Persona 4 Arena Ultimax

by • 17/01/2015 • Rubriche, The Game VaultComments (0)631

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Persona 4 Arena Ultimax non è un picchiaduro come gli altri. Esso infatti si presenta all’utenza forte non solo di un substrato narrativo che farà felici i fan della saga targata Altus, ma anche di una pletora di modalità sostanziose, alcune nuove di zecca, che vanno ad aggiungersi a quelle già ampiamente viste e testate l’anno scorso. Partendo proprio dal setting, che giustifica e sostiene l’intero sforzo di Arc System Works, esso va ad ampliare ulteriormente l’universo narrativo della saga, attraverso una Story Mode in pieno stile “visual novel”, piacevolmente articolata attraverso diverse ellissi narrative e molti dialoghi. Il solito, curioso, crossover tra gli Shadow Operatives (ex membri della squadra speciale SEES) e l’Investigation Team, protagonisti rispettivamente dei JRPG Persona 3 e Persona 4, viene qui approfondito: la trama vede i due gruppi unire le forze nel tentativo di sventare una minaccia che rischia non solo di far sprofondare nelle tenebre la tranquilla cittadina rurale di Inaba, ma addirittura l’intera realtà. Sono trascorsi solo pochi giorni da quando i membri dei due team sono stati costretti ad affrontarsi nel folle torneo P-1 Grand Prix, all’interno del TV World, ed improvvisamente, durante quella che pare esser una tranquilla sera, Inaba viene invasa da una opprimente nebbia rossastra, tipica del mondo delle tenebre, che i ragazzi conoscono bene quale infausto presagio. Questa volta però tutto sembra esser diverso. I ragazzi infatti non sono entrati nel TV World, ma è stato quest’ultimo a raggiungerli nel mondo del reale. Separati, messi alle strette e senza alcuna possibilità di capire cosa sta succedendo, tutti optano per raggiungere nel più breve tempo possibile la sagoma contorta di una torre, improvvisamente comparsa sopra la Yasogami High e probabilmente foriera di indizi utili a porre fine alla follia che si dipana davanti ai loro occhi. P4A Ultimax amplia la già buona offerta del predecessore modificando e bilanciando sensibilmente il gameplay ed introducendo alcune novità che vanno ad incidere positivamente sulla longevità in singleplayer del titolo. Con preciso riferimento alle modalità di gioco in singolo, oltre alla sezione dedicata ai al training per prendere familiarità con i comandi di gioco e i differenti stili dei combattenti, troviamo il classico Arcade, la modalità Versus (per gli scontri contro CPU o amico offline), Score Attack (basata, appunto, sull’accumulo compulsivo di punteggio sino al K.O.) e l’interessante new entry rappresentata dalla modalità Golden Arena. Quest’ultima si è rivelata un valore aggiunto all’esperienza di gioco, date le sue peculiari caratteristiche che vedono innestarsi, nella formula beat’em up, alcuni basilari elementi RPG che non potranno che rendere felici gli appassionati della saga. In questa modalità, una volta preso il controllo di un combattente, potrete condurlo attraverso quattro “dungeon” di difficoltà crescente. Ogni vittoria porta con sé esperienza e ad ogni avanzamento di livello del combattente è possibile incrementare, attraverso la spesa dei canonici punti, diversi parametri passivi e non solo. La presenza di quattro slot abilità infatti consente di modificare ulteriormente ed a piacere il proprio stile di combattimento, adattando ed inserendo le skill speciali apprese nel corso della scalata. Una bella aggiunta con cui sbizzarrirsi, non c’è che dire, soprattutto se si considera il fatto che il roster presenta diciannove personaggi giocabili, altrettanti – salvo qualche eccezione – omologhi “Shadow” (di cui parleremo a breve), e che ognuno di essi può esser fatto crescere ben oltre il sessantesimo livello.  Un beat’em up, si sa, oramai non può definirsi tale se difetta del comparto multigiocatore online, vera croce e delizia dei tempi moderni. Sotto questo profilo P4A Ultimax può dirsi completo e ben studiato. P4A Ultimax, proprio come il suo predecessore, si presenta come un classico picchiaduro bidimensionale con innesti tridimensionali limitati ai background degli stage. Il gameplay si adagia totalmente sull’esperienza ultraventennale di Arc System Works nel campo dei beat’em up 2D, non limitandosi a seguire in modo pedissequo l’impianto tecnico di due pietre miliari del genere come Guilty Gear e BlazBlue, bensì riproponendolo in modo creativo e contestualizzato al target di riferimento.  