PercezioneSestoSenso: l’intervista

by • 01/06/2013 • IntervisteComments (0)972

Hotmc ha intervistato la reggae band di Teramo PercezioneSestoSenso freschi del nuovo album Koinè.

Haile Anbessa: come è nata la vostra band?
Percezione Sesto Senso: veniamo da una piccola città (Atri, in provincia di Teramo) e ci conosciamo da sempre. Veniamo da esperienze artistiche ed ascolti diversi, nel 2009 ci siamo ritrovati nello spirito e nella profondità della musica reggae.

H.A.: per quale motivo avete scelto questo nome?
P.S.S.: ci piace il suono e l’idea di apertura mentale che comunica. Il senso del nostro messaggio è tutto qui: per essere uniti, per sviluppare empatia nei confronti degli altri esseri viventi bisogna coltivare sensibilità e apertura nei loro confronti, ed essere pronti a mettersi in discussione.

H.A: quali sono i vostri modelli di riferimento musicali?
P.S.S.: come dicevamo veniamo da percorsi diversi, e interpretiamo il reggae secondo la nostra sensibilità e la nostra cultura musicale che è inevitabilmente diversa da quella di ragazzi nati e cresciuti in Jamaica, e ci mancherebbe. Fermo restando che i cardini e punti di riferimento obbligati di questo genere sono giganti del calibro di Bob Marley, Burning Spear, Jacob Miller, etc. sentiamo vicini gruppi e artisti come Steel Pulse, Misty in Roots, Africa Unite, Linton Kwesi Johnson, e ci hanno influenzato molto i Groundation. In generale ci piace il calore della musica suonata.

H.A.:  se poteste scegliere un artista con cui fare un featuring quale nome mi fareste?
P.S.S.: ogni tipo di collaborazione e contaminazione è benvenuta, anche con artisti che non fanno reggae.

H.A.: cosa pensate del reggae oggi in Italia e nel resto del mondo? Vi piace ancora o cambiereste qualcosa?
P.S.S.: forse ci piacerebbe che si suonasse di più. Questo in generale. Sul reggae italiano non possiamo esprimere un giudizio coerente perché è un mondo molto eterogeneo, e a noi piace che sia così. Il nostro invito è a non perdere spontaneità e sincerità, magari per inseguire modelli e regole di stile troppo rigidi. La freschezza e la profondità del messaggio devono prevalere sulla tecnica.

H.A.: parlatemi del vostro album Koinè…
P.S.S.: è il frutto di un lungo lavoro, di anni passati a suonare dal vivo in ogni situazione possibile e immaginabile: concerto dopo concerto gli arrangiamenti si sono evoluti, i brani hanno acquisito una fisionomia sempre più definita; il tutto è definitivamente maturato dal nostro incontro con Bruno Avramo, un personaggio davvero unico nel mondo della musica. Oltre a essere un tecnico di grandissimo valore ed esperienza, è un grande conoscitore e amante del reggae, e ha contribuito in maniera determinante alla produzione artistica del disco; è anche entrato in pianta stabile nel gruppo come tecnico live e dub master. Abbiamo poi incrociato Flaminio Cozzaglio e HisTricks Records, una nuova realtà di Roma che cerca di valorizzare musica originale e di qualità, che ci ha fornito i mezzi necessari per completare questo lavoro.

H.A: quando ci avete impiegato a realizzarlo?
P.S.S.: difficile rispondere, perché tecnicamente la realizzazione è durata qualche mese, ma come ho detto è un’opera parte da lontano…

H.A.: perché la scelta di questo nome?
P.S.S.: la Koinè era la lingua comune dei greci antichi, la lingua franca del mondo mediterraneo; nella nostra interpretazione una lingua universale che rompe i codici particolaristici, i settarismi, le ortodossie di ogni genere, e riesce a parlare a tutti…

H.A.: sarete in tour questa estate?
P.S.S.: abbiamo alcune date in programma e altre ne arriveranno… vogliamo suonare il più possibile, chiamateci noi siamo pronti!

 

 

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