No woman no cry: la storia di Rita e Bob Marley

by • 21/01/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (1)3532

Esistono tanti modi per raccontare la storia di un personaggio noto. Alcune, documentate in maniera precisa, puntuale e accademica, si avvicinano al libro su Robert Johnson di cui parlavamo la settimana scorsa; altre, invece, assomigliano più a un romanzo, e sono queste ultime che personalmente appassionano di più chi vi scrive in questo momento. Uno dei casi più affascinanti è senz’altro No woman no cry, autobiografia di Rita Marley, moglie di Bob per 15 anni (dal 1966 fino alla sua morte) e madre di alcuni (non della maggioranza, però) dei suoi figli. Musicista lei stessa e corista del marito con le celeberrime I-Threes, attraverso la storia della sua vita ci racconta anche quella di Bob Marley, della Giamaica, del movimento Rastafari e del reggae in generale.

Appassionante come solo un’epopea familiare può essere, il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 2004. I motivi per cui vale la pena leggerlo sono molti. Primo: è godibile anche da chi di musica caraibica conosce poco e niente, anzi, è un ottimo modo per scoprire un genere che spesso resta invisibile ai non appassionati. Ricchissimo di aneddoti e curiosità, svela parecchi punti che per un occidentale poco abituato alla cultura rasta restano in genere oscuri. A che episodi si ispiravano, esattamente, le canzoni di Bob Marley? Perché diamine in quelle zone sembra che nessuno si accontenti di avere una sola moglie per volta? Perché un semplice cantante armato di chitarra era considerato un profeta dall’intera popolazione?

Ovviamente l’autobiografia di Rita Marley non esaurisce certo l’argomento (anzi, la speranza è che prima o poi il nostro Haile Anbessa si decida a scrivere un libro anche lui), ma dà la possibilità a noi profani di capirci qualcosina in più e di sfatare alcune leggende metropolitane. Come quella che vorrebbe che la Giamaica sia nata Rastafari: in realtà era in prevalenza cattolica fino agli anni ’70, e i rasta erano inizialmente visti come dei pericolosi rivoluzionari e peccatori da evitare a tutti i costi. O come il mito della morte di Bob: la ferita durante una partita di calcio, il ferimento all’alluce, il rifiuto di curarsi, lo sviluppo di un melanoma a causa della ferita mai guarita e, infine, anche il rifiuto della chemio per paura di perdere i suoi rasta, considerati un’appendice sacra e inviolabile. Insomma, il racconto di una vicenda umana particolarissima e di un amore tormentato, riassunto in duecento pagine che si leggono tutte d’un fiato.

No woman no cry
di Rita Marley con Hettie Jones
2004 Mondadori editore
euro 15,50

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