NBA: The Italian Job

by • 03/02/2010 • ArticoliComments (0)368

Mai come in questo periodo il made-in-italy sta andando molto di moda negli Stati Uniti. Questo di per se non rappresenterebbe una grandiosa novità, se non fosse che il “settore” nel quale si sta affermando la nostra nazione è un settore sportivo tradizionalmente appannaggio degli afroamericani: la NBA. Si, perché mai come quest’anno gli italiani presenti nella lega professionistica americana stanno facendo ben  parlare di se stessi, inducendo i media americani ad avere un occhio di riguardo verso il nostro basket.

I tre alfieri nazionali sono tre talenti veri del nostro movimento. Due di loro, Belinelli e Bargnani, giocano nei Toronto Raptors, squadra canadese allenata da coach Triano. Il Mago (questo il soprannome di Andrea Bargnani) si sta ritagliando un posto importante nel suo team, ricoprendo un ruolo via via più rilevante, e venendo usato come secondo terminale offensivo negli schemi della sua franchigia. Proprio stanotte è riuscito a realizzare il suo career-hig in fatto di punti: 34, record per lui e record italiano della lega. Il suo compagno di avventura, Marco Belinelli, non se la passa altrettanto bene. Fa molta più fatica ad essere preso in considerazione dal coach ed è meno presente nelle rotazioni di squadra: in pratica gioca meno minuti e si mette meno in mostra. Anche se, c’è da dirlo, stanotte ha giocato per la prima volta in quintetto. Risultato? 21 punti, suo top stagionale (ottenuto però durante la sconfitta dei Raptors contro Indiana).

Il terzo alfiere italiano è Danilo Gallinari, a.k.a. il Gallo. Classe 1988,  il giocatore lombardo è approdato la stagione scorsa ai New York Knicks. Dopo un primo anno passato ad ambientarsi e a risolvere qualche problemino fisico di troppo (in particolare alla schiena), il Gallo sta vivendo una seconda stagione decisamente importante: è spesso l’idolo del Madison Square Garden e si parla un gran bene di lui. Vedendolo giocare, ci si rende conto che si porta dietro ancora qualche imperfezione che va smussata, e forse deve irrobustire ancora un po’ il fisico, ma è lampante il suo potenziale e i suoi ampi margini di miglioramento. Nowitzki, star tedesca dei Dalla Mavericks, ha detto di lui: “nemmeno io, quando ho cominciato, giocavo a questi livelli”. Di recente il New York Post ha collocato Danilo nella lista degli “scapoli d’oro”, al 12° posto: un ottimo riconoscimento per un perfetto sconosciuto arrivato dallo stivale italico.

Insomma, c’è da augurarsi un buon futuro in NBA per i tre azzurri, con la speranza che, di riflesso, il movimento cestistico nazionale possa trarne un insperato giovamento.

 

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