Persona 4 The Golden

by • 16/03/2013 • Rubriche, The Game VaultComments (0)668

Inaba è sempre stata una cittadina tranquilla della campagna giapponese. Quei classici posti che raramente sono alla ribalta delle cronache o vengono ricordati per un motivo particolare. Ed è proprio in modo anonimo e comune che iniziano gli eventi di Persona 4, con il protagonista (al quale non è stato dato un nome nel gioco, ma che sappiamo chiamarsi Yu dalla serie televisiva tratta da gioco) che si trasferisce nella cittadina a causa dei troppi impegni dei genitori, che preferiscono affidarlo per qualche tempo alle cure dello zio, che vive proprio a Inaba con la giovane figlioletta. Manco fossimo a Cabot Cove, la tranquillità del piccolo centro abitato viene subito turbata da una inquietante serie di omicidi, che metterà in moto una sceneggiatura incredibilmente ben scritta e avvincente. Le stranezze di Inaba non si fermano però qua, visto che Yu e alcuni dei suoi nuovi amici conosciuti alla scuola locale hanno addirittura la possibilità di entrare in una sorta di mondo parallelo, usando i televisori come veri e propri portali dimensionali. Il dipanarsi dell’intreccio, come dicevamo, è un intenso crescendo di eventi e situazioni particolari, che facendo leva su una trama avvincente riescono ad incuriosire sin da subito il giocatore, spingendolo ad andare sempre più a fondo del mistero riguardante il Midnight Channel e gli omicidi ad esso collegati. Per arricchire ulteriormente la narrazione e stabilire un preciso ritmo narrativo Atlus ha pensato di raccontare la storia nel corso di un intero anno (coincidente con l’inizio e la fine dell’anno scolastico di Yu e dei suoi compagni), facendocelo vivere tutto giorno per giorno, e non limitando il playtime ai soli eventi principali. Il susseguirsi di ogni giornata, che partirà inevitabilmente con la scuola per concludersi con la messa a letto, contribuisce a costruire una corazza di consuetudine e normalità ad una serie di eventi che di consueto e normale hanno ben poco, creando una contrapposizione piacevole che riesce ad amalgamare perfettamente le due anime del gioco, quella relativa ai combattimenti e quella invece dedicata alla gestione dei rapporti interpersonali. I nostri rapporti personali con gli altri membri del party sono infatti chiamati Social Link, e rivestono un ruolo fondamentale nell’economia del titolo. Man mano che riusciremo a legare a livello personale con i nostri amici infatti riusciremo a rendere più forti i nostri Persona all’interno della dimensione parallela, sbloccando così nuove abilità, attacchi e persino combo. Vista in quest’ottica quindi la componente gestionale del titolo, quella che per intenderci ci fa vivere normalmente tutti i giorni dell’anno, va vista in una nuova ottica, che ci costringerà a soppesare accuratamente ogni risposta che daremo alle persone con cui ci relazioneremo e a quali attività parteciperemo una volta usciti dalla nostra classe. Come ogni adolescente infatti Yu deve dividersi tra amici, studio e attività secondarie (come l’appartenenza ad un qualche club sportivo), valutando bene cosa sviluppare, quali relazioni rafforzare e in generale come dividere il proprio tempo libero. In tutto questo poi ovviamente ci sarà da risolvere il mistero che avvolge Inaba, e magari capire qualcosa di più riguardo la dimensione parallela nella quale combatteremo e Teddie Bear, una sorta di nostro bizzarro Virgilio nel mondo accessibile attraverso le televisioni della città. Poco fa abbiamo citato Teddie Bear e il mondo in cui vive, nel quale, di fatto, si ambientano quasi tutte le sezioni di combattimento vero e proprio. Una volta entrati in queste aree generate casualmente, ci troveremo tra le mani un classico jrpg a turni, nel quale a farla da padrone saranno le già menzionate Persona. Queste entità, nate dalla nostra forza interiore e dall’accettazione del nostro io, altro non sono che una sorta di avatar da usare in battaglia, con un suo set specifico di abilità e magie. Una volta iniziato il combattimento ci apparirà tramite menù la classica scelta di azioni tipica di questo genere di giochi comprendente gli attacchi base, l’uso di oggetti specifici, la difesa o l’utilizzo appunto delle skill dei nostri Persona. Vista la natura a turni del combat system saremo in grado di comandare ogni membro del nostro party, in modo