Napolimanicomio

by • 15/05/2006 • RecensioniComments (0)1188

Originalità e fantasia. Ecco cosa traspare da “Napolimanicomio”, opera prima di Clementino, ventiquattrenne rapper partenopeo che si presenta con questo suo lavoro al grande pubblico. La curiosità per questo esordio era tanta, viste le tantissime apparizioni alle gare di Freestyle di interesse nazionale che l’hanno visto coinvolto, spesso come vincitore peraltro, nell’ultimo biennio. E proprio questo suo “girovagare” per lo stivale ha influito abbastanza nel “confezionamento” del disco, viste le tantissime presenze che l’accompagnano in quasi tutti i brani.

Il prodotto suona fresco. Una ventata di novità. Analizzando per bene i pezzi, uno per uno, si denota subito un particolare che spesso viene trascurato: la varietà di stesura della struttura dei brani. Infatti lo schema strofa-ritornello-strofa viene variegato, da bridge, pause, asimmetrie e quant’altro possa servire, creando alternanze che non stancano o “abituano” mai l’orecchio dell’ascoltatore. I testi ed i messaggi di Clementino sono vari, e trattano tantissime tematiche diverse. In ogni caso, i temi non vengono trattati con superficialità o banalità, ma nemmeno con l’accuratezza esasperata che porterebbe, in alcuni casi, alla noia. Nelle venti tracce presenti i messaggi arrivano a volte chiari e diretti, a volte in modo criptico e visionario, a volte in dialetto, altre in italiano, ma la scelta dei vocaboli e del modo di esprimersi è sempre molto personale. Sembra che Clementino non “parli” all’ascoltatore, ma ci “conversi” insieme. Gli incastri sono sempre fitti, il flow è sempre su livelli alti con spruzzi di melodia qua e la, e trovo molto curata anche l’impostazione vocale. Come si può dedurre, il prodotto è molto “eterogeneo”, e questo può essere un pregio, ma per ascoltatori più attaccati alla tradizionalità del rap, ciò può significare un difetto, e nemmeno troppo trascurabile.

Il lato produttivo di “Napolimanicomio” è stato affidato a 7 producer diversi, che contribuiscono ulteriormente alla “eterogeneità” del disco. Le produzioni più calde e musicali risultano quelle di Blakesanders (partenopeo), quelle in stile più classico sicuramente sono quelle di Mastafive (storico mc-producer torinese), poi ci sono quelle più di atmosfera di O’zi, le due in pieno stile OneMic di Rayden e non sfigurano le comparsate di O’luwong, Furo e Trtza. I campioni utilizzati, lo stile e l’attitudine alla produzione è molto variegata (si, anch’essa) e i risultati sono diversi, con qualche alto e basso, ma devo dire che nessun beat suona approssimativo o poco curato. Una critica però mi va di muoverla al missaggio, non sempre perfetto. Certo non pregiudica la qualità complessiva del prodotto, però abbassa di un gradino la professionalità complessiva.

Gli episodi più riusciti risultano “e continuo a camminare” (col ritornello cantato di Pulce), la struggente “Lettera al telefono” (gran parte del merito è da attribuire a Op.Rot) e “Pregiudizi universali” con Chief, che rappa parte della strofa in dialetto (non lo fece nemmeno sul disco de “La Famiglia”!). I featuring sono numerosissimi, provenienti da ogni parte dello stivale, ma non tutti hanno alzato il livello di rap del disco. Mi limiterò ad indicare quelli più azzeccati, a parte i già citati Pulce, Chief e Op.rot, è doveroso segnalare anche Paura (ispiratissimo), O’zi, Dope 1 e Gomez, che hanno realizzato strofe veramente degne di nota (non me ne vogliano gli altri, ma era impossibile citare accuratamente tutti). Sopra le righe, sicuramente, tutti gli interventi scratchati di Dj Snatch, veramente talentuoso.

Concludendo, Napolimanicomio è un disco che rispecchia molto la personalità di Clementino-Iena, amico di tutti, ottimo rapper e grandissimo freestyler. Un disco molto indicato a chi cerca un tipo di rap diverso dal solito, non sempre quadratissimo, con metriche particolari e strutture innovative. E’ un disco indicato a chi ama l’mcing inteso come disciplina della cultura hip-hop. Un ottimo esordio per quello che è, a detta di tutti, uno degli mc più promettenti di tutto lo stivale.

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