Qube

by • 22/07/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)442

Q.U.B.E._PC_cover

 

Ispirato al più celebre Portal, Q.U.B.E. è un concentrato di logica e fisica con quel pizzico di platform che farà la gioia di chi desidera trascorrere qualche ora a scervellarsi piuttosto che a menare pugni o riempire di piombo le orribili creature degli sparatutto. Non esiste un vero e proprio plot dietro Q.U.B.E. se non quello nascosto nell’acronimo del titolo stesso: Quick Understanding of Block Extrusion, ovvero il bisogno di capire velocemente – essenziale per alcuni enigmi – come gestire la deformazione dei blocchi per uscire dalla stanza in cui si trova il protagonista senza volto né nome. Seguendo le orme di Portal, il rompicato Toxic Games scaraventa il giocatore direttamente in una sala completamente bianca e fatta di cubi, molto simile a quelle dei manicomi. Ben presto però, ci si accorgerà che le cose non stanno così: le sale rispondono a determinate sollecitazioni che invitano il protagonista ad avanzare e, soprattutto, ad interagire con determinati cubi colorati attraverso l’utilizzo di particolari guanti magici che indossa. Per poter avanzare di sala in sala, il videogiocatore dovrà quindi crearsi un percorso, sfruttando i cubi con cui può interagire. A seconda del colore del cubo, questo potrà essere tirato in avanti o indietro, oppure servirà come molla per raggiungere piani sopraelevati o ancora potrà essere sollecitato per dare vita ad una vera e propria scala. Tutto ciò, nello stile dei platform, verrà introdotto poco a poco, dando la possibilità al videogiocatore di apprendere le funzionalità e le reazioni di ogni cubo. Parallelamente aumenterà anche la difficoltà degli enigmi: dal creare una semplice scala o ascensore grazie all’ausilio di un cubo che cresce verso l’alto, si dovrà successivamente interagire con alcuni pulsanti a muro o oggetti dinamici come una sfera o un cubo fisso. Ancora più avanti arriveranno le prime sfide con particolari luci e cubi fosforescenti che doneranno un che di particolare all’incedere, sempre molto pacato, delle sale bianche. Proprio grazie a questi elementi di gioco, non direttamente controllabili dall’utente, inizieranno progressivamente a palesarsi enigmi che sfrutteranno la credibile fisica del gioco. Ad esempio, si dovrà creare un percorso per una sfera muovendo i cubi per formare un ponte o spingendo la stessa verso una zona sicura del pavimento. Altre volte, si dovrà utilizzare un cubo fisso come fosse un gradino, posizionandolo su cubi dinamici. Il tutto verrà condotto per diverse ore, a seconda del piglio e dell’acume del videogiocatore, anche se non nascondiamo che, un po’ per mancanza di originalità del prodotto, un po’ per le location volutamente spoglie di qualsivoglia spunto artistico e decorazione, un po’ per la ripetitività, dopo già un paio d’ore il sistema di gioco potrebbe iniziare a stancare. Fortunatamente, proprio grazie alla semplicissima formula di gameplay che si cela dietro Q.U.B.E., non c’è alcun problema a livello di controlli. Abbiamo notato con sommo piacere che il titolo è giocabile anche attraverso un pad, riconosciuto alla perfezione, ma viene da sé che il modo migliore per affrontare le pallide sale ideate da Toxic Games sia tramite l’utilizzo della vincente accoppiata mouse-tastiera. Come abbiamo precedentemente anticipato, la formula semplice su cui fa leva Q.U.B.E. si ripercuote anche nell’ambientazione del titolo. Riprendendo quasi interamente lo stile delle sale di Portal, il videogiocatore si muove quasi del tutto in stanze bianche, in cui l’unico accenno di colore viene dato da cubi e i pulsanti con cui è possibile interagire. Questo unico contrasto di colori, se vogliamo stilisticamente azzeccato, non è un’idea vincente se a lungo andare non c’è altro a fare capolino, poiché le sale mancano completamente di qualsivoglia dettaglio aggiuntivo. Seppur durante lo svolgimento del gioco queste diventeranno via via più ricche di interazione, l’aver a che fare con i soliti cubi per ore e con pochi elementi extra, può portare l’abbandono prematuro del titolo o, quantomeno, a viverlo con meno passione e concentrazione di quanto si meriterebbe. Fortunatamente, a spezzare un po’ la tranquillità eccessiva messa in piedi dai tre ragazzi inglesi ci pensano gli enigmi su cui la fisica la fa da padrone: grazie all’utilizzo dell’intramontabile Unreal Engine, gli enigmi con gli oggetti extra risultano i più divertenti – nonché i più ostici – e risolvono in parte la massiccia quiete e la fitta coltre di silenzio di cui è pervaso il gioco, poiché aldilà di qualche effetto ambientale, Q.U.B.E. è totalmente assente da qualsivoglia musica di sottofondo.

Voto: 7.5

 

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