Novità da Namco Bandai

by • 25/12/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)896

Namco Bandai negli ultimi tempi ci ha proposto tutta una serie di interessantissimi titoli che sembrano proprio l’ideale per passare al caldo le fredde vacanze natalizie. Vediamole assieme nel dettaglio

Falling Skies

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Il titolo è di fatto un GDR tattico strategico a turni che, porta i giocatori nello spietato mondo della serie Tv. Ma procediamo con ordine e andiamo ad analizzare il nuovo gioco sviluppato da Little Orbit. Falling Skies The Game si basa sugli eventi che hanno caratterizzato la terza e la quarta stagione dell’omonima serie TV. A seguito della distruzione della Boston Tower da parte degli Espheni, i nostri protagonisti entrano in contatto con un convoglio attaccato dagli alieni. Tra i pochi sopravvissuti vi è un ingegnere che, sostiene di poter creare un’arma molto potente e in grado di aiutare la resistenza contro le terribili creature. Ovviamente, come è facile immaginare, la costruzione dell’arma non sarà un’impresa semplice. Per realizzarla il nostro ingegnere avrà bisogno di una serie di componenti e il nostro obiettivo, oltre a quello di salvare il mondo dalla distruzione, sarà quello di trovare i vari materiali, affrontando una serie di missioni estremamente pericolose che, ci porteranno a salvare o scortare sopravvissuti, a combattere contro innumerevoli creature aliene e a recuperare materiali e viveri di ogni tipo. Falling Skies The Game è un GDR tattico strategico a turni, suddiviso in missioni principali e secondarie, caratterizzate da un livello di difficoltà sempre crescente e ambientate in location generate casualmente. Dal punto di vista del gameplay, il nuovo gioco di Little Orbit ricorda senza ombra di dubbio quello della celebre saga di XCOM, di conseguenza tutti coloro che hanno giocato ad un titolo della serie troveranno alcune meccaniche di gioco molto familiari. Falling Skies ci porta quindi al comando di una squadra, composta inizialmente da quattro personaggi i quali, possono essere personalizzati attraverso un editor abbastanza essenziale. Il nostro team potrà successivamente essere ampliato fino ad arrivare ad un numero di sei membri. I comandi di gioco risultano abbastanza semplici e dopo aver affrontato la prima missione che, ci fornisce una sorta di tutorial si entra subito in confidenza con le meccaniche di gioco tuttavia, le missioni non saranno per nulla semplici e richiederanno una buona dose di tattica. I vari scontri che, andiamo ad affrontare nel corso dei vari incarichi si basano sul sistema dei turni, di conseguenza ogni personaggio avrà due punti “Azione” che, potranno essere spesi per sparare, difendersi, nascondersi, lanciare granate, curare i nostri compagni di squadra, ricaricare l’arma e spostarsi nella location. Il gioco ci offre ovviamente una visuale dall’alto e durante il nostro turno sarà fondamentale programmare attentamente ogni singola azione, in quanto parte della mappa risulta oscurata e non ci permette di conoscere l’esatta posizione dei nemici. Diventa quindi indispensabile sfruttare nel miglior modo possibile le varie coperture offerte dagli edifici, dalle rocce, dalle panchine e dalle vetture bruciate al fine di avanzare nella location e aumentare il nostro campo visivo, sbloccando le parti della mappa inizialmente oscurate. Le varie location oltre ad offrire una buona varietà di ambientazione, sono decisamente vaste e come appena dichiarato, il nostro campo visivo sarà molto limitato, di conseguenza avanzare nella zona non sarà un’impresa semplice. I nemici posso infatti coglierci di sorpresa in ogni momento, essere nascosti dietro ai numerosi elementi presenti nelle location e accerchiarci in brevissimo tempo. E’ scontato dire che, quando tutto ciò accade, sopravvivere sarà decisamente difficile. Al termine di ogni missione i nostri personaggi oltre a ricevere i classici punti esperienza che, ci permettono di salire di livello e acquistare varie abilità, si recheranno nella “Base”, una sorta di Quartier Generale, completamente potenziabile all’interno del quale, possiamo reclutare nuovi membri per la nostra squadra, acquistare potenziamenti e armi e decidere quale sarà la nostra prossima missione.Ottimo invece il sistema di Intelligenza Artificiale dei nemici che, riesce a renderli sempre molto aggressivi, inoltre l’ampiezza delle location e il nostro campo visivo limitato rende ogni ming Skies The Game come appena dichiarato non offre un comparto audio e grafico all’altezza di Xbox la tipologia del gioco punta tutto sul gameplay e in questo caso Little Orbit ha fatto un buon lavoro. Grazie ad un sistema di controllo e a delle meccaniche di gioco abbastanza semplici, il titolo riesce a coinvolgere anche i giocatori che, si affacciano per la prima volta a un GDR strategico a turni.consigliare il gioco in primo luogo a tutti i fan delle celebre serie TV (aggiungete almeno mezzo punto al voto se lo siete) e secondariamente a tutti i giocatori che hanno amato la saga di XCOM in quanto Falling Skies The Game riesce a riproporre alcuni degli elementi che hanno reso celebre la serie.

Voto: 7.5

Lords of the Fallen

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Harkyn, il protagonista di quest’avventura, è un tipo di poche parole. Lo si intuisce già dai primi minuti di gioco, dopo un bellissimo filmato introduttivo che ci cala subito in un contesto di guerra e pericolo imminente, con un regno maledetto che ha bisogno dell’aiuto di tutti: anche di un criminale come il nostro forzuto antieroe. Mettendo piede nella cittadella la situazione di tensione si fa ancora più chiara, quando un soldato dei Rhogar, la stirpe che sta attaccando il regno, decide di darci il benvenuto attaccandoci e mettendo a rischio la vita del nostro mentore Kaslo. La situazione, in poche parole, è critica, e senza un’immediata rappresaglia non ci sarà più speranza per l’umanità. È necessario uccidere tutti. Non solo i demoni minori, ma anche, e soprattutto, i loro capi, che stanno guidando l’avanguardia fin troppo bene per i gusti del signore di queste terre. Per quanto ciò non piaccia ai più alti generali, la salvezza del regno è insomma nelle mani di Harkyn. Parallelamente vi è poi tutta l’intelaiatura del Lore. Sono gli sviluppatori stessi che hanno optato per l’utilizzo di questa parola (presente nei menu del gioco) ormai entrata nell’immaginario collettivo degli appassionati di genere e usata non a caso: anche in Lords of the Fallen, per una piena comprensione di ciò che sta accadendo, è necessario approfondire per proprio gusto personale una serie di papiri e pergamene lasciate in giro per il mondo di gioco. Sul versante dei personaggi, tutti quelli che incontreremo saranno piuttosto in linea con il fantasy classico, con individui stereotipati che non subiscono alcun tipo di evoluzione rilevante nel corso della trama, a parte un paio di eccezioni che si rivelano, a conti fatti, piacevoli compagni d’avventura nonché uno dei picchi più alti di originalità e design toccati da questa produzione. L’eroe è uno e uno soltanto, quindi dimentichiamoci editor e personalizzazioni estetiche: Harkyn è enorme, calvo e con la barba. Prendere o lasciare. D’altro canto fin da subito ci vengono offerte delle scelte per quanto riguarda l’equipaggiamento di base: i classici Ladro, Chierico e Guerriero definiscono rispettivamente gli stili leggero, bilanciato e pesante. Questa scelta, poi, sarà modificabile nel corso dell’avventura e potrà essere adattata al proprio approccio selezionando pezzi d’equipaggiamento della classe che ci interesserà. Non potrà, invece, essere cambiata l’altra scelta che dovremo compiere all’inizio, ossia quella della scuola di magia, ancora una volta tripartita in Inganno, Conforto e Rissa. Questi 3 stili troveranno il loro perfetto incastro nei corrispettivi equipaggiamenti di base, ma, all’occorrenza, potranno essere combinati in modi diversi, dando luogo a 9 combinazioni di base. Appena il gioco ci lascia il controllo appare chiaro come la volontà sia di venire incontro ai giocatori meno esperti. Il tutorial è abbastanza chiaro e ci dà il tempo di imparare a gestire le basi del combat system. Si avverte sin da subito la pesantezza del nostro eroe, con dei movimenti molto lenti e realistici che implicano un uso consapevole della propria stamina, pena il rimanere senza fiato nel bel mezzo dello scontro. Anche il sistema di impatti è studiato per trasmettere il senso massiccio della potenza sprigionata, ma si è rivelato meno preciso negli scontri con pareti e colonne, permettendo una compenetrazione che faciliterà non poco le avventure dei meno attenti. I boss, una decina in totale, seguono questa filosofia, ma risultano altalenanti in quanto a coefficiente di difficoltà. Alcuni scontri sono stati fin troppo semplici, mentre altri hanno richiesto uno studio più attento del comportamento nemico e dell’area di gioco, senza mai scadere in una frustrazione eccessiva. L’idea di base di Lords of the Fallen è rendere l’intero gioco mediamente difficile, senza ricorrere necessariamente ai boss per frenare l’avanzata del giocatore. Spesso, infatti, accadrà di incappare in aree ricche di avversari pesantemente corazzati, che ci faranno letteralmente “danzare” per poterli cogliere di sorpresa o sbilanciare. Questo non si traduce in una letalità eccessiva: anzi, il quantitativo di danni subiti è sempre permissivo, i checkpoint sono frequenti e il rischio di essere uccisi con un singolo colpo è piuttosto basso. Gli sviluppatori, insomma, pretendono un’attenzione costante da parte di chi gioca, ma mai a livelli estremi. Ogni scontro vinto sarà un piccolo successo, spesso accompagnato da una fanfara in caso di vittoria che, non lo nascondiamo, regalerà quel tocco di epicità anche alle morti di nemici comuni. Ricordiamo, inoltre, che entrare nei menu mette in pausa per davvero questa volta. Gli sviluppatori hanno, inoltre, voluto giocare con l’avidità dei giocatori, inserendo un diabolico sistema di perenne scommessa sul proprio successo. Infatti più nemici ucciderete senza spendere esperienza per salire di livello (e senza morire), più alto sarà il moltiplicatore esp, fino a raddoppiare il valore delle vostre entrate. L’esperienza potrà poi essere spesa per far salire di livello il protagonista, guadagnando importanti punti caratteristica per utilizzare equipaggiamento sempre più potente, oppure per dare punti alle abilità magiche del ramo scelto a inizio partita. La prima, comune a tutti i personaggi, crea un’esca in mezzo al campo per dare un attimo di respiro, mentre le altre sono di vario genere: si va dal classico berserk fino ad una magia di scudo, passando per la possibilità di occultarsi e procedere non visti. Utilizzare uno di questi incantesimi consumerà il vostro mana (che si ricarica non troppo velocemente), al pari dell’utilizzo del Gauntlet, un guanto da indossare sulla mano sinistra che, in base alla versione equipaggiata, potrà lanciare bombe o onde d’urto. Il mondo di gioco non è molto vasto e le location sono solamente due: il regno degli umani e il regno dei Rhogar, con la necessità, a un certo punto della storia, di tornare in aree già visitate, ma con nemici diversi ad aspettarci. La scelta dell’equipaggiamento giusto è una delle parti più interessanti del gioco, con una discreta gamma di scelta a disposizione. Oltre ai tre tipi di corazze disponibili, Harkyn potrà contare su un vasto arsenale formato da molti tipi di armi, tutti con il proprio set di mosse. Graficamente parlando, il titolo è confezionato a regola d’arte e la cura per i dettagli è tangibile in ogni momento, soprattutto sul versante puramente tecnico. Le texture sono ben definite e vivide, l’illuminazione volumetrica offre al colpo d’occhio un gran tocco di realismo e i poligoni sono abbondanti tanto negli scenari quanto nei personaggi. I particellari meritano un riconoscimento particolare in quanto sono tra i più belli mai visti sinora, con scintille che reagiscono agli impatti e illuminano la scena in modo davvero notevole. Lords of the Fallen è un prodotto diverso da quello che molti potevano aspettarsi, e ciò non necessariamente si traduce in un’esperienza negativa per l’utente. È vero che la storia non è originale, che il gameplay è comunque scopiazzato e che sul versante tecnico c’è stata una realizzazione troppo frettolosa, però siamo di fronte a un gioco che può avere dei meriti, se preso nel modo giusto. Questo progetto non è dedicato ai veterani del genere, che anzi si annoierebbero in breve tempo visto il tasso di sfida non troppo alto e la totale assenza del multiplayer. È indirizzato a coloro che cercano una sfida interessante ma non proibitiva, senza voler cadere nella frustrazione di un gameplay troppo elitario per la massa e per chi ha poco tempo da dedicargli. È una soddisfazione moderata che richiede un impegno commisurato, e non vuole punire immotivatamente il giocatore. Sperando che i problemi tecnici di cui attualmente soffre siano risolti al più presto da una patch, Lords of the Fallen va visto come una sorta di enorme tutorial che vi accompagna passo-passo nelle dinamiche tipiche di una serie già entrata nella storia, tenendovi per mano ed aiutandovi a rialzarvi quando cadete. E guardate che non è cosa da poco.

Voto: 8

Digimon All Star Rumble

digimon

Il Digiworld è ormai in pace da molto tempo, la vita scorre tranquilla, ma molti Digimon iniziano ad annoiarsi.
 A causa della pace molte di queste creature hanno dimenticato come digievolversi perciò qualcuno ha avuto una grande idea, ovvero quella di dare inizio ad un nuovo torneo, che chiameranno Torneo Evoluzione Mostri Digitali, o TEMD, al quale parteciperanno solo i Digimon che vogliono provare di nuovo la brezza della digievoluzione.
 La storia quindi è la classica di quasi ogni picchiaduro, ovvero il personaggio da voi scelto decide di iniziare un torneo che, apparentemente, sembra normalissimo ma andando avanti si scopre che in realtà nasconde un’altro fine.
 Insomma alla fine stiamo parlando di un picchiaduro, perciò la trama è la parte del gioco che conta meno, ma è bello vedere che infondo per metterla in piedi ci hanno messo un minimo di impegno.Per essere il Re dei Digimon ho bisogno dell’approvazione di tutti! Il gioco ha tre modalità principali, la modalità Storia, la modalità Battaglia e l’Allenamento.
 Nella modalità Storia potremo seguire le vicende di uno dei 12 Digimon presenti nel gioco, esatto, le creature che potremo controllare saranno solo 12, cosa che fa strizzare un po’ il naso alla maggior parte dei giocatori, ma non saranno tutti disponibili fin da subito, infatti li sbloccheremo andando avanti nella modalità Storia.
In questa modalità non ci saranno solo combattimenti, infatti dovremo muoverci in uno scenario 3D esplorandolo, rompendo casse e barili, raccogliendo oggetti, risolvendo piccoli e quasi inesistenti enigmi e, ovviamente, combattendo contro piccoli gruppi di Digimon non presenti tra quelli utilizzabili dal giocatore.
Alla fine di queste fasi di esplorazione troveremo il boss di turno, ovvero uno dei 12 Digimon utilizzabili dal giocatore, contro il quale inizierà un vero combattimento che ci teletrasporterà in una delle arene presenti nel gioco. Una volta finito il combattimento passeremo nella zona seguente ripetendo lo stesso procedimento fino ad arrivare al boss finale.
I combattimenti contro i boss non saranno tutti uguali, infatti il gioco ci offre ben sei modalità diverse, ma analizziamoli uno alla volta. Nella modalità sopravvivenza verranno assegnate tre vite ad ogni giocatore e il primo che fa scendere a zero quelle dell’avversario vince. In questa modalità si avranno tre slot liberi, ogni volta che un Digimon verrà sconfitto rilascerà una medaglia e il primo che raggiunge tre medaglie ha vinto, ma se un