Quiet

by • 01/06/2007 • RecensioniComments (0)541

Primo lavoro solista per Lucariello, attuale voce dello storico gruppo partenopeo degli Almamegretta. Vede infatti la luce il disco "Quiet", uscito per Sanacore Records e distribuito da Edel Italia. Ad averlo tra le mani, si nota subito una pregevole grafica esterna ed un'ottima lavorazione sul cd, un lavoro serigrafico di tutto rispetto (oltre all'utilissima traduzione dei testi contenuta all'interno del booklet). Le tinte del packaging sono molto in sintonia con le atmosfere musicali del lavoro, quindi a farla da padroni sono i colori scuri ed i grigi sfumati. Credo di non aver mai visto nessun disco graficamente tanto fedele alla musica contenuta. Con tonalità di nero, appunto. La musica di Quiet è esattamente così. Mi verrebbe da descriverla semplicemente in maniera cromatica, tant'è forte l'impronta realista data all'intero lavoro da Lucariello. Ogni brano, infatti, racconta di storie forti e mai banali.

Grosso spunto è preso dalle martoriate vicende di persone napoletane, è vero, ma ad un ascolto più approfondito esce fuori che ogni argomento trattato ha un respiro ben più ampio e propone riflessioni sulla vita di chiunque. Una citazione pregnante tratta dalla title track: "la prima cosa che mi hanno insegnato è la paura, quella che ti fa schiavo: devi fare il bravo altrimenti non avrai il regalo!" . Lucariello racconta lucidamente storie, sottolineando con forza i sentimenti dei protagonisti: ragazze madri che si scoprono lesbiche, giovani minorati che desiderano l'amore, prostitute africane che vogliono tornare a casa, uomini introversi che fanno viaggi interminabili con la mente, sono questi i personaggi che danno vita ai racconti di Quiet.

Detto delle tematiche, ora parliamo dei suoni. L'artista si cimenta con un genere di rap che di certo non è standard, sia nelle produzioni (tutte concepite da lui ma suonate da musicisti e missate da Taketo Gohara) che nel rap. Le strutture dei pezzi sono un po scontate, unica nota dolente dell'intero lavoro. Le strumentali sono molto particolari, con forti richiami all'elettronica; l'ascoltatore farà bene a non attendersi suoni classici e puristi, ma bensì forti contaminazioni e beat in continuo evolversi. Anche il flow di Lucariello non è dei più classici, anzi. E' molto variegato, quasi mai incalzante né metricamente impossibile: ma d'altronde non è da lui che ci si aspettano evoluzioni alla Parahoe Monch.

Ricapitolando, i nove brani di Quiet rappresentano un forte ed originale lavoro di racconto/denuncia, un disco piacevole da ascoltare ed un originale prodotto. Consigliato sicuramente a chi non cerca solo il rap nel senso più dettagliato e purista del termine, ma a tutti gli amanti di musica vera.

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