Radici nel Cemento: l’intervista

by • 15/06/2013 • IntervisteComments (0)663

Abbiamo intervistato dei veterani della scena reggae italiana: i Radici nel Cemento. Vediamo cosa ci hanno raccontato.

Haile Anbessa: quando vi siete incontrati?

 

Radici nel Cemento: nei primi anni 90, eravamo due gruppi di ragazzi che gravitavano intorno  al liceo classico di ostia e allo scientifico di maccarese, sul litorale di roma..tramite amicizie comuni abbiamo iniziato a frequentarci e da li’ a poco e’ nata l’ idea della band

 

H.A.: come avete cominciato a suonare assieme?

 

R.N.C.: per gioco. Dopo occupazioni, cortei , partite a calcetto, vacanze, fondare una band era l’ unica cosa che ci mancava..

 

H.A.: la passione per la musica in levare come è nata?

 

R.N.C.: un amico comune era, ed è,  un grandissimo appassionato di musica reggae e faceva circolare un numero inverosimile di musicassette con artisti jamaicani, africani e inglesi quasi sconosciuti : erano Misty in Roots, Gladiators, Culture, Alpha Blondy, Aswad, Steel Pulse , Linton Kwesi Johnson, Ub 40 ecc. L’ ascolto di quella musica, insieme all’ amore atavico per Marley e Tosh e  la passione generazionale per il punk rock ha segnato i nostri inizi..

 

H.A.: siete dei veterani della scena. Un bilancio della vostra carriera fino ad ora?

 

R.N.C.: positivo, anche se non ci siamo ancora rassegnati all’ idea di essere dei “ veterani “.. Tutto sommato siamo stati molto fortunati, tantissimi gruppi nati insieme a noi si sono sciolti, mentre bene o male noi siamo ancora in pista, continuiamo a fare dischi e concerti che poi è quello che amiamo. Direi che grossi rimpianti non ne abbiamo.

 

H.A.: che ne pensate del reggae al giorno d’oggi? Sia in Italia che in Giamaica…

 

R.N.C.: il movimento è cresciuto molto e nell’incremento dei numeri si è persa molta qualità sia nella musica che nei contenuti, la violenza di certi testi ne è una conferma . in Italia bisogna distinguere lo stile dal business: molti artisti, promoter e organizzatori hanno solo interesse a monetizzare gli eventi, per loro il reggae è solo un mezzo per attirare più gente possibile.

 

H.A.: quali sono i vostri artisti di riferimento?

 

R.N.C.: siamo tanti e ognuno ha avuto le sue influenze. Rimanendo al reggae, abbiamo sempre dato la precedenza al connubio qualità – contenuto, molto presente nell’ area inglese degli anni 70 e 80, nel roots delle origini e nello rock steady / ska sia jamaicano che britannico. Poi , in generale proveniamo tutti dalla cultura rock “ storica “ e certamente il punk  militante dei Clash ci ha formato.

 

H.A.: avete sempre trattato di temi impegnati e socialmente importanti. Avete mai ricevuto critiche per questo?

 

R.N.C.: critiche no, anche se molto probabilmente questo nostro approccio ci ha tenuto fuori da certi ambienti mainstream. Ma ce ne siamo fatti una ragione.

 

H.A.: in quali progetti vi piacerebbe essere coinvolti prossimamente? Cosa bolle in pentola?

 

R.N.C.: stiamo lavorando al nostro settimo album di inediti e questo ci sta assorbendo molto. Poi ognuno di noi vice anche di progetti paralleli piu’ o meno vicini a casa madre radici, ma ora come ora l’ album ha la precedenza su tutto.

 

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