Novità da Telltale Games

by • 27/12/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)631

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The Wolf Among Us

the wolf among us

The Wolf Among Us si svolgerà prima degli eventi narrati nel fumetto, permettendo ai giocatori di assumere il ruolo di Bigby Wolf (The Big Bad Wolf), che è stato esiliato a New York city. Seguiremo le gesta di Bigby Wolf mentre cerca di tenere nascosti dal nostro mondo personaggi delle fiabe tra cui Mr. Toad e i tre porcellini. A più di due anni dal suo primo annuncio ufficiale, arriva sugli scaffali elettronici la nuova serie su licenza di Telltale Games: The Wolf Among Us, basata su una serie a fumetti di Bill Willingham.  Per la prima volta dopo tanto tempo, gli sviluppatori californiani smettono di sperimentare e ci propongono quindi una formula già rodata e di successo: The Wolf Among Us è un’avventura del tutto simile, strutturalmente, a The Walking Dead, e si limita a smussare gli angoli di quello che è un gameplay sicuramente lontano dalle origini delle avventure grafiche, ma non per questo meno convincente. Non dovete aspettarvi quindi i ritmi lenti, gli enigmi, la raccolta di oggetti o lo spensierato girovagare per il mondo di gioco tipici delle avventure dell’epoca d’oro. Anche The Wolf Among Us costruisce un rapporto con il giocatore basato su dialoghi a scelta multipla e decisioni riguardo a situazioni che possono cambiare lo svolgimento della storia. La storia, appunto: la nuova fatica dei Telltale Games ci mostra una realtà in cui i personaggi delle fiabe o del folklore – detti fables – sono dovuti fuggire dai loro mondi durante un grande esodo, e hanno quindi dovuto ricostruirsi una vita a New York. Qui hanno un quartiere loro dedicato, Fabletown, ma per meglio mischiarsi agli esseri umani (mundies nell’economia del gioco) quelli fra loro di aspetto non umano devono assumere una sorta di droga chiamata glamour, o rimanere relegati in una zona di prigionia detta farm. La vita non è facile a Fabletown, soprattutto per chi vive nei sobborghi dove essere principi e principesse non conta nulla; o per chi deve procurarsi la costosa glamour, magari per tutta la famiglia. Bigby Wolf si occupa di fare lo “sceriffo” in questa difficile realtà, assumendo il ruolo di paciere ora con le buone ora con le cattive. The Wolf Among Us presenta una narrazione dai toni duri e dai temi maturi, indirizzandosi senza mezzi termini a un pubblico adulto: racconta una storia metropolitana dalle tinte noir, ricca di personaggi disadattati e con una morale sempre in bilico, che non raramente sfocia nel nichilismo e nella violenza. L’atmosfera è rappresentata con grande maestria, attraverso una ineccepibile direzione artistica che fa largo uso degli stereotipi grafici (luci al neon, sequenze notturne, forte contrasto cromatico con predominanze di blu, rosso e viola), sonori e narrativi (alcol, sigarette, cibo cinese da asporto e bicchieri rigorosamente mezzi vuoti) del genere noir. La sfida per gli sviluppatori era quella di adattare la struttura di The Walking Dead al genere investigativo, senza commettere l’errore di riproporre la stessa identica formula con qualche zombie in meno. Ci sono riusciti in modo eccellente, a parere di chi scrive: se a prima vista infatti questa ultima fatica dei Telltale è la copia carbone di The Walking Dead, a un’analisi un po’ più approfondita si notano differenze cruciali che lo rendono un prodotto diverso e in grado di reggersi perfettamente sulle proprie gambe. L’avventura di Lee Everett era costruita attorno a una costante sensazione di pericolo e tensione, derivante ovviamente dalla presenza degli zombie e dal contesto anarchico del mondo post-apocalittico in cui la storia era calata; i personaggi erano numerosi, cambiavano molto di frequente e le situazioni emotivamente forti erano dietro ad ogni angolo. The Wolf Among Us, invece, è un’avventura dai ritmi più classici: raccoglie la sfida di riuscire a raccontare un giallo, anche piuttosto canonico, con una struttura choice & consequence senza annoiare il giocatore. Non ci sono infatti momenti di grande tensione, né di forte empatia tra la storia e chi la segue; niente melodrammi telefonati o altri trucchetti per catturare in fretta l’attenzione dello spettatore medio.  