Prime impressioni: Marracash & Guè Pequeno – Santeria

by • 24/06/2016 • Copertina, Prime impressioni, RubricheCommenti disabilitati su Prime impressioni: Marracash & Guè Pequeno – Santeria791

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Recensire un disco di Marra e Guè è un’impresa titanica, perché il livello è così clamorosamente alto che è difficile arrivare a un giudizio definitivo. La tentazione è quella di urlare subito al miracolo o, in alternativa, di gridare alla delusione totale se i pezzi non corrispondono al 100% alle nostre aspettative. Di solito la verità sta nel mezzo, ma in questo caso non esattamente a metà. La bilancia pende senz’altro (e di parecchio) a favore dei due.

Facciamo un passo indietro. Guè Pequeno e Marracash si conoscono e sono amici da sempre, fin da quando il palco era solo un lontano miraggio, il sogno di due ragazzini di belle speranze. Separatamente, ma senza mai allontanarsi davvero, sono riusciti a creare un impero, fino a diventare quelli che sono oggi, ovvero i due mc universalmente riconosciuti come i migliori in circolazione. Quando hanno annunciato di essere al lavoro su un album congiunto, per gli appassionati di rap in Italia è stato il coronamento di un sogno. E più uscivano notizie su Santeria, più l’entusiasmo cresceva: il sostegno di un’eccellenza assoluta come Shablo, il ritiro in Brasile per scrivere e registrare, l’artwork che prometteva qualcosa di completamente diverso rispetto ai soliti cliché del rapper urbano imbruttito. Il primo singolo, però, ha parzialmente incrinato le certezze di alcuni follower: Nulla accade, per quanto ci riguarda, è un pezzo pazzesco, con un tiro e una capacità di restarti inchiodato in testa rari di questi tempi, ma molti si aspettavano qualcosa di più “coraggioso” dal brano apripista di un album così atteso. Vorremmo ricordare a questi follower perplessi che il primo singolo dell’attesissimo Watch the Throne, album collaborativo di Jay-Z e Kanye West, è stato Otis (non contando H.A.M. che alla fine non è stato incluso nella tracklist finale), forse il brano più classicamente in stile Jigga/Yeezy di tutto l’album, nonché quello che osava di meno in termini di sperimentazione: eppure ancora oggi, a distanza di parecchio, è considerato un classico. Il punto, giustappunto, non è solo suonare attuali, è anche creare musica che resista alla prova del tempo, musica che avremo piacere a riascoltare anche tra cinque, dieci, quindici anni.

Tornando a Santeria nella sua totalità, è un progetto molto vario, anche in termini di sound: a un primo ascolto non risente, ad esempio, di un problema molto frequente di questi tempi, ovvero quello di voler correre dietro alla moda del momento a tutti i costi. C’è un richiamo alla trap, ma il flow e la marcata personalità musicale dei nostri eroi fa sì che riesca a suonare comunque molto diverso da tutto quello che circola in Italia: l’autotune diventa uno strumento, con la stessa differenza che passa quando il sax lo suona John Coltrane e quando lo suona Kenny G, per intenderci. I contenuti sono sicuramente molto profondi in alcune tracce e molto meno in altre, ma questo non dovrebbe sconvolgere nessuno, trattandosi di un disco rap. C’è anche da dire che sembra più una collezione di brani diversi che un progetto uniforme unito da un filo conduttore: alcuni sono assolutamente riusciti e destinati a rimanere uno standard, altri molto meno. E il criterio per distinguerli non è necessariamente brani profondi vs brani leggeri, perché – giusto per fare un esempio – le ultime due canzoni della tracklist, Film senza volume e Erba e wifi, appartengono alle due opposte categorie, ma sicuramente entrambe appartengono alla categoria dei brani da mettere in repeat. E in ogni caso anche i pezzi apparentemente meno densi offrono molti spunti di riflessione (tipo Purdi, critica ai puristi dell’hip hop che predicano bene ma razzolano male, o InstaLove, sulle relazioni ai tempi dei social).

In conclusione: è presto per dire se Santeria sia un capolavoro o no. Ma è sicuramente un album da ascoltare più e più volte e da godersi in maniera spontanea, senza analizzarlo e vivisezionarlo come se si trattasse di un nuovo capitolo della costituzione italiana. E’ evidente che Marra e Guè si sono divertiti a scriverlo e registrarlo, lo spirito sembra essere quello leggero e senza paranoie dei loro primi lavori, e questa non può essere che una buona notizia: anche se questo disco non dovesse rivelarsi un capolavoro destinato a durare (e, lo ripetiamo, non siamo in grado di dire se lo sarà o meno, perché UN SOLO GIORNO DI ASCOLTI NON E’ SUFFICIENTE A DARE GIUDIZI SU  UN DISCO CHE CI SONO VOLUTI MESI PER REALIZZARE), sicuramente sarà stato un ottimo stimolo per entrambi. Il confronto e la competizione, anche se amichevoli, tra due pesi massimi come loro non potrà che alzare l’asticella per i loro prossimi progetti.

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