Potere: Luchè e il racconto del tormento legato al successo

by • 03/08/2018 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Potere: Luchè e il racconto del tormento legato al successo404

La sera che ho messo per la prima volta in cuffia potere, il nuovo album di Luchè, avevo appena finito di guardare un episodio de I Soprano. Per coloro che non dovessero sapere di cosa sto parlando (spero vivamente in pochi), I Soprano è il titolo di una seminale e iconica serie tv andata in onda tra il 1999 e il 2007, che vedeva protagonista il mafioso Tony Soprano; alle prese con una vita scandita da problemi familiari e attività criminali, il personaggio ricorreva spesso alla psicoanalisi per cercare di trovare un precario equilibrio. L’episodio che avevano mandato in onda era il quarto della seconda stagione, che vedeva Soprano andare a Napoli per discutere di affari. Escludendo i clichè che caratterizzavano la rappresentazione del capoluogo campano e dei suoi abitanti, la vera forza evocativa dell’episodio stava nella colonna sonora: la potenza di brani lirici quali Con te partirò di Bocelli e Core ‘Ngrato, interpretata da Pavarotti, restituiva un affresco magico di Napoli. Messo in play Potere e ascoltato il  primo brano, mi sono reso conto che non poteva trattarsi di una coincidenza: il nuovo disco dell’ex membro dei Co’Sang si apre infatti con un’intro di Paola Imprudente, sorella del rapper e cantante lirica. Il turbinio di emozioni suscitato da quest’introduzione è difficile da descrivere, un connubio tra serenità e inquietudine, tra magia e dannazione, un delicato equilibrio basato su una sorta di approccio yin-yang. Esattamente le stesse sensazioni che ho provato guardando il sopracitato episodio de I Soprano, grazie all’impeccabile colonna sonora.

Lungo l’intero disco, ho percepito sempre più parallelismi tra la figura di Luchè e quella di Tony Soprano: il rapper di Marianella ha sempre utilizzato la musica come sfogo, come terapia, sviscerando la propria vita nei brani, in maniera quasi psicoanalitica. Il livello qualitativo raggiunto con Malammmore ha solidificato la posizione di Luchè all’interno della scena, ribadita più volte all’interno dell’album, in conflitto però con la mancanza di un vero e proprio plebiscito numerico – i venali numeri e le altrettanto venali certificazioni (le prime certificazioni, tra cui il disco d’oro FIMI per Malammore, sono arrivati solo qualche settimana fa). La cosa non fa altro che accrescere la fame e il desiderio di riconoscimento di Luchè, consapevole di non avere nulla da invidiare agli esponenti numericamente più grandi della scena italiana; allo stesso tempo però, fermandosi e guardandosi intorno, il rapper è consapevole di aver raggiunto traguardi importanti, di essere l’autore di pagine indelebili del genere in Italia – su tutte, i 6000 paganti del Palapartenope – e di essere nella posizione per godersi di più i propri risultati. L’amore per la musica e l’amore per la sua donna sembrano essere al contempo la sua croce e la sua delizia: “pesante è la testa che regge la corona” diceva qualcuno, e sembrerebbe essere la miglior definizione possibile per il tormento narrato da Luchè in Potere. L’adorazione, l’amore incondizionato che Napoli e l’intera Campania dimostrano nei suoi confronti sembrano non bastargli più, vuole che il suo status venga riconosciuto da tutto lo stivale; allo stesso tempo però non intende dimenticare o trascurare il ruolo che ha all’interno della comunità partenopea. Potere racconta di un conflitto interno tra desiderio di riconoscimento assoluto e consapevolezza di aver raggiunto uno status che per molti sarebbe il traguardo finale, non un altro punto di partenza. Desiderio contrapposto a riconoscenza: questi due aspetti si alternano a più riprese nel disco, dai pezzi autocelebrativi e arroganti – anzi, visto il livello, più che arroganti direi intellettualmente onesti – a quelli più tormentati, insicuri, a tratti autodistruttivi. Detesta il fatto di non riuscire a godersi con serenità i propri successi, di non riuscire a fermarsi per apprezzare quanto di grande già fatto; la consapevolezza di aver già dato vita ad un lascito immortale non riesce a soddisfarlo, vuole sempre di più. Il potere, lo status raggiunto, implicano più tormenti che soddisfazioni: le stesse conclusioni a cui Tony Soprano giungeva durante una seduta dall’analista, rendendosi conto di odiare gli “allegri vagabondi”, quelli veramente soddisfatti della propria vita, a prescindere dalla piccolezza dei traguardi che hanno raggiunto.

Una parziale nota di equilibrio Luchè sembra raggiungerla parlando a cuore aperto della sua relazione e dei suoi sentimenti: la forza dei sentimenti e la naturalezza con cui li descrive sono a tratti disarmanti, a dimostrazione che il tormento interiore che vive può essere mitigato solo con qualcuno al proprio fianco, qualcuno in grado di capirlo fino in fondo.

Non è forse proprio questa, a conti fatti, la vera lezione che Luchè cerca – forse inconsciamente – di trasmettere? Il potere non logora solo chi non ce l’ha, logora anche chi ce l’ha; condividere i propri tormenti e le proprie insicurezze con qualcuno è forse l’unico modo per non soccombervi. Perché è vero che “pesante è la testa che regge la corona”, ma pesa meno se la si può appoggiare sulle spalle di qualcuno di cui ci si fida veramente.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI