Perfect: l'intervista

by • 11/12/2007 • IntervisteComments (0)435

Abbiamo avuto modo di intervistare prima del suo show di Milano, il giovane bobo Perfect, autore di innumerevoli hits di questi ultimi anni. In Europa per il suo Rasta Rebel Tour, mr. Giddimani ha risposto a tutte le nostre domande con grandissima gentilezza e cortesia. Un artista molto umile che conserva a pieno il puro spirito rasta di cui si fa fervente apostolo. Un ringraziamento particolare all'amico Kaya David (D.M.) per le foto. Questo il link per vedere qualche scatto di quel giorno: http:[email protected]/

Haile Anbessa: ciao Perfect!

Perfect: Blessed Love Mario. Rastafari! Ti ringrazio per concedermi dello spazio sul vostro sito.

H. A.: la prima domanda è d'obbligo; perché ti chiami Perfect?

P.: tutti fin dagli albori della storia cercano di essere perfetti. Ma nessuno può esserlo tranne Sua Maestà Imperiale Haile Selassie I. Ma questo nome mi aiuta a motivarmi, a fare del mio meglio. Quando prima di un mio show l'MC dice che Perfect sta per salire sul palco, io mi carico di grande energia. Do tutto il mio meglio. Certo che è un soprannome come un altro. Ninjaman non è certo un ninja, Bounty Killer non è un killer, Snoop Dogg non è un cane! Ma tutti definiscono un certo tipo di carattere.

H.A.: e ora vorrei sapere il significato del tuo grido di battaglia Giddimani…

P.: è uno slang che ho inventato. Giddimani è il mattino dell'Armageddon. Giddi è l'abbreviazione per Armageddon, la fine del mondo mentre mani è lo slang per morning. Quando lo urlo voglio solo avvisare la gente che solo Jah sa quando ci sarà la fine, il giudizio finale. Forse anche domani. Perciò bisogna sempre comportarsi bene, facendo sempre del bene.

H.A.: quando hai iniziato a cantare?

P.: non ricordo. Canto da quando posso parlare! Mio padre riparava vecchi juke box perciò sono sempre stato a stretto contatto con la musica. Ho iniziato molto presto. Forse già a due anni. Ma la prima canzone l'ho scritta a otto. Non ricordo più le parole del testo di quella canzone. Il passo professionale l'ho fatto quando sono stato cacciato da scuola. Il preside mi ha sbattuto fuori perché ero già un ribelle. E allora mi sono detto che non volevo spacciare droga, non volevo essere un assassino, non volevo fare l'avvocato, non volevo fare il medico né tanto meno l'insegnante. Volevo cantare. E ora sono qui.

H.A.: tu sei in grado di cantare magistralmente sia su riddim roots che su ritmi dancehall molto tirati. Quali preferisci però?

P.: Roots, right and truth to educate the youths! Ogni tanto canto su altri ritmi solo per dimostrare la mia versatilità. Ma mi piace tutto, hip hop, soul, anche jazz. Se James Brown fosse stato ancora vivo, ad esempio, mi sarebbe piaciuto cantare con lui perché era un grandissimo! Tipi differenti di musica, uguale energia!

H.A.: è vero che tu prima di diventare famoso eri un venditore ambulante?

P.: Certo! Avevo il mio carretto nel mercato di Brownstown. È la città più grande vicino al mio piccolo villaggio che si chiama Bamboo. Sulle colline di St.Ann. Bob Marley viveva a dieci minuti da casa mia, così come Burning Spear. Marcus Garvey ad un quarto d'ora. Siamo tutti vicini di casa!

H.A.: perciò la tua hit Hand Cart Bwoy parla proprio di questo!

P.: è la realtà. Non è solo una storia. È una storia vera! È quello che è accaduto! Ho impiegato tre anni per associare il testo giusto per il riddim giusto! Il video è esattamente quello che è successo quattro anni prima. Una ragazza ricca, con la pelle molto chiara arriva al mercato e incontra me, un vero rastaman. Vestiti modesti, un turbante, gran fumatore di ganja.  

H.A.: perché sei così meticoloso nello scegliere il giusto riddim per il giusto testo? Tre anni sono tantissimi!

P.: sai una canzone per me dura per sempre. Molto spesso sento la gente dire di una canzone che magari il testo è bello ma la musica è pessima. E viceversa. Per questo tutto deve essere al meglio. Deve essere totale la connessione con chi mi ascolta. Una cosa sola!

H.A.: e della canzone Amerimaka cosa mi dici? Che storia c'è dietro?

P.: Amerimaka è un'altra storia vera che mi è capitata. Dopo l'uscita di Hand Cart Bwoy in Giamaica un paio di promoters volevano portarmi negli Stati Uniti. Così mi sono recato all'ambasciata americana in Giamaica ma mi hanno negato il visto! Forse perché sono un rasta. Turbante, fumo ganja e combatto il sistema! Ma io non ho mai sentito di terroristi provenienti dalla Giamaica che hanno buttato giù palazzi! (ride). Siamo però un popolo di ribelli. Da sempre. Gli schiavi si sono sempre ribellati in Giamaica. Hanno dato fuoco alle piantagioni e ucciso molti padroni schiavisti. Ma in quell'occasione particolare non voglio dare la colpa a tutta l'ambasciata ma solo a quell'impiegata che si è fatta prendere dalle circostanze e dalle cattive emozioni! Pensa che dopo che Amerimaka è uscita è diventata una hit e in Giamaica veniva trasmessa ovunque persino nell'ambasciata americana! Da quel momento poi non mi rifiutarono più il visto ma io non ero certo cambiato! Continuavo a portare il turbante, fumare erba e via dicendo! Ero la stessa persona ribelle!

H.A.: del tuo album Giddimani quale canzone preferisci cantare live?

P.: tutte! Ma Hand Cart Bwoy è la canzone che mi ha reso celebre in tutto il mondo. Ed è la mia storia. E quando sento persone di nazioni diverse cantarla tutte allo stesso modo è un'emozione incredibile! Forse è per questo che le sono maggiormente legato.

H.A.: e del tuo prossimo album che notizie ci dai?

P.: uscirà nel periodo tra marzo e maggio. Il titolo sarà Born Dead With Life. Sarà profondamente roots. Farà riflettere, ridere e piangere.

H.A.: Sarà distribuito come il precedente con una piccola etichetta come l'austriaca DHF o ti affiderai ad una major?

P.: stiamo trattando a proposito con la Greensleeves…

H.A.: parlami ora del tuo Rasta Rebel Tour…

P.: sta andando molto bene. In tutta Europa. Non è come l'ultimo tour che ho fatto questa estate per tutti i maggiori reggae festival d'Europa. Il Rasta Rebel Tour è solo nei club perciò è più intimo. Tutti sotto lo stesso ombrello! Il contatto è forte. In questo tour insegno ma imparo anche molto! Si sente il calore e più la classe è piccola e meglio si impara e si insegna! Siamo partiti dalla Svizzera, poi Spagna, Portogallo, Olanda, Germania, Italia e anche Israele. Sono molto amato laggiù sai? È la prima volta che ci vado ma mi aspetto molto. Il mio myspace è tempestato da messaggi di persone da Israele che vogliono diventare miei amici! L'Hand Cart Bwoy sta crescendo e diventando un Hand Cart Man! (ride).

H.A.: ti ringrazio molto!

P.: sono io a ringraziare te. Selassie I! Jah bless you Mario!

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