giocatore sconfigge il nemico e non prende la medaglia quest’ultimo può impossessarsene anche se è stato lui a perdere. Il giocatore che infligge più danni al proprio avversario entro lo scadere del tempo vince. La sfida bandiera funziona un po’ come la sfida danno con la differenza che il giocatore che prende la bandiera continua a guadagnare punti anche se non fa nulla. Sulle spalle di ogni giocatore ci sarà una bomba che esploderà in base a quanti danni subirà quest’ultimo e ogni personaggio avrà tre punti vita, una volta rimasto senza ha perso.La seconda modalità è la Battaglia e permette fino a quattro giocatori di giocare contemporaneamente tutti contro tutti o due contro due e, giocata con gli amici, questa modalità potrebbe essere la più divertente. In questa modalità potrete anche scegliere liberamente che regolamento usare e contro chi combattere. La terza e ultima modalità è invece la classica di  dove potete scegliere un personaggio e allenarvi contro un’altro mentre quest’ultimo resta fermo e subisce tutte le vostre mazzate. Ma non è tutto oro quello che luccica purtroppo. Il gioco promette bene ma una volta che ci mettete le mani su inizierete a cambiare lentamente idea. Prima di tutto per quanto riguarda i combattimenti che sono davvero lenti. Una volta colpito il nemico per un certo numero di volte quello cade a terra e diventa trasparente finché non si alza in piedi, e appena torna normale non ti da neanche il tempo di colpirlo che già ti sta riempendo di pugni e questo non fa altro che rallentare il gioco visto che ci mette un po’ a tornare di nuovo vulnerabile. Quindi dopo qualche ora di gioco ci ritroveremo a colpire il nemico finché cadrà a terra, pararci finché finisce la sua prima combo, e poi tornare a colpirlo ripetendo questo metodo fino alla fine del combattimento. Il gioco offre dieci scenari per il combattimenti, alcuni dei quali hanno anche delle caratteristiche proprie che potrebbero influire sul combattimento. Un’aggiunta interessante è che potrete far digievolvere il vostro Digimon. Per farlo dovrete colpire il nemico finché non si sarà caricata l’apposita barra. Una volta digievoluti però il nemico comincerà a scappare e voi più che attaccarlo dovrete rincorrerlo per l’arena, anche se ovviamente sarete un po’ più veloci di lui, e avrete un’altra barra da far caricare, ovvero quella dell’attacco speciale. Gli unici problemi delle digievoluzioni sono che durano poco e che sono stati saltati parecchi stadi quindi vedremo un Agumon digievolversi subito in un WarGreymon.