Nel corso della storia videoludica vi sono stati di picchiaduro tecnici e difficili da padroneggiare, ma forse mai quanto le produzioni di Arc System Works; in questo caso però il merito degli sviluppatori consiste nell’aver aver reso maggiormente accessibile il titolo, pur mantenendo elevata la qualità tecnica, grazie alla presenza di agevolazioni nella mappatura del pad che danno un deciso aiuto ai profani del genere. Il corposo roster di personaggi giocabili si è ulteriormente ampliato, con la presenza di ben diciannove combattenti e delle loro omologhe forme “Shadow”, selezionabili a piacere. Ogni combattente possiede un parco mosse unico e davvero ben caratterizzato. Il set di attacchi è studiato e basato sulle peculiarità che emergono dai vari episodi della saga, creando in questo modo un continuum nell’universo narrativo che non mancherà di far piacere ai fan, grazie a citazioni e richiami a pregresse vicende. Avrete forse intuito che la caratteristica principe di PA: Ultimax è la profondità, e per padroneggiare al meglio ogni personaggio sono necessari giorni e giorni di pratica. La tecnicità del gameplay infatti emerge in tutta la sua forza non appena ci ritroviamo sul terreno di scontro. Fermo restando il sistema di auto-combo utilizzabile tramite la pressione di un semplice tasto, il gameplay è esattamente quello che ci si aspetta da un picchiaduro 2D e, soprattutto, da Arc System Works. Le caratteristiche ci sono tutte: veloci combo che si intersecano in attacchi leggeri ed attacchi pesanti, lunghe sequenze di colpi che non lasciano scampo all’avversario, molte proiezioni nella migliore tradizione juggling, counter attack e cancel (o break), la classica gauge bar per i boost temporanei ma, soprattutto, la possibilità di poter evocare velocemente i Persona (ora maggiormente bilanciati per ogni personaggio). Gli attacchi portati dai Persona possono essere bloccati con la giusta tempistica (le Persona Break), rendendo impossibile all’avversario richiamare il proprio Persona per un limitato periodo di tempo. Tutti questi aspetti, già presenti nel precedente capitolo, vengono non solo bilanciati, ma ulteriormente impreziositi dalla possibilità di utilizzare le versioni “Shadow” dei personaggi. Queste non sono semplicemente versioni esteticamente diverse dei combattenti: si presentano con peculiarità diverse rispetto alle loro controparti normali, come ad esempio una maggiore tendenza allo sbilanciamento verso caratteristiche prettamente offensive, una barra della salute leggermente maggiore e la presenza della Shadow Frenzy che dona per un periodo limitato di tempo e al costo di una determinata quantità di energia SP illimitati e, quindi, combo ed evocazioni in gran quantità. Anche chi già conosce a menadito i moveset del precedente “capitolo”, insomma, potrà qui sbizzarrirsi a rivedere le proprie strategie, esplorando una quantità incredibile di stili e possibilità. Gli sprite bidimensionali in pieno stile anime dei combattenti provenienti da Persona 3 e 4 sono ottimamente realizzati ed animati, e vengono calati in background splendidamente caratterizzati, anch’essi animati e, ovviamente, totalmente tridimensionali. Il contrasto tra i due stili è notevole e questo forse contribuisce a dare ancor più visibilità e carattere al titolo. L’engine utilizzato è rimasto praticamente lo stesso che abbiamo visto l’anno scorso, sempre fluido e mai sofferente. Anche la qualità del comparto audio rimane elevata, con un ottimo doppiaggio in lingua anglosassone (anche se, come sapete, è sempre bello utilizzare la lingua giapponese) e una soundtrack splendida, con arrangiamenti provenienti direttamente dagli episodi ruolistici Persona 3 e Persona 4. Veloci pezzi rock, graffianti riff di chitarra elettrica, melodie corali e ritornelli j-pop si alternano senza soluzione di continuità, scandendo il rapido alternarsi dei movimenti a schermo. Persona 4 Arena Ultimax si presenta come un titolo dall’elevata qualità tecnica, nonché come un degno successore dell’originale episodio giunto solamente l’anno scorso, con notevole ritardo, sul mercato occidentale. L’eccelsa Arc System Works, mettendoci tutta la certosina passione e la cura per il dettaglio che da oltre un ventennio caratterizza il suo lavoro, con consumata esperienza è riuscita a smussare le imperfezioni e ad introdurre alcune novità che vanno ad incidere positivamente sull’esperienza di gioco. Del resto, P4A Ultimax è un titolo profondo, tecnico e longevo, adatto ai puristi ma al contempo accessibile (grazie al sistema di “assistenza”) anche alle nuove leve che desiderano cimentarsi e testare le proprie abilità senza troppo risentire di un combat system altrimenti precisissimo e punitivo.

Voto: 9

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