Push Comes To Shove

by • 27/06/2005 • RecensioniComments (0)487

Negli ultimi anni, la Stones Throw (fondata nel ’96 da Chris Manak a.k.a. Peanut Butter Wolf) è diventata un emblema di un certo tipo di hip hop sì underground, sì sperimentale, ma non manierista o snobbisticamente pretenzioso. Per fare un paragone scemo, quindi, la si potrebbe definire la Epitaph del rap (ad onor del vero, il rap non è l’unico genere di cui si occupa. Ma il paragone mica è scemo per niente). Tra le sue uscite più rilevanti vanno annotati Madvillainy, Champion Sound, Soundpieces ed altri; mentre tra gli artisti sotto contratto con l’etichetta si possono trovare MF Doom, J Dilla, Percee P, Oh No e –tu guarda che bizzarìa- Madlib.

Un roster ben nutrito, dunque. Così ben nutrito che mi stavo scordando di parlare di Medaphoar, o come ama farsi chiamare di recente, MED. Membro della Oxnard Fam, in passato è apparso su una serie di 12 pollici ed è stato ospitato su altrettanti dischi (ultimo per ordine d’apparizione, su quello del compare Declaime).

Fine del Bignami, passiamo al disco. I produttori, innanzitutto. In prima linea c’è Madlib, che produce tredici tracce sulle diciotto complessive. Poi, con due pezzi ciascuno, figurano J Dilla e l’onnipresente Oh No. Infine, all’orizzonte si profila Just Blaze. Parto da quest’ultimo perché mi pare psicologicamente interessante scoprire se sia valsa la pena (per MED) di vendersi un rene pur di avere una sua produzione sul disco, e, tanto per farla breve, la risposta è “nì”. Intendiamoci: il beat spinge pur restando sul minimalista andante: una batteria uptempo, dei bonghi d’accompagnamento ed un campione funk (+ sintetizzatore nel ritornello), il tutto miscelato ben benino ed ecco una bella base pronta per l’uso. C’è un “ma”. Il “ma” è che quel beat lo usa Medaphoar, che di certo come MC non si distingue particolarmente né per tecnica, né per carisma, né per scrittura. E’ piatto, bravino ma abbastanza insignificante, una specie di Grand Agent californiano. Per cui, sì, siamo tutti d’accordo che in casi come questo devi sceglierti bene le basi per poter avere qualche speranza di essere notato, ma scegliersi Just Blaze vuol dire sopravvalutarsi, semplicemente. Ma mica solo Just Blaze! Il povero MED ha così buon gusto nello scegliersi le basi che s’è tirato la zappa sui piedi, passando da un J Dilla in gran forma (So Real) ad un Madlib altrettanto potente e variegato (Special, Hold Your Breath), e rimbalzando infine ad un Oh No non da meno (Never Give U Up). In pratica, i produttori giocano a ping pong con le palle del poverino, incastrato definitivamente e senza possibilità di scampo tra bassi belli pieni, loop di pianoforte, synth vari e campioni vocali.

Durante l’ascolto del disco, inoltre, alle volte si è presi male dalla scarsa vivacità al microfono del Nostro e ci si chiede perché, già che sa scegliersi così bene i beat, non si sia scelto qualche ospite in grado di spezzare la monotonia. In un caso (Declaime/ Dudley Perkins) la cosa gli riesce; nell’altro, Diamond fa pesare tanto, ma TANTO, la differenza tra la rappata “laid back” ed la rappata scassauallera. Quasi mi dispiace dover poi far notare come i ritornelli migliori siano quelli senza MED (Never Gonna Give You Up, Can’t Hold On, Listen 2 This ecc. ecc.), così come si potrebbe apparire carognoni nel sostenere che, le volte che Medaphoar la Belva Umana abbandona il suo solito flow precisino precisino, combina danni quasi irreversibili. E’ il caso di What U In It 4, dove egli non solo MASSACRA il ritornello, ma si scatena in un audace extrabeat infilando una parola dietro l’altra, sputtanando il ritmo dettato dalla base. Sigh. Un po’ viene da piangere: avrei una lista abbastanza lunga di chi avrei visto bene su questi beat, e invece sticazzi.

Comunque sia, benchè abbia passato una mezz’oretta abbastanza sollazzante a prendere per il culo questo povero cristo, in realtà lo dobbiamo ringraziare. Innanzitutto perché la sua RELATIVA mediocrità si fa sentire solo su queste basi: non è uno scarsone, quindi, non capitemi male. Si lascia ascoltare. Già l’ultimo Declaime era diverso: un cicinin più capace, ma alle volte supportato da beat bruttozzi, cosa che mi faceva immediatamente scattare il dito sul “FF” manco fosse un bel clitoridone turgido. Onore quindi al coraggio e, soprattutto, al suo ottimo gusto, grazie al quale possiamo godere di 51 minuti spaccati di musica di alta qualità, varia quel che basta e dal suono fresho ma non stronzo come piace a noi. Leggero nei contenuti, abbastanza indifferente nel flow, ma molto bello musicalmente. A scanso d'equivoci, lo dichiaro apertamente: m'è piaciuto abbastanza per comprarmelo.

P.S. Metto in guardia i fan accaniti di Madlib. Sappiate che a me lui solitamente non è che piaccia un granchè. Per dire, la base per Shopping Bags per me era una cazzata e basta, ed aggiungo che attorno a lui s’è formato un hype esagerato (nel senso: come cazzo è possibile che piaccia a TUTTI, belli e brutti? Evidentemente qualche pastore nell’ultimo anno ha preso a mazzate il gregge…). Però qua fa davvero un bel lavoro con i campioni, risultando quindi godibilissimo. Piacendomi, dunque, sarebbe plausibile che stavolta vi possa far cacare. Statevi accorti, quindi.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI