Nas: dal Queensbridge a Bologna

by • 01/06/2007 • ArticoliComments (0)527

L' Hip Hop è morto.Quante volte, in quasi trent'anni di storia di questa cultura e della sua espressione musicale, questa frase è risuonata nelle nostre orecchie, quanti (falsi?) profeti l'hanno proclamata dalle pagine di qualche giornale? Innumerevoli.Dove sta dunque la novità, chiederete voi?
Beh, se a proclamare la morte dell' Hip Hop non è il solito giornalista ma un artista tra i più importanti e rappresentativi di sempre del genere, arrivando persino ad intitolare così la sua ultima fatica discografica, allora probabilmente è il caso di alzare le antenne.
Quando poi si guarda meglio la copertina del disco in questione e si scorge, accanto al titolo e al nome di Nas, il logo della Def Jam, etichetta che di questo genere ha semplicemente fatto la storia, allora la questione si fa più interessante, il quadro da confuso si fa più chiaro e si capisce che la morte dell' Hip Hop non può essere che una provocazione; che l' Hip Hop, per lo meno in una sua certa forma e concezione, è vivo e vegeto.

A dimostrazione di ciò, oltre al poter stringere materialmente fra le mani il disco di Nas, c'è il fatto che Nasir Jones in persona, per la prima volta in oltre 15 anni di carriera, calcherà un palcoscenico in Italia.
Ebbene sì: uno degli artisti colonne dell'Hip Hop, grazie a una delle etichette colonna dell'Hip Hop, suonerà il 10 giugno a Bologna, guardacaso una delle città a cui l'Hip Hop, in Italia, deve tanto, tantissimo.
Un cerchio che si chiude, per certi versi.

E di cerchi che si chiudono, di divari che si colmano, di cose che tornano al proprio posto dopo un'apparente confusione ce ne sono parecchi nella carriera di Nas.

Proviamo ad andare con ordine.
1991.
Main Source – Breaking Atoms. Una pietra miliare, il disco del gruppo di Large Professor, ironicamente ricordato, più che per la musica di altissima qualità contenuta, per essere il disco che contiene "Live at the BBQ", pezzo che ha rappresentato l'esordio per un paio di giovani MCs, tra cui appunto il giovanissimo Nasty Nas.
Bisognerà aspettare il 1994 però per avere il suo primo disco solista.
Illmatic, non credo ci sia bisogno di preamboli o presentazioni particolari. Nas alle rime, un solo featuring (AZ), beats di Large Professor, Q-Tip, Pete Rock, DJ Premier e L.E.S. (quest'ultimo produttore che accompagnerà Nasir praticamente in ogni suo lavoro).
In poche parole, un capolavoro, nove tracce magistrali, beats e rime semplicemente perfetti, Nas acclamato unanimemente come erede di Rakim.

Il padre Olu Dara, famoso trombettista jazz, che ha lasciato Nas e il fratello Jungle alle cure della madre quando Nasir aveva 13 anni, suona la tromba in "Lifès a Bitch". Un primo cerchio si chiude.

Nasty Nas non si ferma, il suo animo è troppo inquieto, nonostante gli occhi perennemente a mezz'asta che lo possono far sembrare completamente estraniato dall'esterno (quando invece le sue capacità di osservatore e narratore della strada sono uno dei punti di forza del suo rap), non si ferma neanche il mondo dell' Hip Hop, che nei due anni che trascorrono fra Illmatic e il suo secondo disco solista, è cambiato.
Nuovi suoni, nuovo immaginario: tutti aspettano al varco Nas come un profeta, un salvatore, ma Nasty Nas non c'è più, su It Was Written il protagonista è Nas Escobar, alter ego mafioso del rapper cresciuto nei project del Queensbridge.
Molti si aspettavano un Illmatic parte seconda, e It Was Written, con produzioni dei Trackmasters (all'epoca autentici Re Mida) e di Dr Dre oltre che di Premier, Havoc e del fidato L.E.S. ha avuto più critiche di quante effettivamente ne meritasse. La svolta "mafiosa" di Nas ha lasciato molti con l'amaro in bocca, probabilmente a causa delle aspettative di pubblico e critica, in attesa di un nuovo classico come Illmatic. Ciò non toglie che It was written raggiunse comunque ottimi risultati di vendita, trascinato anche da singoli come "If I ruled the world" assieme a Lauryn Hill.

Nella stessa fase della carriera di Nas ritroviamo il progetto The Firm: sotto la guida di Dr Dre (e della sua neonata etichetta Aftermath, creata dopo l'uscita dalla Death Row) un gruppo di giovani rapper di successo (Nas, AZ, Foxxy Brown e Nature) si ritrova in studio a Miami per registrare questo disco.The Firm aveva tutte le carte in regola per essere un enorme successo, ma anche in questo caso le aspettative, sia a livello qualitativo che di vendite vennero deluse: pur non mancando i buoni momenti si percepisce chiaramente che fra i diversi artisti coinvolti non e scattata la giusta chimica.

Inizialmente, al posto di Nature avrebbe dovuto esserci Cormega, amico fraterno di Nas, che non prese benissimo l'esclusione, iniziando un beef durato anni. Recentemente i due si sono riavvicinati, e in occasione della presentazione di Hip Hop is Dead Nas e Corey sono stati insieme sullo stesso palco. Un altro cerchio si chiude.

Nas non si ferma, arriviamo al 1999 e il suo ritorno sulla scena sorprende nuovamente tutti. Lo avevamo lasciato vestito in completi bianchi in stile Scarface (vedere il video di "Its Mine" insieme ai Mobb Deep per avere un esempio del suo stile) e lo ritroviamo, nel video di "Nas is like" in bomber mimetico cavalcare un beat di Premier.
Chi scrive non può dimenticare la pelle d'oca sentendo per la prima volta questo singolo… Puro boom bap e rime magistrali, tanto che il mondo gridò al ritorno di Nas ai livelli di Illmatic.
Il singolo anticipava "I am…", terza fatica solista di Nasir. Non più Nas Escobar, non più Nasty Nas (o forse entrambi?), semplicemente Nas.
Un disco dalle diverse anime, le sfaccettature dell'artista sono rappresentate a diverso titolo: DJ Premier e Timbaland, passando per Dame Grease e Trackmasters, come dire: il club e la strada. Ancora una volta, chi aspettava Illmatic parte seconda rimane deluso, ancora una volta si tratta di un buon disco che subisce il fatto di non essere Illmatic, ancora una volta Nas decide deliberatamente di cambiare tutte le carte in tavola e ritorna, nello stesso anno, con un altro alter ego: Nastradamus.

Onestamente, si tratta del disco probabilmente meno riuscito nella carriera di Nas, ispirato a tratti e con produzioni spesso rivedibili (purtroppo questo succederà spesso anche in seguito: da una parte piange il cuore, ripensando ai credits di produzione di Illmatic, d'altra parte è evidente la volontà di Nas di non fossilizzarsi su un unico suono ma di sperimentare diverse forme).

La fase successiva della carriera di Nas, in cui possiamo inserire a pieno titolo Stllmatic e God's Son (rispettivamente usciti nel 2001 e nel 2002) è fortemente caratterizzata dallo storico beef con Jay Z. Due pesi massimi del microfono, probabilmente due dei migliori rappers di sempre, a contendersi la corona di Re di New York, trono lasciato vacante dalla morte di Biggie Smalls (grande amico di Jigga, tra l'altro). Si tratta di una battaglia a colpi di rime, nessuna pistola e nessun attentato, solo il desiderio di prevalere fra due pesi massimi, con stili, attitudini e capacità diverse, accomunati da un talento sopraffino e dal desiderio di dimostrare al mondo di essere i migliori.
A "Takeover" di Jay Z, Nas risponde con "Ether" (su Stillmatic), i due non se la mandano a dire, e l'esito della battaglia è incerto: i risultati di vendita premiano sicuramente Jay Z, che tra l'altro con "Blueprint" ha raggiunto uno dei punti più alti della sua carriera, ma liricamente Nas regge decisamente il confronto.

