R.esistence in Dub: l’intervista

by • 11/05/2021 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su R.esistence in Dub: l’intervista1037

A pochi mesi dall’uscita dell’EP The LongFingah Attack, i friulani R.esistence in Dub pubblicano The LongFingah Attack – Remixed, in cui quattro artisti europei presentano la loro versione dei brani contenuti nel precedente lavoro realizzato con il cantante tedesco LongFingah. Vediamo cosa ci hanno raccontato su questo progetto in particolare e sulla loro musica.

Haile Anbessa: c
ome collettivo siete in attività da ben quindici anni oramai. Come è nato il gruppo?
R.Esistence in Dub: R.Esistence in Dub nasce nel 2006 a Udine (Friuli Venezia Giulia) dall’unione di 4 musicisti: Toffo Selektah (dubmaster), Zen I (tromba & synths), Doctor P.R. (sax & melodica) e Mc Tubet (vocals) con la chiara intenzione di portare avanti la cultura del soundsystem creando uno stile proprio, sin dalla scelta del nome, che fa riferimento ad esistenze rivoluzionarie e al dub.
L’obiettivo è quello di diffondere il soundsystem style, attraverso uno stile inequivocabile fatto di produzioni e live show integrati di mixer board per il dub, fiati, sintetizzatori e un mc che inizialmente cantava in friulano, lingua d’origine della formazione. La presenza nei primi anni di attività dei R.esistence in Dub di Mc Tubet, motore linguistico del gruppo, ha permesso non solo di comunicare con la gente del territorio ma anche di far conoscere la lingua e la terra friulana al di fuori dei confini regionali con la pubblicazione di tre lavori: Avampuest Dub (2008), Unitat (2009) e Avampuest Dub Deluxe Version (2010).
Conclusa la partecipazione di Tubet, in seguito la formazione si arricchisce della presenza del bassista Ste’Pit e insieme al produttore Paolo Baldini, con cui collaborano sin dagli inizi, pubblicano due nuovi lavori con importanti musicisti e cantanti: Rastaman Chant / Liberation ft. Lutan Fyah & Rankin Joe (2012) e Dubplate style 2011///2013 ft. Rankin Joe, General Levy & Ras Tweed (2013).

H.A.: il Friuli ci ha sempre regalato grandi gioie nel campo del reggae. Menzioniamo per esempio, su tutti, i Mellow Mood e Paolo Baldini. Quali sono le caratteristiche di questa scuola?
R.I.D.: una caratteristica spicca più di altre in questa “scuola” tutta friulana di cui abbiamo piacere di menzionare, oltre ai due grandi nomi già da te citati anche i Wicked Dub Division e gli Young Tree. Pensiamo che la caratteristica sia il fatto di essere cresciuti tutti quanti a stretto contatto con l’associazione Rototom promotore di un dei festival reggae più famosi al mondo e cioè il Sunsplash che ci ha formato ed educato come dei piccoli studenti a scuola. Il Sunsplash è stato per tutti noi le elementari, medie, superiori e pure l’università. Averlo avuto per così tanti lunghi anni praticamente a due passi dalle nostre rispettive case è stato qualcosa che ci ha plasmato non solo musicalmente ma ci ha portato a vivere un vero e proprio stile di vita che si riflette ovviamente nelle produzioni musicali di tutti noi. Oltre comunque al fatto di vivere in una regione di confine e allo stesso tempo molto lontana dai grandi centri di produzione e fruizione della musica: insomma abbiamo dovuto arrangiarci e faticare tutti noi parecchio per poter riprodurre nella nostra quotidianità quella eccezionale settimana di Festival Sunsplash che vivevamo così tutti intensamente. Secondo noi sono queste le caratteristiche che possono identificare questo movimento: essere stati formati nella più pura e rigorosa reggae school ed essere riusciti a farla nostra per poi ognuno di noi creare uno stile proprio. Ma è lì la radice che ci accomuna: la si riesce a sentire anche se gli stili sono differenti. Ci verrebbe da dire citando Augustus Pablo: “This is Far east style!”.

H.A.: Baldini è presente anche sul vostro ultimo EP con la sua versione di Anybody Out There. Come è stato lavorare con un maestro del dub?
R.I.D.: Baldini per noi è stato molto se non tutto: conoscendolo ormai quasi da 20 anni ha voluto dire per noi poter essere fruitori intimi di una spiccata e carismatica figura non solo della scena musicale italiana ma globale. Lavorare con un maestro del dub come lui non solo quest’ultima volta ma in tutti questi anni è stato fantastico, faticoso per un verso perché Baldini non è la classica persona politically correct che te la manda a dire ma allo stesso tempo molto ispirante. Da lui abbiamo imparato tutto e probabilmente il fatto che ci abbia sempre incitato a fare e dare il meglio ci ha aiutato a superare momenti difficili in questi quindici anni di attività. Averlo ospitato con un suo remix nel nostro ultimo EP è stato un piacere oltre che ad un onore.