La formula di The Walking Dead è stata quindi perfettamente adattata a un diverso genere narrativo, e nel farlo sono stati smussati gli angoli di un sistema di gioco ancora perfettibile: ora l’impressione è di avere un’avventura equilibrata, con un cast di personaggi piuttosto stabile, senza lunghe sequenze in cui bisognava solo esaurire le linee di dialogo prima di trovarsi di fronte a una parte di forte tensione in cui si rischiava la vita in un confronto in tempo reale con una manciata di zombie. Anche le scelte da compiere, naturale fulcro del gameplay, sono qui meno altisonanti, senza la costante (e un po’ stucchevole) sensazione di dover decidere della vita di una persona ogni dieci minuti come accadeva in The Walking Dead. L’esperimento è quindi da considerarsi un successo a pieni voti, successo ottenuto attraverso un’esperienza pluriennale nello sviluppo di videogiochi focalizzati sulla narrazione, certo, ma anche grazie all’intelligenza di capire quanto la cura per la sceneggiatura sia importante in un prodotto di questo tipo. Il taglio cinematografico del gioco è di ottimo livello, con un montaggio calzante e una regia straordinaria delle sequenze più importanti – la intro e il finale richiedono 92 minuti di applausi – e il risultato è un’esperienza pienamente soddisfacente che cattura il giocatore e lo lascia compiaciuto e desideroso di vedere come prosegue l’avventura. É importante capire, tuttavia, che un gioco del genere ha bisogno di un piccolo grande trucco per funzionare: una storia solida in cui il giocatore può cambiare alcuni dettagli, talvolta rilevanti talvolta molto meno, e in cui generalmente ciò che cambia è il come e mai il cosa. Dunque non bisogna sorprendersi se non si può cambiare tutto con le proprie scelte: non è questo lo scopo, come del resto non lo era in The Walking Dead (per questo motivo ingiustamente criticato da alcuni). Se un personaggio deve morire, a un certo punto succede, e il fatto che non ci sia una sequenza di scelte del giocatore che consentano invece di salvarlo non rappresenta un fallimento del sistema di gioco, ma un compromesso necessario per avere un main plot che funzioni bene indipendentemente dalle modifiche apportate da chi gioca. Dunque l’importante non è quanto si possa effettivamente modificare la storia con le proprie scelte, ma l’impressione di fare la differenza ogni volta che ci viene chiesto di prendere una decisione. Questa impressione è viva in The Wolf Among Us tanto quanto lo era in The Walking Dead, ed è ciò che ci spinge a rigiocare un episodio per provare scelte differenti pur sapendo che non cambieremo lo scheletro dell’avventura.Parlando di trama e personaggi, scegliamo di non scendere nei dettagli per risparmiare a chi legge troppe anticipazioni su ciò che vedrà durante le due-tre ore di gioco di questo episodio: vi basti sapere che si tratta di un prequel della serie a fumetti, e non richiede pertanto di aver letto le graphic novel (non più di quanto non lo richiedesse lo stesso The Walking Dead), che avrete a che fare con personaggi delle fiabe riadattati in un contesto noir e adulto – che vede, ad esempio, uno dei Tre Porcellini ridotto quasi all’alcolismo dopo che il Lupo Cattivo gli ha distrutto la casa, o il Taglialegna di Cappuccetto Rosso svelarci che il suo intento era quello di strappare una ricompensa alla ragazzina e alla nonna, ma anche una dolce Biancaneve alle prese con un noioso lavoro di segreteria presso l’ufficio del vice-sindaco – e che vi troverete a investigare su un caso di efferato omicidio che coinvolge direttamente gli stessi fable.

