Pula: L’intervista

by • 24/03/2012 • Interviste, MultimediaComments (0)935

Chi la dura la vince! Questo detto fa proprio al caso suo. Di chi stiamo parlando? Pula, artista di Torino, che milita ormai da tempo nella scena Rap italiana. Un nome già sentito, che in punta di piedi ha saputo farsi largo, dapprima con i gruppi: Ragazzi n’ gamba e DaGiants ha poi intrapreso la strada da solista.

Uno di quelli che in poche settimane ha totalizzato 10 mila download, che con perseveranza, sfrontatezza e suggerimenti giusti ha pubblicato un nuovissimo album intitolato “Di Niente e di Nessuno”.

Viky: Parlaci un po’ del tuo album “DI NIENTE DI NESSUNO”. Come mai la scelta di questo titolo?

Pula: Di Niente E Di Nessuno, perché avevo bisogno di fare tabula rasa. Rispetto a quello che vedo attorno a me e alla mia stessa carriera. Si riparte da zero e voglio specificare che non appartengo a nessuno, non devo tenere conto di nessuno e non mi devo preoccupare di quello che la gente recepirà. Questo per me è il modo migliore per comporre canzoni.

V: Quali aspettative hai per questo lavoro?

P: Da questo album mi aspetto tutto il meglio possibile. Sto scoprendo che il mio album viene visto come qualcosa di nuovo all’interno della scena. Forse la rincorsa al successo e al pubblico facile ha appiattito un po’ le emozioni, il cuore. Non me l’aspettavo, ma sembra che la gente abbia ancora bisogno di dischi “vissuti”. Avevo voglia di fare un album che si allontanasse dalla figura del supereroe, del divo, del rapper che non deve chiedere mai. D’altronde, quale motivo avrei per non doverlo fare?

V: Il disco ospita diversi feat in primis Fabri Fibra, Tyrelli, Luda, Deleterio, dj Rex, dj Tsura, Levante, Danti,Squarta, Primo e Bosca. Come scegli le tue collaborazioni?

P: Prima di ogni cosa viene la stima personale, senza quella da parte mia non può nascere una stima artistica. Quindi una cosa chiama l’altra, sul disco ho chiamato solo persone alle quali ho stretto la mano. Cerco sempre un’alchimia con le persone con le quali collaboro, non amo ricevere uno zip con trenta basi e poi scegliere la mia preferita, oppure ricevere una strofa già registrata e poi adeguarmi alla tematica. Seguo un discorso più progettuale, più corposo.Non amo la musica fatta tanto per farla, se devo fare una cosa tanto per farla preferisco fumarmi una sigaretta.

V:Pura curiosità, in che rapporti sei con un “king” del rap italiano come Fabri Fibra?

P: In rapporti ottimi. Io e Fabri ci siamo conosciuti ad un contest, lui era in giuria e io l’avevo vinto. Da lì in poi è iniziato un rapporto musicale ma non solo, ci sentiamo anche personalmente. Fabri mi ha dato un sacco di consigli, è stato davvero importante per questo progetto. In questo mondo, dove basta fare qualche visita in più su youtube per sentirsi “arrivati”, io sono la prova che invece conquistare l’attenzione di personaggi più in alto di te è ancora fondamentale. La gente ormai si fa bastare gli applausi degli amici, ma non servono a nulla. Bisogna confrontarsi, ascoltare e non sentirsi mai arrivati.

V: … A proposito della track “Di niente e di nessuno”. Cos’è più giusto e opportuno per Pula?

P: Quella è una parte di me che parla, io rispondo “non me ne frega niente di niente e di nessuno”. Al giorno d’oggi ci chiedono di stare attenti a tutto, di fare la cosa giusta nei rapporti interpersonali, a lavoro come anche nella musica. Chi fa musica lo sa, è pieno di discorsi del genere. Ogni volta che ti proponi come un musicista, c’è sempre il personaggio di turno che ti consiglia su cosa sia meglio fare. Per me l’unica cosa opportuna e giusta è fare semplicemente quello che ti viene meglio. Dopo anni di pesi sulle spalle, voglio davvero sentirmi leggero e libero. Mi ripeto, ma credimi non trovo un reale motivo per non pensarla così, se voi ce l’avete vi prego datemi una mano!

V: Mi prendo giallo, title track di un tuo pezzo è un’espressione propria della tua città. Che significa?

P: Grazie per la domanda, perché è una delle tracce che preferisco. Significa angosciarsi, il più comune “prendersi male”.Il significato del pezzo è nichilista lo so…più passa il tempo più mi angoscio. Però parte del significato del pezzo sta nel suo ritmo, nella sua dinamica. Per me è un pezzo liberatorio, è un urlo a braccia aperte guardando il cielo.Mi viene in mente una corsa quando ascolto quel pezzo.

V: … non mi trovi in vetrina perchè sono troppo rap per il rap di nicchia e sono troppo rap per l’ambiente che del rap non sa una… Domanda spontanea, e doverosa, come vedi la scena italiana?

