Overflow

by • 24/10/2006 • RecensioniComments (0)579

Cosa vuol dire Overflow? E’ un termine informatico che, tra i suoi significati, viene usato per nominare un fenomeno. Si parla di overflow infatti quando il flusso di dati immesso in un sistema è maggiore della capacità dello stesso sistema di contenere dati.
Emcee O’zì ha scelto questo azzeccatissimo termine per dar nome al suo esordio solista, un CD composto da 16 tracce autoprodotte e venduto per soli 5 € (http://www.emceeozi.135.it/ per reperirlo), il secondo prodotto partorito nel 2006 dal fertile ventre della crew partenopea TCK.
Il disco si presenta molto omogeneo all’ascolto e di sicuro impatto. Le atmosfere sono molto ben delineate e le metriche sempre serrate ed incastratissime. E’ raro poter apprezzare un disco così privo di compromessi nella realtà musicale hip-hop italiana che strizza sempre di più l’occhio al mainstream ed alla diffusione dei prodotti. E’ infatti la cultura il tema principale ed il collante dell’album, intesa in varie sfaccettature diverse. Si passa dalla forte denuncia delle parole di “Le pecore” che sottolineano il sempre maggior allontanamento dall’individualismo dell’intelletto per avvicinarsi ad un acculturamento filtrato di massa, specie nei giovani, alla spassionata dichiarazione d’amore per la cultura musicale de “Aind’ o cascione”, che spinge a cercare i suoni caldi dei vinili “rari”. La maturità delle tematiche e dei concetti toccati da O’zì è cosa rara ed apprezzabile, soprattutto in un ragazzo nato nell’84. La sua visione delle cose è chiara ed arriva all’ascoltatore senza mezzi termini, suggerendo considerazioni e spunti di riflessione ad ogni traccia.
Le produzioni musicali sono tutte opera di O’zì, tranne che per sei brani, in cui vediamo alle macchine Cefrone (splendido il suo funk per “Aind’ o cascione”), Blakesanders (da citare per la splendida “il progresso”) e Oluwong. E’ da dire che nelle atmosfere ci sono vaghe citazioni al sound di El-P, ma anche a sonorità più classiche ed old school. Una citazione particolare, da buon napoletano, la voglio fare per l’interludio creato grazie a una finta intervista rilasciata dal compianto Troisi, che risponde a domande riguardanti il dialetto partenopeo. Da citare anche gli interventi scratchati dell’ottimo Dj Uncino (in ben 5 tracce) e del talentuoso Dj Snatch.
Gli ospiti al microfono sono pochi, ma tutti molto incisivi. E’ difficile dire chi tra Clementino, Dope One, Op.rot e Farti impreziosisce di più il disco, visto che tutti e quattro sono autori di ottimi interventi. Dope One con metriche e rime fantastiche, Clementino col suo classico stile, Farti con la sua lucida autocritica e Op.rot con la sua poetica disamina della routine quotidiana hanno regalato ulteriore spessore al già alto livello del rap di O’zì, restando in sintonia col resto dello spirito del lavoro.
Volendo cercare pecche a questo album, potremmo dire che proprio il suo prescindere da qualsiasi discorso di easy listening (dovuto anche dal fatto che tutto il rap è in dialetto napoletano, fatta eccezione per la strofa di Clementino) è la limitazione maggiore. Questo è un disco fatto di rap che può piacere soprattutto agli ascoltatori di rap. La mancanza di ritornelli cantati e melodie orecchiabili ne rende difficile la fruizione ad un pubblico diverso, sebbene le tematiche parlino di problemi comuni a tutte le persone. Certo è una scelta pianificata sin dall’inizio della stesura del lavoro, ma se ciò da un lato può essere considerato apprezzabile, dall’altro potrebbe essere considerato come un handicap, una restrizione del numero di persone a cui portare il proprio messaggio.
Ora la scelta sta a chi ascolta.
Io dico semplicemente che se vi piace ascoltare il rap, inteso nelle sue accezioni più forti, il disco di Emcee O’zì è sicuramente da avere.

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