Poor Man Style

by • 29/02/2008 • RecensioniComments (0)619

Torino è un epicentro importante per tutta la musica underground, in particolar modo per il reggae e l'hip hop; pensiamo un attimo ad esempio a Left Side, gli Atipici, Double S. per l'ambito rap e la storica formazione reggae foundation degli Africa Unite, da ormai più di vent'anni sulla scena.

Proprio in questa prolifica scena nascono i Poor Man Style, tre ragazzi di Torino che hanno realizzato il loro primo album per la loro etichetta 26 Distretto. I padrini supervisori del progetto sono nientemeno che Bunna e Madaski, degli Africa Unite appunto.

Il progetto prende effettivamente corpo nel 2005, dall'incontro di tre persone da sempre coinvolte nella scena musicale. Le due voci del gruppo, Koma e Livio, militano fin dal 1995 nel gruppo hip hop Funk Famiglia, con all'attivo l'album del 2000 Riconoscilo dal Suono. Natty Dub invece, il terzo Poor Man Style, dj dal 1997, si fa conoscere nel mondo hip hop con il nome di Dub Lemah grazie alla produzione di basi rap. Natty ha studiato anche in un corso di Composizione Elettronica al Conservatorio di Torino. Dal 2005 i tre si uniscono in un sound system con varie danchall e mixtape all'attivo.

L'album vede la partecipazione di una band di 8 elementi: Lulu alla batteria, A. Vecchio alla chitarra, Fabrinone al basso, Natty Dub e Omar alle tastiere e le voci di Livio e Dj Koma in combination con la corista Sabrina Pallini, già coinvolta in un precedente progetto in Giamaica con nientepopò di meno che Chinna Smith.
L'album vede coinvolti tra gli altri Bunna, Emanuel Miller, giamaicano di Kingston, Sly degli Atpc, Lulu di Downtown Rebel e White Mama dei Rootscall.
Il suono proposto dai Poor Man Style è un misto di ragga-rap coadiuvato da composizioni reggae elettroniche. I brani che colpiscono sono No Cocaine con White Mama ai cori e Madaski al mixin', Shanty Town sul riddim omonimo, Indivisibile feat Bunna ossia un potente lover vecchia maniera nonchè primo singolo dell'album ed I Miei Sogni sul famoso riddim Season di Don Corleon.

Un otttimo inizio per questi ragazzi. Una speranza in più per una crescita della scena reggae nazionale.

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