No, A$AP Rocky non è mai stato un rapper pro-Trump

by • 23/07/2019 • Copertina, NewsCommenti disabilitati su No, A$AP Rocky non è mai stato un rapper pro-Trump619

Buone notizie dalla Svezia, finalmente: dopo venti giorni di carcere per una rissa in cui è rimasto coinvolto – rissa in cui dichiara di essere la vittima di un’aggressione, e che lo ha costretto a cancellare numerose tappe del suo tour europeo, compresa quella italiana, rimandata a data da destinarsi – A$AP Rocky sarebbe finalmente in procinto di essere liberato. C’è voluta una minaccia di boicottaggio della Svezia da parte di numerosi artisti rap e una campagna mediatica internazionale da parte dei fan, di cui abbiamo visto diversi manifesti e flyer comparire anche in Italia. Ma soprattutto, c’è voluta una pressione politica e diplomatica non indifferente, che ha coinvolto il presidente USA in persona. Donald Trump, infatti, è intervenuto chiamando il primo ministro svedese e offrendosi addirittura di pagare di tasca sua la cauzione del rapper (inutilmente, perché in Svezia come nella maggior parte dei paesi europei la cauzione non esiste) dopo aver ricevuto numerosi appelli dai suoi “amici neri”, tipo Kanye West, Kim Kardashian (uhm) e Justin Bieber (ehm). (Continua dopo la foto)

Uno dei manifesti pro A$AP comparso a Milano.

 

Tutto è bene quello che finisce bene, insomma? Per Rocky sicuramente sì, se riuscirà finalmente a uscire dal carcere. Per la stampa e la scena hip hop italiana, un po’ meno. Perché i quotidiani che ne hanno dato notizia sembrano non aver capito molto non solo della situazione, ma soprattutto del personaggio. Titola Repubblica, nell’articolo di Andrea Tarquini: “Svezia, rilasciato Asap Rocky: libero dopo venti giorni il rapper pro-Trump”. Cosa che ribadisce anche nel testo dell’articolo: “Asap Rocky, notoriamente sostenitore di Trump in pubblico”. (Continua dopo gli screenshot)

Peccato che A$AP sia ben lontano dall’essere un sostenitore di Trump, come è noto: ha dichiarato di avere sempre votato per Obama, ha invitato a votare Hillary Clinton e si è più volte si è espresso a favore di cause vicine ai democratici e lontanissime dall’ideologia di Trump. Anzi, i primi a preoccuparsi delle condizioni della sua prolungata detenzione in Svezia sono stati proprio i parlamentari del Partito Democratico. Che ben conoscono l’artista e le sue posizioni, visto che perfino nei suoi video ci sono chiari messaggi che vanno contro tutto ciò che rappresenta Trump, come in quello di Gunz’ n’ butter, che da molti è considerato una precisa metafora sulla diffusione delle armi, sui tagli alla spesa pubblica per l’istruzione e in generale sulla degenerazione della società americana. (Continua dopo il video)

Insomma, ancora una volta una vicenda di cronaca ci fa riflettere su quanto la stampa generalista italiana sia spesso impreparata e/o superficiale nel parlare di rap, perfino quando si tratta di casi internazionali il cui approfondimento è letteralmente a portata di clic. La speranza è che Repubblica corregga l’articolo in questione, e che la prossima volta che si trovano in dubbio su come trattare un argomento accendano un cero a san Google.

 

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