Quartiere Coffee:l’intervista

by • 27/04/2013 • IntervisteComments (0)956

Abbiamo avuto modo di intervistare Filippo Fratangeli, membro fondatore della reggae band Quartiere Coffee, nei giorni dell’uscita del loro album molto atteso dai fan Italian Reggae Familia. Vediamo che cosa ci ha raccontato

 

Haile Anbessa: come prima domanda ti vorrei chiedere come è nata la vostra band…

Filippo Fratangeli: i Quartiere Coffee, come spesso accade in questi casi, sono nati tra i banchi di scuola, in cui io e il cantante alle superiori abbiamo deciso di mettere in piedi un gruppo musicale avendo entrambi la stessa passione per il reggae. Da qui, dopo i primi esperimenti legati a quell’età adolescenziale, sono nati i Quartiere nella formazione attuale dopo circa sei o sette anni di cambi di formazioni.

H.A.: e per quale motivo sceglieste questo nome?

F.F.: questo è un nome parecchio adolescenziale! (ride). Il nome è nato nel 2004, quando eravamo ancora dei ragazzini. Quartiere perché volevamo dare vita a una sorta di punto di aggregazione per tutti noi mentre coffee era un chiaro rimando ai coffee shop di Amsterdam.

H.A.: quale è il suono che vi contraddistingue come band o che preferite?

F.F.: ognuno di noi ha una particolare sfaccettatura del reggae che preferisce. Per me può essere più il roots, per altri la dancehall e così via. Questo ci ha permesso di sviluppare ovviamente un sound a 360 gradi. Nelle nostre produzioni passiamo con disinvoltura dalla foundation, al bashment, fino allo ska e al rocksteady come nell’ultimo album. Ci piace come band sperimentare ed essere quindi molto eclettici.

H.A.: leggevo che la vostra band è stata coinvolta nel progetto di Rezophonic. Puoi parlarmene un po’?

F.F.: con loro abbiamo partecipato all’Heineken Jamming Festival, in cui abbiamo suonato sia nel second stage che nel main stage. Da qui è nato un rapporto di reciproca stima e amicizia che perdura tutt’ora. Tutto facciamo delle serate assieme, soprattutto quando passano dalla Toscana per suonare. Spesso e volentieri infatti ci aggreghiamo a loro e facciamo buona musica tutti assieme, facendo magari un paio di brani prima della loro esibizione.

H.A.: ritornando al discorso dell’Heineken Jamming Festival volevo domandarti come è stato suonare su quel palco così prestigioso…

F.F.: sicuramente una delle nostre esperienze più belle della nostra vita musicale. È doveroso dire che ci siamo trovati di fronte a un pubblico immenso ma soprattutto difficile dato che ci siamo ritrovati a suonare nella giornata prima di Vasco e come sappiamo il pubblico di Vasco vuole solo lui e stop. Con una punta di orgoglio posso dirti che siamo riusciti nell’impresa di far ballare tutta questa gente con le bandiere, le bandane e le sciarpe di Vasco.

H.A.: passiamo ora a parlare del vostro nuovo album Italian Reggae Familia. Cosa potresti dirmi se volessi descrivermelo in breve?

F.F.: è sicuramente un album molto maturo che arriva alla vigilia del nostro decimo compleanno visto che l’anno prossimo facciamo dieci anni di attività. Siamo molto cresciuti musicalmente in tutti i sensi. Questo è anche un album parecchio diretto per quanto riguarda le tematiche visto che abbiamo utilizzato testi molto più approfonditi e consapevoli che in passato. Questo è un album a cui abbiamo lavorato quasi un anno e quindi ha una sua storia molto particolare.

H.A.: quali elementi vi hanno portato via la maggior parte del tempo nella creazione di questo album? Su cosa vi siete concentrati di più?

F.F.: siamo stati tutti molto impegnati, chi con Rezophonic come ti dicevo prima, io con una tourneè con Roy Paci e perciò abbiamo impiegato parecchio tempo per raccogliere le idee. Eravamo però molto decisi a fare un disco sentito e studiato, con una ricerca del sound precisa, tanto da avere scartato almeno altre 20 tracce prima di giungere alla selezione finale. Ci siamo quindi chiusi nella nostra sala prove per mesi e mesi a provare suoni diversi come tastiere o giri di basso e abbiamo dato vita a quasi 30 pezzi di cui solo 10 hanno visto la luce nel disco.

H.A.: mi parli delle tematiche a questo punto?

F.F.: il singolo Italian Reggae Familia ad esempio parla della nostra Italia, sempre bella sia per noi che nella visione all’estero, ma dove la vita comunque non è facile. Abbiamo avuto l’esigenza di parlare delle nostre origini e della nostra terra, sia per le cose belle che per i difetti e in questo modo abbiamo anche riscoperto un sound particolare facendolo nostro e nel contempo moderno.

H.A.: avete in programma un tour?

F.F.: assolutamente sì. Stanno uscendo varie date in parecchi festival reggae durante l’estate e quindi ci vedrete parecchio in giro. La risposta dei fans è stata ottima dopo tre anni di attesa dall’ultimo album segno che quindi c’era attesa per i Quartiere Coffee. Al momento pensiamo infatti a suonare solamente dal vivo senza stare troppo in studio e non vediamo l’ora di presentare il disco ufficialmente il 30 di Aprile, in occasione de Aspettando il Primo Maggio della CGIL di Grosseto.

H.A.: collaborazioni con giamaicani?

F.F.: ora come ora no a dire il vero. Abbiamo collaborato in passato con Elephant Man nel precedente album Vibratown ma per ora ci dedichiamo alla promozione del nostro album e al suonare dal vivo. Abbiamo fatto infatti tutto in completa autoproduzione, senza etichetta discografica con il disco che sarà in vendita nei concerti o online sul sito. Abbiamo voluto svincolarci dai vecchi concetti per dare vita a un prodotto tutto nostro

H.A.: grazie mille!

F.F.: grazie a te!

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