Preview Alone in the Dark: Illumination

by • 07/02/2015 • Rubriche, The Game VaultComments (0)1120

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Questa nuova incarnazione della serie, passata in mano ad Atari a partire dal capitolo del 2008, mantiene una struttura fortemente incentrata sul dualismo luce/ombra, ma abbandona allo stesso tempo le meccaniche classiche del Survival Horror per avvicinandosi al mondo degli sparatutto in terza persona. Già dai menu di gioco è possibile intuire che le modifiche alla struttura portante del titolo sono state parecchie: non dovremo soltanto selezionare quale campagna affrontare, ma avremo a disposizione anche vari personaggi con cui imbarcarci nell’impresa, ognuno con le sue proprie caratteristiche e peculiarità. Nella Beta le opzioni erano molto limitate: avevamo a disposizione appena una delle quattro campagne che saranno disponibili nella release finale e un solo personaggio. L’unica classe selezionabile era quella del Cacciatore, un lontano discendente dello storico Edward Carnby dedito all’investigazione dell’occulto e alla lotta contro l’oscurità. Nella release finale saranno introdotte altre tre classi, nella fattispecie la Strega, il Sacerdote e l’Ingegnere. Dopo un lungo caricamento ci ritroviamo a una stazione del treno, avvolti dalle tenebre e da un silenzio tanto innaturale quanto preoccupante, armati di un fucile automatico e di un paio di revolver che non riescono comunque a trasmetterci un senso di sicurezza. L’unica fonte di luce è la nostra torcia elettrica, che altro non fa che aumentare l’ansia nei confronti di ciò che potrebbe nascondersi nel buio. Passa ben poco tempo perché il nostro protagonista venga letteralmente preso d’assalto da strane creature che escono dall’ombra, invincibili fin quando restano annidiate nel buio. Per poterle uccidere dobbiamo prima investirle con il fascio di luce della nostra torcia, ma il compito è tutt’altro che semplice, visto il numero di avversari che si scagliano contro il cacciatore. Per fortuna notiamo la presenza di un interruttore, che attiva una serie di fari in grado di illuminare a giorno l’area di gioco. Investiti dalla luce artificiale i nemici si indeboliscono, e letteralmente si spaccano sotto i colpi dei nostri fucili. Necessità primaria per sopravvivere è quindi quella di illuminare le aree di gioco, sfruttando elementi come faretti, lampade e bidoni incendiari, per farci largo nell’oscurità di Lorwich. Purtroppo questi dispositivi hanno una durata limitata, e si capisce subito che è impossibile restare a lungo in una posizione protetta. L’iter diventa ben presto quello di correre, illuminare un’area utilizzando gli elementi interattivi dell’ambientazione e sparare a più non posso. Lo scatto con cui è possibile allontanarsi dai nemici dura poco e richiede parecchio tempo per ricaricarsi, pertanto è meglio conservarlo per le situazioni più pericolose. La parte conclusiva dello stage ci chiede di riavviare un generatore, recuperando alcune bobine in diverse zone della città, con l’obbligo di portarne solo una per volta. La posizione delle bobine cambia ad ogni partita, in modo tale da garantire un buon replay value. Una volta terminato il nostro compito, il generatore folgora tutti i nemici che ci stavano inseguendo, segnando la fine del livello e il passaggio a quello successivo. Il titolo si propone come un Third Person Shooter piuttosto ansiogeno, che costringe i giocatori a fronteggiare una minaccia impari restando sempre sul chi vive. La struttura delle missioni, che si tratti di ascensori da riattivare, rocce da far esplodere o fornaci da ravvivare, si basa sempre sulla ricerca di oggetti sparsi casualmente per il livello, così che l’elemento “procedurale” possa rendere diversa ogni partita. E’ evidente che l’esperienza di gioco sia pensata per il multiplayer cooperativo. Il respawn costante e continuo dei nemici e la difficoltà proibitiva in singolo suggeriscono che la sopravvivenza sia legata alla presenza di qualche altro giocatore di supporto. Da un punto di vista puramente tecnico gli ambienti sono il punto più alto della produzione, con texture in buona risoluzione ed una modellazione poligonale sicuramente solida. Buoni anche i modelli dei nemici, malgrado il numero esiguo di modelli: parliamo infatti di sole quattro creature, che risultano per fortuna ben caratterizzate.

 

Grado di attesa: 8

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