Pepy: un ricordo personale (e qualche riflessione)

by • 20/08/2011 • ArticoliComments (0)1137

Contrariamente a quanto faccio di solito questo articolo lo scrivo in prima persona, perché racconta qualcosa che mi è capitato direttamente. E' il resoconto di una telefonata inaspettata, una telefonata che ho ricevuto una notte di qualche settimana fa. Come molti sanno e come lui stesso aveva dichiarato su Facebook, recentemente Pepy mi aveva contattato per parlare di quanto stava succedendo in board, nel topic a lui dedicato. Una telefonata bizzarra, quasi surreale: in tanti anni a lavorare per Hotmc posso dire di avere ricevuto chiamate di ogni tipo da praticamente tutti i rapper in circolazione, e ancora di più ne hanno ricevute Leep e Penzucci ai tempi. Questa, però, si distingueva nettamente dalle altre. Innanzitutto per l'orario (le due di notte di un venerdì di luglio) e poi per la curiosa evoluzione della conversazione.

Quella che era infatti partita come una chiamata vagamente minacciosa ("So chi sei, so dove abiti, riflettete bene su quello che dite e fate") si è trasformata in una chiacchierata  a suo modo davvero interessante, durata 45 minuti. Più che fermare gli scherzi e le battute degli utenti, quello che premeva a Pepy era più che altro che si parlasse anche di tutto il resto. Ad esempio di tutto ciò che di buono aveva fatto e continuava a fare per i ragazzi più giovani, come i suoi progetti per far ridipingere le mura delle scuole da vari writer romani. Come tutti sappiamo, non si ritrovava granché nella scena hip hop italiana, né la scena italiana si ritrovava in lui: sia per le sue posizioni politiche piuttosto estreme, sia per il suo atteggiamento tipicamente ego-trippin che, in effetti, avrebbe funzionato molto meglio in America, sia per il suo approccio al rap un po' caciarone e alla buona. Non gliene fregava granché delle critiche, sul versante artistico. Mi ha raccontato, però, che lui proprio non capiva il perché gli ascoltatori di hip hop, un genere musicale che dovrebbe salvarti dalla strada, non condividessero la sua crociata contro la droga, e perché venisse dato tanto spazio a quegli artisti che sembravano promuoverla. "Tu non capisci perché non hai mai visto cosa fa, come ti riduce, in che modo ti ammazza, io che l'ho vissuto e sono stato in carcere sei anni per questo non posso tollerarlo", aveva tuonato, e in effetti il giorno dopo, quando è uscita la notizia della prematura morte di Amy Winehouse, dentro di me mi sono ritrovata a pensare che forse qualche ragione Pepy ce l'aveva anche, sull'argomento.

Anche se durante quei tre quarti d'ora ci siamo raramente trovati d'accordo su qualcosa (con una dialettica spesso quasi comica), su un punto abbiamo concordato: se il suo topic era arrivato a oltre 190 pagine, che nel frattempo sono salite a 210, forse era il caso di approfondire il fenomeno. Eravamo rimasti d'accordo che in autunno lo avrei intervistato, dandogli la possibilità di dire la sua su tutte le critiche che gli venivano mosse in board e altrove. Personalmente, poi, ero curiosa di capire come faceva un rapper decisamente sui generis e ancora molto poco rifinito a raccogliere orde di fan, in gran parte giovanissimi. Quando gli ho proposto l'intervista, lui ha detto una cosa che mi ha colpito molto, perché è raro sentirla pronunciare, da queste parti: "Prima ascolta il cd. Se ti piace, se secondo te ne vale la pena, allora va bene, facciamo quest'intervista".

Perché vi racconto tutto questo? Innanzitutto perché Pepy non c'è più, quindi quell'intervista non potremo mai farla in ogni caso: mi sento almeno in dovere di scrivere come la pensava, riassumendo in poche parole quello che, ne sono sicura, avrebbe detto anche nell'intervista. Secondariamente, questo articolo spiega anche il perché quel topic non verrà chiuso. Alla fine della telefonata, infatti, Pepy mi ha detto testuali parole: "Mi raccomando, non cambiare una virgola di quello che c'è scritto su di me. Non cancellare la discussione, non cazziare gli utenti, non fare niente. Anzi, fai di più: di' ai moderatori di continuare a fomentare tutto e invita tutti quelli che conosci ad aprire profili finti per continuare ad attaccarmi, perché molti nemici, molto onore". Al di là dello stampo politico del motto finale, credo che la sua volontà sia stata piuttosto chiara: e noi la onoriamo tenendo aperto il topic e non censurando nessuno, ma invitandovi CALDAMENTE a rispettare il dolore della famiglia e degli amici moderando i toni.

Pepy mi ha salutato dicendomi che quella sera era stato al cinema a vedere un film di eroi, il suo genere preferito, e dandomi un consiglio: "Riguardati Trecento, perché secondo me quel film non l'avete capito bene, voialtri". Mi sento di girare il consiglio a tutti, detrattori e fan: chissà, forse non l'abbiamo davvero capito bene. Ciao, Pepy: nel bene e nel male, non sarai dimenticato.

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