Non facciamo che anche Mac Miller sia morto invano

by • 10/09/2018 • Copertina, Editoriali, RubricheCommenti disabilitati su Non facciamo che anche Mac Miller sia morto invano338

White Lines (don’t don’t do it) è una delle prime vere hit immortali della storia dell’hip hop, e anche una delle prime canzoni a evidenziare le contraddizioni interne al movimento rap quando si parla di droghe e dipendenze. Pubblicata nel 1983 da Melle Mel, lanciava un messaggio contro l’abuso di cocaina e le sostanze stupefacenti in generale, prendendo una posizione chiarissima fin dal titolo. Peccato però che, narra la leggenda, in studio quelle stesse strisce bianche protagoniste del pezzo furono consumate in quantità industriali dal diretto interessato durante la registrazione della canzone. Non sarà né il primo né l’ultimo caso simile: vedi alla voce N.W.A, che raccontavano senza filtri l’abbruttimento delle comunità urbane americane distrutte dalla piaga del crack, ma che registravano per un’etichetta (la Ruthless Records) finanziata con i proventi del traffico di droga. Nulla di tutto questo dovrebbe stupirci o scandalizzarci: il rapporto tra droga e musica, e in particolare tra droga e rap, è sempre stato molto complesso e sempre lo sarà. (Continua dopo il video)

Cosa è cambiato, quindi? Per certi versi nulla, per certi altri tutto. Forse il problema principale è che è cambiata la nostra percezione delle sostanze, e della loro pericolosità. Fino a dieci/quindici anni fa, in ambito hip hop c’era una distinzione netta tra quelle che erano droghe ricreative (alcol, fumo; per alcuni si poteva sconfinare fino all’ecstasy o all’MDMA) e quelle che invece costituivano un reale rischio psicofisico per chi le assumeva. Oggi non è più così. Siamo abituati – forse sarebbe meglio dire assuefatti – all’idea che rapper e trapper di vent’anni siano tra i principali consumatori di antidepressivi, ansiolitici e altri sedativi da banco. La loro musica è spesso rallentata e dilatata proprio per dare il suo meglio se ascoltata sotto l’effetto di questa roba, proprio come negli anni ’70 i Jefferson Airplane facevano musica da trip, e nei ’90 i Cypress Hill facevano musica da ganja. Ci sono case discografiche che producono quei dischi ben sapendo cosa significano, e ci sono medici che continuano a prescrivere quei farmaci ben conoscendone gli effetti collaterali. Dov’è quindi lo scandalo?, si chiedono in molti. Quanti di noi conoscono qualcuno che prende regolarmente lo Xanax o la codeina, magari per motivi medici perfettamente legittimi? Quanti di noi lo fanno in prima persona? E’ semplicemente uno shift generazionale. E’ semplicemente un cambio di prospettiva. Se fosse davvero così, però, non resteremmo sconvolti ogni volta che apprendiamo della tragica scomparsa di un nuovo ventenne simbolo di questo cambio di passo, da Lil’ Peep a XXXTentacion (che non è morto per questo, ma sicuramente ha avuto una vita estremamente sregolata e breve anche a causa di questo) fino a Mac Miller, che ci ha lasciato venerdì notte a 26 anni a causa di una probabile overdose. La verità è che non abbiamo ancora capito quanto rischiosa sia la dipendenza da farmaci, e soprattutto quanto sia insidiosa: ci finisci dentro prima di rendertene conto, e a quel punto è troppo tardi per tornare indietro. (Continua dopo il video)

Lo Xanax, una benzodiazepina della famiglia degli ansiolitici, ha un effetto calmante quasi immediato: hai un attacco di panico, lo prendi e ti passa. Ma si assorbe anche altrettanto velocemente, e dopo poche ore l’effetto è svanito. Se lo prendi per rincoglionirti, anziché per curare dei sintomi fisici sotto stretto controllo medico, è altamente probabile che tu cominci ad aumentare le dosi, per farlo durare di più. Più le aumenti, più diventi assuefatto, e se smetti di botto ti ritrovi in preda a vere e proprie crisi d’astinenza. Nel giro di breve avrai sviluppato una certa tolleranza, e poi dipendenza, che magari ti porterà a combinare l’uso con l’alcol, perché non ti renderai più conto di quanto sia pericoloso. E siccome sia l’alcol che lo Xanax hanno la capacità di rallentare la respirazione, e se presi insieme questa capacità è doppia, magari un bel giorno ti addormenti e non ti risvegli più. Nel frattempo hai smesso di vivere, di uscire, di parlare con la gente, di essere produttivo, perché tra gli altri effetti collaterali ci sono letargia, difficoltà ad articolare le parole, difficoltà a concentrarsi, vuoti di memoria, voglia di isolamento, paranoia. Il tuo unico contatto con il mondo esterno rischia di diventare le storie di Instagram. La codeina è un oppioide, ovvero una versione sintetica dell’oppio, che di fatto, come tutti sanno, è la sostanza da cui si ricava l’eroina. Il fatto che sia contenuta in banali sciroppi per la tosse non significa che non sia pericolosa, perché quello si assume a cucchiaiate, non a bottiglie. Se la butti giù a botte di purple drank è facile perdere il conto di quanta te ne fai, perché non c’è nulla di più semplice che bere un bicchier d’acqua, o meglio, di Sprite. Crea rapidamente dipendenza, rende difficoltoso sostenere una normale conversazione, guidare, lavorare, tenere a mente le cose. Può provocare convulsioni, e può rallentare il cuore fino a farlo smettere di battere. Come è successo ad esempio a dj Screw, l’inventore del celebre sound chopped’n’screwed, che nel lontano 2000 è morto per un’overdose di codeina, mischiata ad alcol e ad altri tranquillanti.

Se c’è una morale in questa triste favola, è quella di non sottovalutare mai le cose che decidiamo consapevolmente di assumere, e di non abusarne. Il fatto che vengano vendute in farmacia non le rende meno pericolose. E il fatto di avere il coraggio di dirlo ad alta voce, e di saper distinguere tra la musica di un artista e la sua immagine sui social, non vi renderà dei vecchi reazionari rompipalle.

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