Voto: 7


Persona Q Shadow of the Labyrinth

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Persona Q è una fusione simile a quelle che si compiono tra le demoniache e meravigliose creature che abitano l’universo di Megami Tensei.  Tramite una sintesi magica nasce un esemplare nuovo, il quale eredita nei propri geni il meglio dei talenti e delle caratteristiche dei “genitori” ma risulta mutato, quasi irriconoscibile da coloro che gli hanno donato il DNA. Il risultato è proprio il sorprendente Persona Q Shadow of The Labyrinth, che eredita, annacquate, le atmosfere sinistre, psicanalitiche e adolescenziali del terzo e quarto episodio dello spin-off di Shin Megami Tensei, innestandole nella dimensione esplorativa, labirintica e compilativa delle odissee di Etrian. Fa sentire i suoi rintocchi tetra e luttuosa in un giorno che dovrebbe essere di festa, perché un festival “culturale” si sta svolgendo nei corridoi e nelle aule della scuola. Non annuncia un intervallo e nemmeno la fine delle lezioni, ma l’inizio di un’epopea nell’altrove. I ragazzi realizzano che sebbene l’ambiente sia quasi identico a quello del loro liceo qualcosa di sfuggente è mutato drasticamente, ed essi si muovono come fantasmi tra fantasmi. Ma la combriccola è abituata a diaboliche stranezze (d’altronde ha già vagato negli squarci ultradimensionali penetrabili da uno schermo della televisione), quindi un vero e proprio stupore e la confusione derivante dal ritrovarsi ai confini della realtà non sono troppo manifesti nei dialoghi, se non quando i ragazzi notano il tetro campanile che si erge nel cortile della scuola, o in qualche raro momento più drammatico. I dialoghi stagnano spesso in discussioni superficiali e comiche che servono a ribadire le relazioni interpersonali tra i personaggi, e a confermare il loro carattere. Talvolta risultano prolissi e, all’ennesima scenetta, rigorosamente in inglese come tutto il gioco, si vorrebbe che i ragazzi tacessero. Tuttavia i giocatori di Persona sono abituati a fiumi di parole e il livello di noia non valica mai quel limite oltre il quale potrebbe nuocere all’azione ludica. In questo nuovo mondo-trappola torna una vecchia conoscenza ad aiutare il team di giovani eroi, l’eterea Margaret dai capelli grigi che qui, da vera stakanovista, si occupa di una discreta mole di lavoro: gestisce il laboratorio in cui acquistare e creare armi e oggetti, l’infermeria dove curarsi ad un prezzo che mi sembra troppo esoso, la stanza di velluto con la possibilità di fusione e specula, con più lucidità e maturità dei ragazzi, su ciò che sta accadendo. Dopo un lungo preludio entriamo nel primo labirinto, che diversamente da Persona 4 non si spalanca sullo schermo televisivo, ma risulta pieno di ombre pericolose. Dentro i labirinti, vasti e composti da più piani con una propria affascinante identità estetica, ci muoviamo e guardiamo nella visuale soggettiva della prima persona. Come in Etrian Odissey si traccia la mappa sullo schermo inferiore del 3DS mentre i ragazzi avanzano nell’esplorazione. Già il terzo piano del primo e “semplice” labirinto, ispirato alle meraviglie inquietanti del mondo di Alice, potrebbe risultare ostico da percorrere a causa dei passaggi, segnalati da orologi impazziti, che si aprono sulle “carroliane” mura. Ci vuole molta pazienza e la volontà di appuntare tutto sulla mappa, così l’esplorazione non è mai frustrante e la ricchezza di enigmi la rende invece sempre dinamica e sorprendente. E’ fondamentale che, considerata l’estensione dei livelli, si possano aprire scorciatoie per tornare rapidamente dove si era arrivati. Già, perché lascerete spesso il labirinto, grazie a degli oggetti speciali che non bisogna assolutamente dimenticare di acquistare, per curarvi e costruire nuove armi con i frammenti lasciati dai mostri. Ogni qual volta si torna nel labirinto si comincia dall’inizio dell’ultimo piano raggiunto, ma se si gioca con attenzione, calma riflessiva e rigore sarà facilissimo e veloce tornare nel punto lasciato. Se