Principe: l’intervista

by • 31/10/2011 • IntervisteComments (0)506

 

 


In prossimità dell'uscita del suo terzo album da solista e il tour di promo, ci ha rilasciato una breve intervista un protagonista indiscusso della scena Rap torinese, un personaggio che è all'attivo da molto: Massimiliano Cassaro, in arte Principe.
“Dalla Parte Sbagliata” è il titolo dell' album, composto da 15 tracce . Al momento potete gustarvi il primo singolo “ quelli come noi” feat Rayden.


Viky: E' passato del tempo dal tuo primo disco “Credo” in cui esprimevi tutta la tua fotta; dopodichè c'è stato Resistenza che esprimeva a chiare lettere la tua caparbietà a non mollare e adesso è uscito “Dalla parte sbagliata”, tuo terzo album. Com'è nato questo progetto e cos'è cambiato dai precedenti lavori?

 Principe: Penso che “Dalla parte sbagliata” sia il mio disco più maturo, più consapevole. La mia intenzione era realizzare un disco che rappresentasse non solo il desiderio di critica e di lotta verso il mondo in cui viviamo ma anche l'orgoglio e la soddisfazione che derivano dal vivere la propria vita senza appiattirsi, senza omologarsi. Volevo che questo disco fosse un inno per chi si sente dalla parte sbagliata.

V: Com'è stato accolto dal pubblico?

P: Per ora molto bene sia dal pubblico che dalla critica musicale. Sono sempre stupito, e anche un po' commosso, nel rilevare l'amore e il calore che molta gente dimostra nei confronti della mia musica.

V: Oramai un po' tutti descrivono il malcontento/ malumori di questo paese, che tra scandali vari, disoccupazione, la politica e problemi economici non ce la stiamo passando granchè bene; credi che il tuo contributo/disco possa far aprire gli occhi alla gente?

P: Beh, non credo che ci sarà una rivolta in mio nome, e aggiungo fortunatamente poiché non ho aspirazioni da profeta né tantomeno da leader politico, se però anche solo uno dei miei ascoltatori sarà spinto a riflettere dal mio rap, ne sarò molto soddisfatto.

V: Tu che in un tuo pezzo intitolato: “questo pezzo” dici che è bene parlare del nulla mischiato col niente… altrimenti la gente non capisce e si offende….trovi che il pubblico che ascolta è cambiato nel tempo?

P: Il concetto di pubblico è un' entità indistinta. Al suo interno ci sono sia ascoltatori attenti che ricercano e supportano la musica che piace loro e sia ascoltatori che accettano qualunque cosa il mercato gli rifili. La mia opinione è che il mercato più ampio sia essenzialmente formato da quest'ultimo tipo di utente, ma non credo che questo dipenda dal tempo che stiamo vivendo o dal degrado del senso critico comune. Temo sia sempre andata così, più o meno.

V: La canzone ska con Bobo dei fratelli Soledad , è stata concepita in chiave rap, come mai questa scelta? Sei favorevole all'utilizzo di componenti, suoni differenti o generi per fare un pezzo; o meglio utilizzare gli elementi (puri) dell'hip hop originale?

P: “Con chi stai” non poteva non essere un pezzo in chiave rap poiché pur essendo una reinterpretazione di un brano ska, è il rap il mio genere musicale e questo brano doveva essere mio e suonare prima di tutto come piace a me. Per il resto posso solo dire che non penso ci siano regole assolute in campo musicale, io personalmente adoro i suoni contaminati ma non penso troppo quando ascolto un beat, se mi piace, se suona nella mia testa, allora va bene per repparci sopra.

V: Attualmente il panorama musicale è sempre più ampio e diversificato; qual'e l'artista che più stimi e hai piacere di ascoltare?

P: Ascolto quasi esclusivamente dischi rap e tra tutti il mio rapper preferito è decisamente Fat Joe, forse non tutti i suoi dischi sono dei capolavori ma sapete come si dice “al cuor non si comanda”…

V: Domanda di rito: su 15 tracce del tuo disco quale/i preferisci di più e perchè?

P: Impossibile decidere. Ogni brano rappresenta qualcosa di particolare per me, idee, ricordi, sensazioni. Col tempo qualche pezzo diventerà più importante degli altri, lo so, ma al momento per me sono tutti ugualmente importanti e carichi di emotività.

V: Vecchia scuola o nuova scuola qual è meglio? Che futuro vedi per l'hip hop in Italia?

P: Non credo ci siano realmente due scuole. Semmai ne esiste una, quella del rap italiano, che è in continua evoluzione e che ad ogni passo evolve in qualcosa di diverso. A volte le cose evolvono in meglio, altre volte peggiorano e per il futuro è impossibile fare predizioni, però una cosa credo di poterla affermare: chi non si evolve, solitamente, si estingue.

V: Dai tuoi esordi ad oggi trovi che l'impegno che ci si metteva per fare un album o nel creare una canzone è pari o era più difficoltoso?

P: Era molto più complicato, più costoso e meno immediato, anche diffondere le proprie opere era più complesso. Questo però non vuol dire che ora sia tutto facile, ad esempio aumentando il numero di prodotti in circolazione è diventato più difficile farsi notare ed è più facile sparire dalla scena in breve tempo. Vedremo cosa ci riserverà il futuro…

V: Progetti futuri?

P: In primis il tour e poi, indovinate un po'?, scrivere ancora e registrare ancora. E non potrei esserne più contento.

V: I  vari siti di sharing, social network, blog come mezzo per diffondere e auto promuoversi, cosa ne pensi?

P: I media sono, per definizione, un mezzo, uno strumento. Non c'è nulla di positivo o di negativo in uno strumento, tutto dipende dall'intelligenza e dallo spirito di chi lo usa.

 

 

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