Voto: 8.5

Game of Thrones

game of thrones

Parliamo infatti di due giovani membri della famiglia Forrester (Ethan e Mira) e di Gared, scudiero al servizio del figlio di Lord Gregor (capofamiglia dei Forrester). I Forrester, incrociati solo raramente nei romanzi e mai visti nella serie TV, sono una casata del Nord da secoli fedeli agli Stark e Telltale, giusto per fornire un aggancio comunque solido alla saga, ne hanno fatto una famiglia speculare ai signori di Grande Inverno. I parallelismi con gli Stark sono infatti tantissimi. L’adolescente Mira mandata lontana da casa ad Approdo del Re come Sansa Stark, il destino amaro di Lord Gregor, la saggezza di Elissa Forrester molto simile a quella di Catelyn Stark, l’irruenza di Gared così vicina a quella di Jon Snow, il piccolo di casa Forrester (Ryon) che si rifà a Bran Stark e il destino difficile di Ethan, che proprio come Robb Stark si trova a prendere in mano il potere della propria famiglia quando è ancora molto giovane. Insomma, anche se ufficialmente non vestiremo i panni degli Stark, in realtà sembra proprio di trovarsi a giocare tra volti e personaggi già conosciuti e questo è certamente un pregio da non sottovalutare. Se di queste righe avete capito poco, sappiate che Iron From Ice non vi aiuterà più di tanto a districarvi tra nomi, casate e riferimenti. Detto questo, i fan più accaniti si troveranno subito in un ambiente a loro famigliare e su questo versante non si poteva chiedere di meglio a Telltale, che ha deciso di ambientare questa serie tra la fine della terza stagione della serie TV e l’inizio della quarta. La cupa parte iniziale ambientata nel Nord lascia poi spazio alle atmosfera molto più solari e mediterranee di Approdo del Re e proprio nella sede del potere dei Lannister si faranno gli incontri più attesi per gli appassionati della saga. Qui infatti, nei panni di Mira, parleremo con Tyrion Lannister, con l’affascinante Margaery Tyrell (promessa sposa al malvagio Joffrey) e con l’ambigua Cersei. Stranamente però la parte migliore di questo primo episodio è quella che vede coinvolto Ethan, non solo per il finale inatteso, ma anche per quelle due-tre decisioni che dovremo prendere e che come al solito nelle ultime produzioni di Telltale tirano in ballo dilemmi etici non da poco. Contando poi che Game of Thrones, molto più di The Walking Dead o di The Wolf Among Us, è pieno zeppo di personaggi ambigui, di bugie, inganni e sotterfugi, questa formula morale è davvero perfetta per metterci di fronte a dilemmi sempre tesi ad accontentare qualcuno e a scontentare altri. Per il resto Iron From Ice (che è poi il motto dei Forrester) è il solito gioco Telltale, con quei due-tre Quick Time Event inseriti nella prima parte senza tanta convinzione, quelle misere sezioni esplorative, quella interazione con l’ambiente quasi nulla e quel comparto tecnico così zoppicante, oltre all’ormai solita longevità di un paio d’ore (ma si può sempre rigiocare il tutto una seconda volta e prendere decisioni diverse). Le animazioni, ben visibili proprio nei concitati frangenti QTE, sono davvero brutte, le espressioni facciali sono riciclate dalla serie precedenti e attorno ai corpi è stato aggiunto un effetto simil Blur la cui resa è davvero discutibile. Si salvano giusto qualche sfondo disegnato e il look dei personaggi molto particolare (sa un po’ plastilina) che però non piacerà a tutti. Ottimo invece il comparto audio, grazie soprattutto a un doppiaggio di valore che per i personaggi più importanti della saga (Tyrion, Cersei, Margaery e altri) offre le stesse voci dei protagonisti della serie TV. C’è poi da considerare che trattandosi del primo di sei episodi, le conseguenze di molte scelte che si compiono rimangono tutte da scoprire e solo in futuro potremo capire come e quanto la vicenda dei Forrester, la loro lotta per non rimanere schiacciati dalle altre famiglie e il destino di Westeros si compiranno. Per ora comunque la partenza è più che buona e francamente era difficile aspettarsi sia un brutto episodio vista la materia narrativa sullo sfondo, sia un capitolo ricco di novità e stravolgimenti trattandosi di una produzione Telltale. E che Iron From Ice abbia colto nel segno lo dimostra anche la voglia matta di mettere già ora le mani sul secondo episodio. Ma per questo non ci resta che attendere. Se avete amato le ultime serie Telltale, non aspettatevi alcuna novità strutturale da Game of Thrones, ma se siete fan della saga di Martin ritroverete in pochi minuti quelle atmosfere, quell’ambiguità dei personaggi, quella violenza mista a meschinità e quegli intrighi moralmente dubbi che fungono da perfetto trampolino per tuffarsi nello stile di gioco a cui ci abituati Telltale da The Walking Dead in poi.