doveste incorrere nel game over la mappa tracciata rimane memorizzata e, sebbene si possa salvare solo dal menù scolastico extra-labirinto, c’è anche un utile quick-save sempre utilizzabile. La sfida quindi non è solo legata ai combattimenti, poiché il labirinto è pieno di enigmi, trappole e nemici mortali visibili da evitare: i FOE che possono uccidere rapidamente la compagnia se vi entra in contatto. Bisogna, così come accadeva negli ultimi Etrian Odyssey, calcolarne attentamente le mosse e le reazioni, evitare di entrare nel loro campo visivo, in un gioco di spostamenti sulla scacchiera della mappa. Quando è il momento di lottare, invece, gestiamo un team composto da cinque personaggi divisi in avanguardia e in retrovia, dove è scontato posizionare i caratteri armati con armi efficaci a distanza. I nemici si vedono in soggettiva ma la battaglia risulta spettacolare, soprattutto in 3D, perché quando uno dei personaggi attacca lo vediamo compiere l’azione in tridimensionale rilievo. Ogni personaggio gestisce due Persona, una principale che non può essere mai sostituita e una secondaria e variabile. Tranne Rei e Zen, a cui manca il supporto delle creature e agiscono come coppia, in un equilibrio efficace tra potenza offensiva e abilità curative. Tramite uno strategico potenziamento si supera ogni difficoltà, ma le battaglie possono risultare ostiche e non vanno mai prese alla leggera e con automatismo. Si può fuggire ma è determinante lottare per ottenere nuove Persona da fondere e da equipaggiare, o i frammenti che Rachel tramuterà in nuovi equipaggiamenti. Complessivamente l’impianto di gioco, soprattutto a livelli di difficoltà maggiori, mostra una bella profondità ed un substrato ruolistico decisamente intrigante. Al di là della gestione dei rapporti fra i membri del party, bisogna sempre tenere sott’occhio i menù di sviluppo e potenziamento dei personaggi, affinare le proprie strategie di turno in turno, martellare i nemici picchiando sul loro punto e debole e con le tipologie di armi più adatte. Persona Q possiede una qualità visiva allucinatoria orchestrata con arte. I labirinti si distendono, sebbene ogni piano consista in variazioni della stessa idea, in un’onirica dimensione da incubo che può essere grottesca o spaventosa; quindi non è mai noioso vagarvi ma se si gioca sempre in 3D si può avere l’impressione di vivere una visione lisergica e gli occhi, malgrado la bizzarra bellezza, si stancano tanto che talvolta, dopo lunghe sessioni, sorge la volontà di azzerare l’effetto tridimensionale. L’abbondanza e forme di colori è barocca e estrema, non solo negli scenari labirintici ma nei menù, capolavori cromatici. Questo percepire “acido” è alimentato dalla musica, che nel suo variare ritmico, armonico, timbrico e di genere compie sulle orecchie la stessa azione straniante e ipnotica di ciò che si vede sugli schermi. Sempre ispirato e surreale il design dei mostri, la cui varietà compone un bestiario davvero affascinate e folle in maniera esemplare. Il soggetto di Persona Q Shadow of The Labyrinth sedurrà immediatamente chi ha vagato a lungo nelle abissali profondità allegoriche e psicanalitiche di Persona 3 e 4, tuttavia la sceneggiatura non sfiora neanche lontanamente la complessità e il rigore letterario di quello dei due capolavori, restando sulla superficie in un tripudio di comunque gustose citazioni e rimandi che amplificano il carisma di personaggi amati e conosciuti. Si tratta, malgrado la leggerezza e prolissità dei dialoghi solo in inglese, di un gioco grandioso e puro, chimerica bestia ludica che mischia con arte visionaria le invenzioni di Persona con quelle di Etrian Odissey riuscendo a superare quest’ultimo per la diabolica ed enigmatica, mai frustrante, architettura dei labirinti. Splendente videogame di nicchia che fortunatamente è giunto in occidente grazie ad un’intelligente e coraggiosa localizzazione, Persona Q vi farà trascorrere ore di piacere e dolore strategico, magico e marziale in uno stato dolcemente allucinatorio. 