da avere il pieno controllo dell’azione, cosa quasi indispensabile negli impegnativi scontri con i nemici più ostici. Grande rilievo lo avranno le debolezze specifiche dei nemici (piuttosto che le nostre): se riusciremo infatti a scoprire a quale tipo di attacco è debole il nostro avversario potremo, oltre che infliggere un danno maggiore, guadagnare anche un turno extra. Attenzione però che lo stesso varrà nel caso sia il nemico a scoprire la nostra debolezza. Se avete anche solo un minimo di dimestichezza con il genere di appartenenza non ci metterete molto a padroneggiare un sistema di combattimento tutto sommato semplice ma al contempo appagante come quello di Persona 4, sopratutto se siete giocatori smaliziati cresciuti a pane e jrpg. Anche i fan della prima ora, quelli che avevano già finito in lungo e in largo la versione PlayStation 2, avranno motivo di avvicinarsi a questa conversione con interesse, vista la presenza di nuovi attacchi combinati, nuove abilità e una migliore gestione della Velvet Room e delle possibilità ad essa collegata, che si traducono banalmente nella fusione e nello sviluppo di nuovi Persona che ereditano tutte le abilità di chi ha contribuito a crearli. Quando c’è amore per una propria creazione e rispetto per gli appassionati i risultati si vedono. Dovrebbero essere tante le software house a prendere esempio da Atlus, che non si è limitata a creare un porting di un titolo già in ogni caso strepitoso, ma lo ha riempito di nuovi contenuti, lo ha reso nuovamente giocabile anche per chi già lo aveva finito, e lo ha aggiornato tecnicamente ai tempi correnti, creando quello che al momento è senza ombra di dubbio il miglior titolo per PS Vita. Il comparto tecnico, pur avendo alla base un titolo della passata generazione, è comunque ottimo, con una pulizia generale dell’immagine a video davvero notevole, animazioni sempre perfettamente contestualizzate e ben realizzate e una visione distopica dei due mondi che colpisce sempre per direzione artistica, con gli elaborati e fuori dalle righe Persona (in perfetto stile giapponese) a far da contraltare ad ambientazioni sempre adeguate e a volte disarmanti nella loro fedeltà e semplicità (vedere, ad esempio, una presa multipla volante nella camera di un ragazzino è un elemento tanto comune nella realtà quanto raro nelle trasposizioni videoludiche, e da perfettamente l’idea della cura nei dettagli che il team di sviluppo ha riposto in questa edizione). Tra le aggiunte di rilievo vanno segnalate alcune nuove aree appena fuori Inaba (raggiungibili tramite un comodo scooter), nuove abilità, una trama meglio sviluppata, nuovi dialoghi e alcuni nuovi Social Link, tra cui quello di Marie, e nuovi filmati animati di intermezzo (oltre che un inedito epilogo). Insomma, in tutta franchezza sarebbe davvero stato difficile chiedere di più se non magari una maggiore attenzione alle caratteristiche peculiari della console Sony. Ultima nota sul comparto audio: il lavoro svolto da Meguro era già encomiabile nel 2008 e ha mantenuto tutta la sua forza, anche se forse si poteva fare di più sul piano dell’adattamento linguistico, che ci obbligherà a giocare esclusivamente in inglese, senza alcun tipo di supporto non solo per la lingua originale, ma anche per l’italiano, assente sia in forma di parlato che di sottotitoli. Persona 4 The Golden è un titolo di livello altissimo, di quelli che segnano solitamente lo standard di genere. Atlus è riuscita nel per nulla facile compito di aggiornare il suo capolavoro uscito su PlayStation 2 ai canoni moderni, con una riedizione che di conversione ha ben poco data la quantità di materiale inedito presente. L’anima jrpg del titolo è fortissima e il taglio narrativo dato dagli sviluppatori, basato sulla quotidianità della vita di un teenager è tanto avvincente quanto efficace in termini di gameplay. La trama inoltre è un piccola chicca, capace di rapire e incuriosire i giocatori fino all’epilogo, peculiarità non così comune nelle odierne produzioni. Insomma, se avete PS Vita dovete per forza avere anche Persona 4 The Golden, persino se già avete spolpato il titolo originale del 2008.

 

VOTO FINALE: 9.5

HOT SPOTS:
Probabilmente il miglior titolo per PsVita

COLD SPOTS:
Manca la lingua italiana

Produttore: Namco Bandai
Sviluppatore: Atlus
Genere: Gdr

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