Voto: 8

The Lost Lords

I Lord Perduti a cui accenna il titolo del secondo episodio sono i figli maggiori della famiglia Forrester: il primo – Asher – spedito oltre il Mare Stretto e attualmente impegnato a cercar fortuna a Yunkai; e l’altro – Rodrick – creduto morto durante l’assedio alle torri gemelle e trasportato quasi esanime fino al proprio castello, assieme ai cadaveri del padre e dei compagni caduti. Il nucleo portante del racconto è proprio il ritorno del primogenito, terribilmente sfigurato e segnato dalla battaglia, debole agli occhi dei suoi sottoposti eppure chiamato a tenere le redini del casato in un momento di crisi profonda. Nel rapporto con la madre e la sorella, nella necessità di ostentare una stoica sicurezza, nell’urgenza di trattare coi soldati degli Whitehill infilati ormai nelle mura di Ironrath si legge il tormento di una figura che, anche grazie alle ferite della battaglia, riesce subito a far breccia nel cuore del giocatore. E’ Rodrick, senza ombra di dubbio, il protagonista indiscusso di questo secondo episodio: un personaggio ben scritto e molto lontano dall’inconsistenza del fratello minore ormai spento. Seguendo lo stile dello show targato HBO e del precedente episodio, comunque, The Lost Lords salta da un personaggio all’altro, riportandoci nei panni del già citato Asher, di Mira e di Gared Tuttle, spedito tra le fila dei Nightwatch. Forse quella più accessoria è proprio la presenza di Asher, che sarebbe idealmente chiamato ad assemblare un esercito di mercenari con cui supportare la propria famiglia: attualmente il racconto resta però sul vago, limitandoci a farci vivere qualche sequenza d’azione un po’ meno credibile e realistica rispetto a quelle a cui la serie TV ci ha abituato, ma comunque ben ritmata, ottimamente coreografata, e insomma perfetta per ribadire il carattere anche ludico della produzione (fermo restando che di Quick Time Event si tratta). Assieme ad Asher viene introdotto un altro personaggio che non può non entrare nelle grazie del giocatore/spettatore: la sboccata Beshka, a cui se ben conosciamo i capricci autoriali di Martin (a cui evidentemente Telltale vuole rifarsi) vi consiglieremmo di non affezionarvi.

Assume finalmente un ruolo importante anche Mira, la sorella spedita ad Approdo del Re al servizio della bella Margaery Tyrell: oltre ad avere un ascendente importante sulle fortune commerciali della propria famiglia, Mira si troverà invischiata nei turpi intrighi di corte, vittima di certe misteriose macchinazioni e costretta suo malgrado a reagire. The Lost Lords può considerarsi a tutti gli effetti il vero incipit dell’avventura firmata Telltale. Il primo capitolo resta, volenti o nolenti, una semplice parentesi, un “attacco” deboluccio con cui il team di sviluppo ha voluto presentarci contesto e personaggi. Qui le cose cominciano a farsi serie: senza abbandonare del tutto l’azione, Telltale intreccia i fili di un racconto finalmente intrigante, ci mette di fronte a scelte morali che potrebbero avere forti ripercussioni (o che -almeno- lo fanno credere), e getta al centro della scena protagonisti più decisi e meglio caratterizzati. La deriva prettamente politica dell’episodio finisce giocoforza per smussare i ritmi della progressione, ma avvicina finalmente la serie videoludica allo stile narrativo di Martin. L’autonomia che finalmente rivendicano i personaggi, non più costretti a vivere di luce riflessa di fronte alla versione digitale delle star televisive, lascia presagire un futuro sicuramente più roseo per questo spin-off interattivo di Game of Thrones.