Fast Forward: 2006. Nas firma per la Def Jam. Il presidente della Def Jam è ora Jay Z. Jigga divide il palco con lui durante un concerto a Londra, e duetteranno su "Black Republican", su Hip Hop is Dead. Un altro cerchio si chiude.

God's Son contiene "Made you Look" e "I Can", due singoli di grande successo, entrambi rappresentativi, ancora una volta, del duplice approccio di Nas. Da una parte abbiamo un pezzo duro, un semplice e famosissimo break ("Apache" della Incredible Bongo Band) su cui Nas rima veramente come ai tempi di Illmatic, dall'altro un pezzo "radio friendly" (tanto da aver avuto un buon airplay persino alle nostre latitudini), costruito su un loop di "Per Elisa". Nas mette d'accordo bboys e grande pubblico, la critica ancora aspetta un classico come Illmatic, ma a questo punto è chiaro: a Nas non interessa replicare quel successo, sarebbe una strada troppo facile, Nas va oltre, e infatti per il passo successivo della sua carriera decide di entrare in una cerchia ristretta di artisti, almeno per quanto riguarda l'Hip Hop: pubblica un doppio album.

Prima di lui, solo Jay Z, Biggie, 2Pac (e, in misura diversa, gli Outkast) avevano tentato la strada del doppio album, e sinceramente, solo Notorious e 'Pac avevano centrato l'obiettivo. Purtroppo per Nas "Street's Disciple" è un disco riuscito a metà: anche in questo caso il difetto maggiore sono le produzioni, difetto amplificato dalla durata del lavoro. A livello lirico Nas non perde un colpo, è sempre su alti livelli, è sempre l'erede di Rakim (di cui firma, proprio su "Street's Disciple", un' "unauthorized biography") ma, inutile nascondersi, si tratta di un altro passo falso per Nasir.

Il singolo che ha anticipato l'album è stato "Bridging the Gap", con il featuring, questa volta alla voce, del padre Olu Dara. Bridging the gap, colmare un divario, riempire un vuoto. Chiudere un cerchio.

Arriviamo ai giorni nostri. Il 2006 è stato un anno importante per Nas, a partire dal contratto con la Def Jam. Evento che in molti sensi dà una svolta alla sua carriera. Innanzitutto per qualsiasi artista Hip Hop avere il logo Def Jam sul proprio disco ha un significato particolare, significa entrare a fare parte, in qualche modo, della storia di questo genere musicale. Per Nas significa anche la fine, ufficiale, del beef con Jay Z, visto che Jigga nel frattempo è divenuto presidente del'etichetta discografica.
E se il disco partorito dall'unione fra Nas e Def Jam si intitola proprio Hip Hop is Dead, e, guardacaso, è il disco migliore di Nas da qualche anno a questa parte, allora è chiaro, è tutto chiaro. Si tratta di una provocazione, non può essere che così. E noi non aspettiamo altro che il 10 giugno, per ascoltarlo dal vivo, per sentircelo dire da Nasty Nas, da Nastradamus, da Nas Escobar, dal Figlio di Dio, dal Discepolo della Strada. Per sentirci dire da Nas che l'Hip Hop non è morto, affatto.

Rewind. 1997, metà giugno. Chi scrive si trovava al Forum di Assago, assieme ad altre migliaia di bboys, per l'Hip Hop Village, alla sua terza e più grandiosa edizione. Sul palco del forum si alternarono i migliori esponenti della scena italiana, ma il clou della serata avrebbe dovuto essere proprio il concerto di Nas, che invece per motivi non meglio chiariti, non si presentò.
Fast Forward: 2007, metà giugno. Nas a Bologna. Esattamente dieci anni di attesa per avere finalmente Nas in Italia. Un altro cerchio che si chiude.

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