Pezzi: The Night Skinny tra presente e futuro del rap italiano

by • 22/12/2017 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Pezzi: The Night Skinny tra presente e futuro del rap italiano168

Nel gergo urbano, nello specifico quello protagonista della scena hip hop più o meno recente, il termine “pezzi” ha un significato inequivocabile. Nel mondo della musica, però, è da sempre utilizzato come sinonimo di canzone. Giocando abilmente su questo doppio senso, provocatorio ma non troppo, The Night Skinny lancia sul mercato il suo nuovo disco – intitolato, per l’appunto, Pezzi. Nel promuoverlo, accenna in diverse interviste al significato che si cela dietro il titolo: la sua spiegazione ci riporta indietro negli anni, un tuffo nel passato che però si limita solo al titolo – ma di questo parleremo più avanti. Il producer molisano afferma infatti di aver voluto omaggiare le compilation homemade che si creavano ai tempi di walkman e cassette, registrando su nastro le proprie tracce preferite e scrivendo con il pennarello, appunto, “pezzi dell’anno X” sulla custodia del tape.

Un’interpretazione un po’ amarcord, che ci rimanda ad un periodo della musica forse scomparso definitivamente, visto la roboante ascesa del mercato dello streaming. Senza perderci però in discussioni sull’evoluzione del mercato della fruizione musicale, non è un viaggio nei ricordi quello che The Night Skinny vuole farci intraprendere. Come scritto poco sopra, l’unico omaggio al passato risiede nel titolo: Pezzi è un disco fortemente legato a questo periodo storico, non tanto dal punto di vista delle sonorità però, come tanti potrebbero erroneamente pensare. Skinny non cavalca l’onda dei suoni trap, non si perde nel marasma di produttori che si stanno riducendo a riciclare gli stessi suoni fino allo sfinimento – o alla nausea degli ascoltatori. Le produzioni che compongono il disco sono ricercate, complesse, stratificate; i campioni spaziano in tantissime direzioni, dalla voce di Pusha T in Dope Games con Noyz Narcos, al raffinato sample di Al Mio Fianco di Luchè (presente anche in quella hit mondiale che risponde al nome di Mask Off, anche se con un taglio diverso). Skinny non sembra seguire un filo rosso nelle produzioni, né con quelle del disco precedente né all’interno dello stesso Pezzi. Si “limita” – virgolette d’obbligo, si tratta di un lavorone – a cucire produzioni su misura per gli ospiti di ciascuna traccia, esaltando musicalità, flow e delivery di ciascun artista, senza disdegnare qualche soluzione inedita dal risultato piuttosto sorprendente. 6 A.M. ci regala un perfetto connubio tra il flow scorrevole, a mo’ di flusso di coscienza di Izi, e quello più spezzato e incisivo di Guè Pequeno. In Equilibrio Mecna e Coco alternano e amalgamano alla perfezione rappato e cantato, alternandosi e completandosi musicalmente e liricamente. Si Frate vede Samuel Heron rappare su un beat dal sapore classico con versi dallo stesso flava, accompagnato dai virtuosismi di TY1, puntuali e mai invadenti. Tedua si reinventa metricamente per l’ennesima volta – anzi, più volte nello stesso pezzo – in Micheal J. Fox. Potrei continuare a descrivere così l’intero disco, ma avrebbe poco senso, il piacere di ascoltare un lavoro del genere sta tutto nello scoprire come il producer ha “visualizzato” lo stile del rapper, regalandogli un beat ad hoc per le sue capacità.

Gli altri nomi presenti nel disco sono La e gli europei 67 e Paigey Cakey. Un roster di livello assoluto, nomi di spessore ma soprattutto proiettati verso un futuro a dir poco brillante. Ecco, forse l’unica pecca di Pezzi risiede proprio nella particolare struttura del roster. A scanso di equivoci, si parla di pecca nel senso relativo del termine, non assoluto; andando a guardare Zero Kills, il precedente disco di Skinny, salta subito all’occhio come la scelta di nomi all’epoca sia stata decisamente più varia, sia dal punto di vista stilistico che di mercato. Vista in quest’ottica, Pezzi accusa qualche mancanza; viceversa, spostando la chiave di lettura al futuro – come lo stesso Skinny ci invita a fare nell’intro del disco – la squadra radunata dal beatmaker è a prova di bomba.

Inutile perdersi in stucchevoli polemiche sul titolo del disco, sulla corrente stilistica alla quale appartengono alcuni artisti presenti nel disco, su una certa monotonia dal punto di vista dei contenuti. Pezzi è un disco che parla alla strada, che parla di strada, non nel senso malfamato del termine ma proprio nel senso urbano. Sarà il tempo a dirci quanto a lungo riuscirà a farlo: per ora limitiamoci a tenerlo in cuffia, immaginando di averlo inciso su cassetta e inserito nel walkman.

Pezzi 2017” suona bene d’altronde, no?

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