Voto: 8.5

Tales from the Borderlands

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La prima intuizione di un certo pregio della serie di avventure di Tales From The Boderlands, e di questo primo episodio chiamato Zer0 Sum, è la scelta dei personaggi: nei capitoli targati Gearbox, infatti, il giocatore vestiva i panni di guerrieri capaci di fronteggiare varie situazioni e soprattutto sempre pronti a sforacchiare i nemici più disparati. Scegliere di incentrare una serie di avventure come quelle a cui ci ha abituati Telltale su dei personaggi del genere, evidentemente, sarebbe stato un errore, anche perché la forma di interattività più spinta cui si può aspirare in questo tipo di titoli di solito non va oltre qualche quick time event. Perciò, invece di sminuire il ruolo del cacciatore della cripta di turno, la sceneggiatura del titolo in analisi propone un gruppo di personaggi variegati e molto diversi tra di loro. I primi due protagonisti con i quali si verrà a contatto saranno Rhys e Vaughn: entrambi sono impiegati Hyperion, e cercano il modo di scalare velocemente posizioni all’interno della compagnia rimasta orfana di Jack il Bello. Non bisogna dimenticare, infatti, che le storie di Tales From The Borderlands si dispiegano lungo un arco temporale successivo a quello di Borderlands 2, motivo per il quale i giocatori della originale serie Gearbox noteranno un certo senso di continuità, se non altro stilistica e ambientale, con i capitoli precedenti. In ogni caso, senza voler addentrarci più di tanto nella trama, c’è da dire che dopo varie traversie i due personaggi citati poc’anzi verranno a contatto con la seconda coppia di protagonisti, ovvero le sorelle Fiona e Sasha, due artiste della truffa cresciute su Pandora. Sebbene il giocatore possa controllare solo Rhys e Fiona, c’è da dire che il quartetto di personaggi principali funziona in maniera ottimale, ed il tutto è ancora più sorprendente visto il loro carattere estremamente stereotipato. In buon sostanza siamo difronte alla ormai classica contrapposizione che vede da un lato una controparte maschile tutto sommato imbranata (ci riferiamo soprattutto a Vaughn), e dall’altro una rappresentanza femminile forte e intraprendente. Il tutto funziona bene perché sorretto da una scrittura notevole, divertente e soprattutto in linea con quanto già conosciuto dai giocatori. Sebbene visti attraverso altri occhi, il mondo di Borderlandse Pandora in particolare rimangono quel postribolo di violenza tragicomica, umorismo caustico e gag esilaranti che ha rapito schiere di giocatori. Il secondo pregio di questo primo episodio di Tales From The Borderlands, soprattutto se paragonato alle recenti avventure Telltale, è la dinamicità della sceneggiatura, sia dal punto di vista delle singole scene che dell’intreccio. Le vicende narrate in questo primo atto, infatti, seguiranno prima il punto di vista di Rhys e successivamente di Fiona, andando a costituire un lungo flashback. Il bello di questa trovata è che, coerentemente con la diversa indole dei personaggi, le vicende narrate avranno a volte dei risvolti diversi a seconda del narratore impegnato, e questa contrapposizione di punti di vista, che non corrisponderanno per forza alla realtà dei fatti, avrà spesso conseguenze esilaranti. Si tratta di un espediente sicuramente non così innovativo da strapparsi i capelli, ma che rientra perfettamente nel carattere del mondo di Borderlands, e riesce a costituire un punto di unione con gli originali sparatutto/RPG della serie. La dinamicità di alcune scene, specie verso il finale di episodio, non trova poi precedenti in nessuna delle avventure Telltale salite agli onori delle cronache: è il contesto narrativo, evidentemente, l’elemento che ha permesso l’inserimento di questo particolare brio, e la cosa abbastanza sorprendente è che il tutto funziona discretamente bene anche in un impianto di gioco tradizionalmente statico. Tradotto in soldoni, tutto ciò vorrà dire che nelle due ore necessarie a portare a termine il primo episodio di Tales From The Borderlands il giocatore sarà chiamato a interagire in molti quick time event e dinamiche da button smashing. Si tratta di espedienti necessari in un gioco maggiormente d’azione rispetto, ad esempio, a The Walking Dead, che però non risultano eccessivamente penalizzanti per il giocatore proprio a causa di una sceneggiatura che sorregge pienamente questi momenti.Dal punto di vista del gameplay, quella proposta da Telltale è la collaudata formula da simil-avventura grafica già vista in passato: nessun enigma, fase di esplorazione quasi assente, inventario ridotto a elemento di contorno. Le uniche novità in questo senso, allora, derivano dalle capacità dei due personaggi: Rhys, in particolare, potrà contare su un impianto oculare con il quale analizzare in profondità oggetti e personaggi presen ti su schermo. Fiona, dal canto suo, potrà disporre di varie somme di denaro  grazie alle quali potrà uscire da situazioni spinose. Anche per questi aspetti vale la considerazione fatta in precedenza: per ora ci sono sembrate delle aggiunte con delle potenzialità non del  tutto espresse, e solo il prosieguo dell’avventura ci potrà dire di più sul loro peso reale all’interno del gameplay. Arrivati alla fine di Zer0 Sum, primo episodio di Tales From The Borderlands, la sensazione è di essere davanti a un azzardo su cui Gearbox e Telltale hanno decisamente fatto bene a puntare. Il titolo ci fa partecipi nuovamente del matto mondo di Pandora ma attraverso un nuovo punto di vista, e nel fare ciò riesce a trovare un equilibrio tra le meccaniche di gioco, la continuità narrativa e lo spirito dei titoli originali. Questo primo episodio, dunque, ci restituisce un’esperienza stilisticamente notevole, e una certa voglia di vedere dove le strampalate avventure di Fiona e Rhys andranno a parare. Se siete fan dei titoli Gearbox, ma anche se non avete mai potuto soffrire Claptrap e nemmeno Clementine, fareste bene a tenere in considerazione l’evolversi del progetto: ne potrebbe uscire fuori, facendo tutti i dovuti scongiuri, la miglior serie realizzata finora da Telltale.

Voto: 9

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