamo troppo da raccontare in spazi così ridotti, in un metalinguaggio che non è comprensibile proprio a tutti.

H.A.: a cosa stai lavorando ultimamente?

R.: dovrebbe uscire ultimamente un lavoro con gli Alma e un lavoro solista più sul blues, elettrico e elettronico. L’album con gli Almamegretta sarà invece fedele alla nostra storia dal forte retrogusto mediterraneo.

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