H.A.: parlatemi del vostro EP e della versione Remixed
R.I.D.: il nostro EP “The LongFingah Attack” uscito a novembre 2020 è frutto del sodalizio fra noi e LongFingah, cantante ed mc reggae di Berlino. Qualche anno fa abbiamo avuto il piacere di poter suonare in Germania per svariate date live e in una di queste abbiamo conosciuto questo ragazzone teutonico con una voce da paura che ci ha completamente affascinato. Certo lo conoscevamo di nome e di fatto anche prima ma averlo potuto conoscere meglio ci ha fatto capire quanto in verità eravamo sintonizzati sulle stesse idee ed obiettivi quindi poi la collaborazione vera e propria è stata oltre che fantastica anche genuina e semplice. Sembrava ci conoscessimo già da tanti anni: le vibes scorrevano in maniera così naturale che è nato così il nostro EP insieme!
La versione remix di “The LongFingah Attack” è “solo” la sua naturale prosecuzione e quindi la continuità di quella sinergia di idee ed obiettivi che ci accomuna con LongFingah. Aprirsi a più sottogeneri del reggae creati da produttori e musicisti che stimiamo e apprezziamo lo vediamo un buon momento per autocelebrarci un po’ ma anche per allargare la nostra visione musicale e per poter creare un più ampio giro di contatti musicali e di fan. Per esempio il produttore inglese Timbali che ha remixato la nostra: “Come a dance”, ce lo ha fatto conoscere LongFingah e per noi è stato come una boccata d’aria fresca perché non sapevamo minimamente della sua esistenza e della sua vasta produzione e ne siamo rimasti piacevolmente colpiti: la sua unione fra reggae, dubstep, dancehall e trap arrangiata con gusto e stile tipicamente inglese ci ha colpito profondamente e ci ha messo in discussione una volta in più per cercare di migliorare noi e la nostra produzione. Simile discorso dicasi per gli austriaci Dubbing Sun che conoscevamo già da tempo e che tenevamo “sott’occhio” con grande curiosità per via della loro evoluzione musicale in questi anni. Con il loro remix di “Speculator” hanno centrato questa nostro desiderio di ascoltare ritmi nuovi e stili più moderni ed urbani non dimenticandosi però della tradizione. Invece per il remix di “Warning” abbiamo voluto toglierci lo sfizio di farci fare una dub version da un altro ottimo produttore della scena reggae europea che guardiamo sempre con rispetto: Umberto Echo. Con un tocco molto gentile, pulito ed elegante e una precisione da vero tedesco ci ha trasportato in un ottima rilettura del nostro riddim originale. Un’ottima lezione di stile.

H.A.: con chi vi siete trovati meglio a collaborare?
R.I.D.: non c’è un nome che spicca più di altri. Abbiamo collaborato davvero con tanti musicisti e produttori e da ognuno di questi abbiamo saputo trarre il meglio per noi che non vuol essere letto come egoistico ma anzi sottolinea il fatto che abbiamo saputo confrontarci con le più diverse personalità e ognuna di queste ci ha saputo ispirare non solo musicalmente ma anche e sopratutto umanamente.

H.A.: con chi vi piacerebbe collaborare invece in futuro?
R.I.D.: negli anni ci siamo tolti diversi “sassolini dalle scarpe”, veri e propri desideri o addirittura sogni: mostri sacri del genere o semplici musicisti che stimavamo quindi ora come ora non c’è un nome in particolare con cui in futuro ci piacerebbe collaborare ma sicuramente dovrà avere una personalità che oltre ad ispirarci ci faccia “vibrare” il cuore. Senza umiltà e senza amore non siamo disposti a collaborare con nessuno.

H.A.: avete già qualcosa in cantiere?
R.I.D.:Si abbiamo già in cantiere qualcosa. Questo periodo di pandemia globale ci ha costretti a concentrarci di più sul lavoro in studio e a produrre quanta più musica possibile. C’è quindi per ora tanta carne al fuoco ma adesso è tempo di raggruppare bene le idee per riuscire a produrre un full lenght il più vario possibile riuscendo però a dargli anche una bella omogeneità. Ne sentirete delle belle!

 

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