Mykal Rose:l'intervista

by • 01/11/2008 • IntervisteComments (0)828

Prima di un'infuocata sessione di dubplates al Rototom Sunsplash 2008, abbiamo avuto il privilegio di incontrare un'autentica leggenda del reggae. L'ex frontman dei Black Uhuru Mykal Rose è ora lanciato in una nuova carriera da solista. Un artista veramente rinato. Un'intervista difficile per via del carattere schivo dell'artista, soprattutto fuori dalla sua amata Giamaica. Poche battute, ma portate a casa anche queste con successo!
Per le foto al link:
http://www.flickr.com/photos/[email protected]/  un ringraziamento speciale a Shams e Viojahman.

Haile Anbessa: è un vero privilegio scambiare quattro chiacchiere con una leggenda come lei Mr. Rose!

Mykal Rose: yaman. Sono molto contento di essere qui al Rototom 08 per esibirmi!

H.A.: è la sua prima volta qui?

M.R.: Selassie knows! Sì è la mia prima volta e per questo rendo grazie… Give thanks…

H.A.: vorrei sapere ora come ha iniziato a cantare…

M.R.: è stata una lunga strada (accenna un sorriso). Ho inziato a cantare in singolo in Giamaica esibendomi un po' in giro per l'isola. Solo successivamente ho aperto dei contatti con i futuri Black Uhuru. La mia prima registrazione l'ho fatta con quel geniale produttore che corrisponde al nome di Lee "Scratch" Perry. Era il 1973. Con Niney the Observer ho inciso invece Guess Who's Coming To Dinner, rimasta per molto tempo al vertice in Inghilterra. Ho registrato anche con l'etichetta di Dennis Brown.

H.A.: ha parlato prima del suo leggendario gruppo Black Uhuru. Come vi siete formati?

M.R.: beh giocavo molto a pallone e fumavo. È così, sul campo, che ho conosciuto Ducky Simpson. Nel frattempo abbiamo cambiato due cantanti, il primo finito nei Wailing Souls mentre il secondo ha dato vita ad un gruppo tutto suo. Poi un fratello rasta chiamato Cojo ci parlò di una sorella dalla voce incredibile, chiamata Puma. Io, Ducky e Puma ci incontrammo e il resto è storia che conoscete penso.

H.A.: sono curioso del segreto del suo successo. Mi spiego meglio. Lei è un'autentica leggenda e ha fatto la storia di questa musica, soprattutto del roots classico. Oggi riesce ad essere ancora in vetta alle classifiche con uno stile nuovo, la dancehall, con pezzi grandiosi come Shoot Out, reinventandosi completamente. Come ci è riuscito?

M.R.: è un impegno continuo. Si tratta di imparare ogni giorno. E poi avere i contatti giusti che ti propongano riddim favolosi, proprio come quello di Shoot Out! Pazzesco! (sorride).

H.A.: per concludere, una domanda che faccio spesso ad artisti ferventi come lei. Cosa significa per lei Rastafari?

M.R.: lasciati dire una cosa: Rastafari è tutta la mia vita. Secondo me il reggae è Rastafari. Non c'è separazione tra le due cose. Il reggae come per il Rastafari è stare assieme, cantare e suonare i tamburi per Jah. Solo così Babilonia cadrà. Il Rastafari abbraccia per così dire il reggae. Solo così si possono combattere le ingiustizie.

H.A.: grazie mille, è stato un autentico onore!

M.R.: yaman, ricorda youth: prenditi cura della vita e la vita avrà sempre cura di te!

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