Pizzicato: Izi risorge come una fenice dalle ceneri

by • 20/07/2017 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Pizzicato: Izi risorge come una fenice dalle ceneri97

A qualche mese dall’uscita di Pizzicato, l’ultima fatica di Izi fuori per Sony Music, la miglior definizione possibile per quest’album – e probabilmente per il giovane rapper ligure – è “sottovalutato”.
Diverse sono le ragioni che possono giustificare la tiepida accoglienza riservata al disco – soprattutto da parte della critica, i fan sembrano essere riusciti a cogliere il valore intrinseco di Pizzicato, senza lasciare che fattori esterni contaminassero il giudizio sulla qualità del disco.
L’essere stato il protagonista di Zeta che da “Una storia hip hop” si è rivelato piuttosto “Un’operazione per cavalcare il boom del rap in Italia” – e la conseguente sovraesposizione mediatica, l’album d’esordio Fenice – che altro non è se non la colonna sonora del suddetto film – un pubblico inizialmente poco attento alla componente musicale e troppo concentrato sulle marchette promozionali… Questi e altri fattori hanno provocato la distorsione dei parametri di giudizio nei confronti di Izi, che ha realizzato tutto ciò solo in un secondo momento; quando, ripresosi dall’overdose di visibilità che lo aveva travolto, si è ritrovato improvvisamente sul mercato quasi privo di una propria identità musicale e artistica.
La scelta seguente è stata quindi quella di chiudersi in studio e inchiostrare nero su bianco se stesso, per imprimere nel lavoro successivo tutto ciò che era stato estromesso – o romanzato, alterato ed esasperato – da Fenice. Nasce così Pizzicato, un disco che è un po’ un’autobiografia, un po’ un urlo di rivalsa, un po’ una costruzione d’identità, lirica e musicale.
Il diabete, i problemi familiari, le difficoltà incontrate durante l’adolescenza genoana, le amicizie rimaste e coltivate di pari passo con l’avventura musicale: sono tutti elementi che caratterizzano fortemente Pizzicato, in maniera realistica e genuina però, senza quelle estremizzazioni che in Fenice dovevano fungere da combustibile emotivo, per costruire un’empatia a tratti artefatta con il pubblico.

 

 

Izi si pone molti meno filtri in questo nuovo disco, per spogliarsi di qualunque travestimento cucito a tavolino, raccontandosi – tra alti e bassi – tramite la musica. Non rinnega il percorso di Zeta e ciò che ne è conseguito, ma ribadisce quanto sia necessario per lui prendere le distanze dal protagonista che ha interpretato, che è per l’appunto solo un personaggio – costruito per la maggior parte in fase di sceneggiatura. Il diabete non è un demone, ma solo una componente sgradevole della sua vita; i quartieri dove è cresciuto non sono il Bronx, sono posti come tanti in Italia nei quali sognare ed emergere è difficile, per mancanza di mezzi; gli amici c’erano e ci sono ancora – la bellissima Wild Bandana con Tedua e Vaz Tè ne è la dimostrazione migliore. Izi dimostra di essere maturato molto nel periodo che separa Fenice e Pizzicato – lasciando anche il dubbio che tale maturità fosse giá presente, “nascosta” per esigenze commerciali. Pezzi come Bad Trip con Caneda celano una profondità e una lente introspettiva tutt’altro che scontata per un ventenne, riproposta in brani come Pianto o 4GETU.

 

 

La title track, RSCN e Fuori sono invece caratterizzate dalla voglia di togliersi più di qualche sassolino dalle scarpe, rappresentati dalle tante critiche – spesso superficiali o strumentalizzate – che lo hanno bersagliato; fin troppe volte la componente musicale è stata trascurata, veniva criticato come se fosse veramente il personaggio che ha interpretato, crocifisso per un successo che tanti – su quali basi poi? – pensavano non meritasse.
Pizzicato è un disco scritto con cura, le liriche non sono lasciate al caso, leggerezza e complessità si alternano e si completano – anche su una stessa traccia – a seconda dell’argomento affrontato, rendendo sempre l’approccio e il contenuto coerenti con la forma. L’unico punto in comune con Fenice sono forse proprio le scelte stilistiche – a livello di flow, metriche e uso della voce – ormai marchio di fabbrica del giovane artista genovese. Le produzioni sono tutte perfette per esaltare i testi – a partire dall’incalzante RSCN a cura di Sick Luke, passando per Na Na Na (già sentita in Santeria), la luminosità di Wild Bandana, i toni cupi e solenni di Bad Trip… La cura per il dettaglio è stata notevole. Ovviamente se non si apprezzano simili sonorità il discorso difficilmente vale, sebbene forse sia superfluo farlo presente.
Oltre i già citati Tedua, Vaz Tè e Caneda, nel disco troviamo anche Fabri Fibra ed Enzo Dong, a completare un roster di collaborazioni di ottima caratura. La palma di miglior featuring la guadagnano ex aequo Wild Bandana e Bad Trip, entrambe perfette nelle atmosfere – esattamente agli antipodi, se si vanno a confrontare i brani.
Fibra e Dong ovviamente non demeritano, anzi, ma la forza evocativa dei due brani di cui sopra ha una marcia in più, la nitidezza delle immagini evocate lascia di sasso ad un primo ascolto, mentre i successivi arricchiscono di dettagli ciò che la canzone proietta nella mente dell’ascoltatore.

 

 

Pizzicato merita indubbiamente più di un ascolto, anche e soprattutto perché mostra quali sono le effettive potenzialità di Izi – soprattutto dal punto di vista lirico e della narrazione.
Se con Fenice il giovane rapper era bruciato fin troppo intensamente – e di un fuoco più mediatico che qualitativo – in Pizzicato assistiamo alla resurrezione dalle ceneri, che ci regalano un disco di tutt’altro spessore. Per fortuna.

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