Neblina Records presents: Definition

by • 26/12/2004 • RecensioniComments (0)596

Onestamente, quando ho avuto tra le mani questa compilation di pezzi da un lato ero incuriosito sul come era stata assemblata (e cioè via internet con sbattimenti vari, dato che i tre coproprietari della Neblina son sparsi per il mondo), dall'altro temevo per la solita pila di puzzonate, ché se sono underground un motivo ci sarà pure. Difatti, anche se non lavoro alla Fat Beats, qualche idea degli sconosciuti ce l'ho: se dico che su 17 artisti ne conosco sì e no cinque, la cosa è preoccupante.

In realtà, buttando il CD nel lettore, devo dire che in parte i miei dubbi erano infondati. Prendiamo i due pezzi dei Chapter 13: nulla di nuovo sotto il sole, nel senso che da quel poco che ho ascoltato possono rientrare nel filone dell'hip hop da throwback che tanto piace al pubblico dopo l'esordio dei Little Brother; in realtà sono molto più simili a gente come i Binary Star o gli Athletic Mic League che a 9th Wonder e soci. Già che siamo in tema di 9th Wonder, questo produce "Fake Ones" di Splash facendo decisamente un buon lavoro che inoltre viene impreziosito da questo sconosciuto MC, molto preciso nella tecnica e piuttosto valido a non annoiare malgrado la tematica sia la solita lagna sui, cito: "fake niggas". Restando in tema di North Carolina, pure L.E.G.A.C.Y. appare con un pezzo prodotto da K-Hill (a dire il vero non troppo riuscito), il quale, poi, figura a sua volta anche su Da Instigator: pezzo sul veloce andante con un bel campione soul (forse Al Green, ma non sono sicuro) usato decisamente bene ma tirato un po' giù da un ritornello fiacchettino. Quest'ultimo resta comunque, assieme a Fake Ones e Più Fuoco (dei nostrani Giuann e Frank Siciliano), uno dei pezzi più riusciti dell'insieme. Venendo appunto a Più Fuoco, prodotta da Siciliano e rappata da Giuann, devo dire che è stata una sorpresa gradita: come già detto, non sfigura ed anzi s'impone come una delle cose più gradevoli della compila, grazie anche alla tipologia dei hihats che mi fa molto '95 e perciò non può non piacermi.

Detto questo, non tutto è rose: Medinah General delude facendo due pezzi dei quali il primo, Dreams, è del tutto insipido e per giunta censurato (???), mentre il secondo, (F.U.X.) è una delle cose più intrise di marciume che abbia sentito negli ultimi mesi, grazie ad uno strepitoso beat prodotto dal favoloso DJ Doc Strange, il quale riesce a mischiare voci, bonghetti e clap in una cacofonia incircolabile. E bella lì. Lo stesso Doc Strange si riprende una minima sulla traccia successiva, campionando un bel coretto soul che purtroppo viene assassinato da un mixaggio amatoriale che fa sì che la voce di Hydro risalti un po' troppo (alias: sembra un freestyle registrato in radio). Assolutamente pietosa è Peep The Status di Bonez. Ignoro chi sia, però ci sono molti lavori socialmente utili che aspettano lui ed il suo produttore a braccia aperte… ma non so, mette tristezza… ha questo beat insulso, con lui che fa i salti mortali per spiegare quanto fa brutto e quanto è figo, con questa rappata cadenzata che eran anni che non si sentiva… boh… Pure Thin Line non è sto granchè (più che per gli MC piuttosto generici, per le batterie che hanno un suono ed una programmazione tremendi), però oltre a non dare tutto 'sto fastidio, usa lo stesso campione di Karma dei Mood (Don't Let Me Be Misunderstood di Nina Simone) e quindi perlomeno ha il pregio di farmi tornare in mente una bella canzone. Invece l'unica cosa che attiri l'attenzione di Live & Knuckle Up, altro pezzo di illustri sconosciuti, è l'uso di Across 110th Street di Bobby Womack, che corrisponderebbe circa a campionare qui da noi Azzurro o Piccolo Grande Amore. A livello di popolarità, intendo: insomma, è una scelta un po' facilona in sè, non la si taglia neppure, nemmeno si riesce ad usare pattern di batteria degni di questo nome, ci si fa rappare sù della gente insipida… non vedo il punto in tutto questo, a parte eventualmente farti tirare un culo grosso come un'anguria dalla RIAA. Gusti.

Insomma, si passa da alcuni alti ad altrettanti bassi passando per molta mediocrità. Questa mediocrità, nota bene, non è sinonimo di squallore, solo di inutilità. Può piacere a chi non mastica hip hop da lungo e per cui non può ancora soffrire della sensazione di déjà vu, dubito però che una compila così underground possa arrivare tra le sue mani. Cosa me ne faccio di pezzi come Cry Like A Baby o Live & Knuckle Up? Niente, semplicemente. Inoltre, con tutto il bene che voglio a questa musica, 75 minuti e rotti di canzoni son troppi: asciugano, è inevitabile, specie se i gusti dei selezionatori hanno portato ad un assemblamento di pezzi molto simili tra di loro. Sarebbe stato gradito anche un mixaggio più omogeneo, però data la natura del prodotto non si può chiedere troppo. Insomma: per carità, ho acquistato compilation ben più brutte e dalle quali avevo aspettative parecchio più alte, però resta il fatto che ci sono una serie di difetti di base piuttosto grandi ai quali oramai non si può rimediare se non studiando il tutto meglio in vista di un secondo volume.

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