Voto: 9


I Pinguini di Madagascar

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Dopo l’esperimento di Kung Fu Panda 2, THQ continua a portare serie animate di successo tra i bambini su Kinect, così da sfruttare le capacità uniche del sensore Microsoft per agevolare l’immedesimazione da parte dei più piccoli. Scopriamo insieme le qualità di I Pinguini di Madagascar: Il Ritorno del Dottor Blowhole. Il delfino malefico Dr. Blowhole è tornato con un piano per conquistare il mondo, e sta alla famosa squadra dei pinguini di Madagascar, Skipper, Rico, Kowalski e Private, cercare di fermarlo. Il compito di aiutarli spetterà ai nostri bambini, che impersoneranno il nuovo pinguino “Pesce Fresco” conducendolo attraverso tre diversi capitoli per un totale di 12 livelli. Dal punto di vista del gameplay, I Pinguini di Madagascar: Il Ritorno del Dottor Blowhole è un gioco mirato esclusivamente ai più piccoli, e lo dimostra la semplicità delle meccaniche coinvolte: il protagonista si muove automaticamente attraverso una serie di livelli mentre i piccoli giocatori, inquadrati dal Kinect, devono spostarsi a destra e sinistra o saltare per cercare di raccogliere tutti i coni gelato disseminati sul percorso: ogni tanto sono però chiamati a completare azioni particolari come scivolare sotto dei piccoli buchi (buttandosi a terra), spiccare grandi balzi, mirare e colpire determinati obiettivi tirando loro degli oggetti con le braccia oppure rispondere a dei quiz particolarmente adatti a chi ha seguito il cartone animato su Nickelodeon e Italia 1. A differenza di molti titoli per Kinect, I Pinguini di Madagascar: Il Ritorno del Dottor Blowhole è un’esperienza esclusivamente single-player e non prevede il coinvoglimento dei giocatori o di altri bambini, tranne che per una modalità extra di ballo in cui più giocatori si possono alternare davanti al Kinect, ma mai contemporaneamente. Le meccaniche semplici ed immediate di I Pinguini di Madagascar: Il Ritorno del Dottor Blowhole sono perfette per far passare qualche ora di svago ai nostri piccoli, in compagnia dei folli pinguini di DreamWorks.

Voto: 7

Adventure Time  Il segreto del regno senza nome

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Adventure Time: Il Segreto del Regno Senzanome, il terzo videogioco dedicato al franchise di Adventure Time ed è stato sviluppato dall’esperto studio di WayForward, già autore dei primi due titoli del franchise, il gioco offre una classica esperienza d’azione e avventura con una visuale dall’alto, arricchita da numerosi rompicapi da risolvere. WayForward è lo studio perfetto per offrire una nuova avventura di Adventure Time ai fan della serie animata poiché proprio come la serie TV, i videogiochi hanno saputo conquistare appassionati di ogni età In Adventure Time: Il Segreto del Regno Senzanome, i giocatori possano vestire i panni sia di Finn che di Jake esplorando l’omonimo regno creato appositamente per il gioco, una misteriosa regione inesplorata nella Terra di Ooo, dove scopriranno segreti nascosti e incontreranno molte creature e personaggi inediti.  È evidente che la combinazione tra azione, avventura e rompicapi sarà un’aggiunta perfetta per il marchio e garantisce un’esperienza coinvolgente agli appassionati di Adventure Time di ogni età. La serie è stato creata da Pendleton Ward e prodotta da Cartoon Network Studios, la celebre serie animata di Adventure Time segue le avventure di Finn e Jake, due migliori amici, mentre attraversano il mitico regno di Ooo e interagiscono con i suoi abitanti. Con oltre 132 milioni di spettatori in tutto il mondo, la quinta stagione di Adventure Time è attualmente trasmessa da Cartoon Network in Europa, Medio Oriente e Africa.

Voto: 7

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