Parte della scena italiana ora è esattamente quello che un tempo criticava. Ricordiamoci che noi eravamo i primi a sputare in faccia a personaggi mainstream che avevano la colpa di essere molto seguiti nonostante facessero prodotti scadenti. Ora invece chi critica i rappers è un Hater.Ricordiamoci che noi siamo stati i primi hater sulla faccia della terra. Secondo me il rap deve ritrovare un concetto fondamentale, che è l”I don’t give a fuck”. Ora sento meno cuore, meno istinto.Io voglio mantenere in vita questo aspetto, il m enefreghismo musicale. Di positivo in questo momento c’è la possibilità di pensare ad un futuro rap in Italia.Un tempo pareva sempre di vivere il momento, ci si svegliava la mattina dicendo “Il rap in Italia ci sarà anche oggi?”

V: … e la scena taurinense? 

P:Parlando di Torino, trovo che la mia città sia piena di grandi artisti, che portano con sè l’eredità di una città che ha un passato artistico alle spalle non indifferente. Alcune nuove leve forse tentano di seguire troppo quello che funziona in giro. Forse è normale che sia così, ma non dimentichiamoci che Torino ci suggerisce precise atmosfere che possono rivelarsi la nostra forza. Io mi sento torinese al 100% e ne vado orgoglioso. Ma non è un discorso provinciale, amo Torino e il mio intento e farla conoscere a tutti gli altri.

V: Nell’era di synth, suoni digitali (quasi artefatti) ti avvali nella traccia “Solo io” dell’ausilio della chitarra classica, uno strumento spesso poco considerato e usato nel rap. Come mai questa scelta?

Non mi interessa capire in che era siamo, non sono un seguace della “musica yogurt” (musica a scadenza). Per me ogni canzone deve essere concepita come un evergreen, o almeno bisogna provarci. Voglio fare pezzi da riascoltare più in là negli anni senza sentirsi fuori luogo. Per me se una canzone è bella deve esserlo per sempre, come una bella ragazza in una foto. Non voglio legarmi in maniera claustrofobica a quello che succede nella scena musicale oggi. Preferisco legarmi a quello che succede a me. Poi ti dico, con la chitarra ho un rapporto particolare. È uno strumento che non ho mai approfondito fino in fondo ma al tempo stesso non ho mai abbandonato. Suonavo la chitarra da piccolo, qualche anno fa covai la voglia di fare un disco strumentale. lL tempo mi ha portato a Di Niente E Di Nessuno, che non è un disco esclusivamente strumentale, ma un riassunto di tutto, che forse è la cosa migliore.

V: Come operi in fase compositiva e di quali strumentazioni ti avvali?

Non c’è una regola. Spesso però mi trovo a partire dal ritornello. Devo dirti la verità, mi piacerebbe scrivere sempre sul foglio, perché è chiaramente più romantico. Ancora oggi trovo dei miei testi vecchi in alcune scatole o scaffali. Però la comodità di scrivere al computer è imbattibile e con una giusta luce soffusa riesco a ricreare la sensazione di scrivere con il calamaio. Ogni tanto mi appunto qualche rima sul cellulare, alcune sono davvero tremende, altre invece sono state la mia fortuna. Proprio ieri ricontrollavo il file con le rime sul cellulare e mi è venuto da sorridere, perché ho riletto qualche rima che poi ho usato e che la gente conosce bene. Fa strano leggere una cosa che tieni nel tuo cellulare, che è sempre nella tua tasca, e poi usarla per il disco che esce in tutta Italia. Certe cose mi stupiscono ancora.

V: Le tematiche nell’album sono varie, si passa da canzoni d’amore, conscious, irriverenti e di protesta. Quale pezzo senti più tuo o ti piace in assoluto e quale invece ti ha fatto più dannare (nella stesura, arrangiamento ecc) e perchè?

Il pezzo che mi ha fatto più dannare è Superman, che rimane comunque uno dei miei pezzi preferiti. In quel pezzo dovevo far convergere al tempo stesso tecnica, istinto, emozione e controllo della tematica. È uno dei pezzi più delicati, in più ha avuto davvero un sacco di difficoltà da un lato puramente burocratico, perché abbiamo campionato Fredo Viola, un artista magnifico ma è stato difficile giungere ad un accordo. Però io non immaginavo il pezzo in maniera diversa, per cui ho preferito pazientare e arrivare a chiudere la canzone.Il disco ha subito un ritardo nell’uscita proprio per Superman. Il pezzo che mi è venuto più naturale scrivere è Mi Prendo Giallo, come dico prima, insieme a Solo Io. Ti cito anche Faccio Subito, che è la traccia che ha risvegliato in me l’animo più rap.

V: Lo skit 13.7.07 è un estratto di una conversazione tra te e la tua ragazza, dove metti a nudo le tue preoccupazioni e vulnerabilità che ti rendono comune  tra i comuni mortali. Cosa ti aspetti dal futuro e quali sono i tuoi prossimi passi?

Mi sento sulla strada giusta, per cui i miei prossimi passi li immagino sulla stessa strada, sempre dritto.Al momento non è ancora il momento di cambiare strada. Qua c’è un panorama che mi affascina molto e che devo ancora esplorare appieno. Quello che vorrei ora sarebbe una vacanza, tre giorni potrebbero bastare, non chiedo tanto. Tre giorni. Quattro dai.

V: Grazie per la disponibilità!

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