Notorious: autopsia di un film

by • 26/07/2009 • ArticoliComments (0)557

La genesi di questo film affonda le sue radici nel lontano 2005, quando la Fox Searchlight Pictures acquista i diritti della biografia Unbelievable: the life, death and afterlife of the Notorious B.I.G. Il libro in questione, ad opera del giornalista Cheo Odari Cocker, riscuote l'approvazione delle persone più vicine a Biggie, tra cui la madre Voletta Wallace e gli ex manager Wayne Barrow e Mark Pitts; insomma, ci sono i presupposti perché la veridicità della storia sia rispettata. Per garantire ulteriormente la fedeltà ai fatti, madre e manager vengono incaricati della produzione esecutiva del film, mentre Cocker stesso si occupa di scrivere la sceneggiatura.

Passano gli anni e il 2005 si trasforma inesorabilmente nel 2006 e poi nel 2007. Il progetto della biopic su Biggie Smalls è ancora in cantiere, ma non si conoscono né il titolo, né la data di inizio della lavorazione. Anche sulla scelta del regista regna la confusione più totale: inizialmente l'incarico va ad Antoine Fuqua (Training day), ma ben presto viene licenziato. A quel punto, fonti vicine alla produzione annunciano che sarà addirittura Sylvester Stallone a dirigerlo. Fortunatamente la notizia viene immediatamente smentita, ma la nuova (e definitiva) scelta per la regia desta comunque qualche perplessità: George Tillman Jr, autore di celebri serie di black movie commerciali e di dubbio valore artistico, come i vari Soul Food e Barber Shop.

A quel punto, inizia il can can per l'assegnazione del ruolo principale. Tra i 350 milioni di abitanti degli Stati Uniti, esisterà qualcuno degno di interpretare Notorious B.I.G.? Per oltre un anno, sembra di no. Oddio, può essere che la ragione sia che si cerca nei posti sbagliati: vengono provinati per la parte praticamente tutti i rapper taglia XXL in circolazione, da Beanie Sigel a Guerrilla Black, passando per Sean Kingston (che rapper non è, ma poco importa). La scelta, alla fine, cade su Jamal “Gravy” Woolard, un mc di Brooklyn noto soprattutto perché nel 2006 è stato il bersaglio di una misteriosa sparatoria di fronte alla sede di Hot 97. Ciliegina sulla torta, tra i produttori esecutivi si aggiunge un nuovo nome: quello di Puff Daddy, o P Diddy che dir si voglia. E, come vedremo, quest'ultima scelta influenzerà parecchio il tono del film.

Ora che è sbarcato finalmente nelle sale italiane, possiamo affermarlo con un po' più di sicurezza: Notorious non è brutto come le premesse (e le recensioni) ci facevano temere. Al contrario, gli autori sono riusciti a rendere in maniera molto accurata e credibile la storia di Biggie. La maggior parte dei personaggi assomiglia davvero ai propri corrispettivi nella realtà, sia fisicamente che a livello umano: una menzione d'onore va senz'altro a Naturi Naughton e Antonique Smith, rispettivamente Lil'Kim e Faith Evans, talmente realistiche nella propria interpretazione da far dimenticare per buona parte del film che si tratta di attrici e non delle vere protagoniste. Ottima prova anche per Jamal Woolard, che per calarsi nei panni di Notorious B.I.G. si è sottoposto a un training intensivo di mesi, ivi compreso uno stage alla prestigiosissima scuola musicale Julliard per imparare ad imitare la voce di Biggie.

Com'è ovvio che sia, però, qualche perplessità resta. Cinematograficamente parlando, non siamo in grado di giudicare perché non è il nostro mestiere; ma rispetto a vita, morte e miracoli di Notorious B.I.G. e compagnia bella, ci sentiamo di avanzare un paio di obiezioni. Probabilmente sono riconducibili alla produzione esecutiva di Puff Daddy, che non è certo la persona più adatta a illustrare la storia in maniera obbiettiva e imparziale. In effetti il personaggio di Puffy non sembra avere molto a che spartire con l'originale: il rapper si è dipinto talmente buono, disinteressato e generoso da essere più simile a Babbo Natale che al famigerato CEO della Bad Boy. Idem con patate per Tupac e il resto della Death Row, ma in senso inverso: a giudicare dal film, Tupac sarebbe un pazzo schizofrenico che con le sue azioni insensate ha condotto alla rovina e alla morte non solo se stesso, ma anche Biggie. Un evidente e fastidiosissimo falso storico che non rende onore alla memoria di nessuno dei due.

Tirando le somme, vale decisamente la pena di fare una capatina al cinema per vedere Notorious; tra l'altro, incredibile ma vero, il doppiaggio italiano e la resa dei dialoghi sono molto al di sopra della media, rispetto a qualsiasi altro film hip hop in cui la parola crew viene tradotta come tribù. I futuri spettatori, però, sono caldamente invitati a documentarsi  prima sulla VERA storia di Biggie, per non cadere nella trappola della versione edulcorata fornita da Diddy. È necessario tenere presente che, per rendere giustizia alla faida più celebre della storia del rap, ci sarebbe quantomeno bisogno di una biopic su Tupac Shakur (possibilmente non prodotta da Suge Knight, altrimenti saremmo punto e daccapo). In attesa che l'industria cinematografica si metta all'opera, ci godiamo con molto piacere questo primo capitolo della saga.

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