Mugen Souls Z

by • 01/06/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)455

mugen souls z
Il passato e le avventure di protagonisti e comprimari verranno via via illustrate durante le innumerevoli scene di dialogo che infarciscono tutta la durata del gioco. Per quanto utili ad introdurre il giocatore nell’universo narrativo (e, insieme ai numerosissimi tutorial, anche alle tantissime dinamiche di gioco), queste cutscene rivelano immediatamente uno dei principali punti deboli del titoli Compile Heart, ovvero la sua lentezza. Per essere un RPG che si tiene ben lontano da tematiche serie e adulte (se si escludono i riferimenti al sesso e i nasi sanguinanti obbligatori in qualsiasi produzione proveniente dal Sol Levante), la sua narrazione procede infatti ad un ritmo fin troppo rilassato, a tratti quasi soporifero: molta della colpa è da additare all’asfissiante lunghezza dei suoi dialoghi che troppo spesso si perdono in aspetti e sfumature che vorrebbero strappare una risata al giocatore, mentre questi sta solamente cercando di raggiungere il prima possibile la sequenza giocabile successiva. Nonostante gli apprezzabili riferimenti culturali (presi dalla tradizione giapponese e non, come la scala di colori terziari, lo zodiaco e il numero di ore e mesi dell’anno) che è possibile riconoscere viaggiando attraverso i dodici pianeti della nuova galassia di Mugen Souls Z. Le fasi di esplorazione vere e proprie avverranno infatti su aree di gioco di varia grandezza nelle quali oltre a sconfiggere nemici (ben visibili sul campo di battaglia) e collezionare tesori, dovremo conquistare i favori del pianeta stesso tramite prove di abilità in cui il corpo celeste ci chiederà (presso appositi Star Point sulla mappa) di donargli un determinato oggetto, battere per lui un preciso numero di avversari o di ‘sedurlo’ tramite l’utilizzo di ‘Fetish Pose’. Questa nuova abilità, dal nome piuttosto imbarazzante, permette a Syrma di utilizzare i propri poteri per studiare quale sia il particolare stato d’animo dello Star Point di fronte a noi, ed interagire con esso tramite l’uso di personalità e pose sadiche, masochiste, ammiccanti e chi più ne ha più ne metta. L’utilizzo di questa funzione si rivelerà fondamentale anche durante le battaglie per catturare, in modo del tutto analogo a quanto avviene presso gli Star Point, la fauna nemica: dopo aver selezionato il comando ‘Captivate’ e aver ‘sedotto’ un nemico, questi andrà infatti ad aumentare il numero dei propri ‘Peons’ (un batuffoloso misto tra schiavi e sudditi alle proprie dipendenze) e, con esso, la potenza della nostra nave spaziale. Ben più che un semplice mezzo di trasporto, quest’ultima si rivelerà fondamentale durante particolari boss-fight uno contro uno in pieno stile Super Robot Taisen, nelle quali l’uso strategico dei punti di forza di ognuno dei propri attacchi speciali farà la differenza in termini di vittoria o sconfitta. Decisamente più dinamici saranno invece i combattimenti contro gli avversari ‘standard’ che incontreremo lungo le aree di gioco: come nella più classica tradizione RPG, una volta venuti in contatto con il nemico l’azione verrà trasportata all’interno di un’arena tridimensionale, nella quale il giocatore potrà muovere liberamente i propri personaggi (ognuno entro un raggio d’azione prestabilito) e scegliere la propria mossa tra una classica lista che prevede attacchi fisici, incantesimi, colpi speciali, oggetti e così via. Il tutto, regolato da un tradizionale sistema di turni basato sulle caratteristiche del proprio party, funziona decisamente bene anche grazie alla presenza di cristalli sparsi per il campo di battaglia in grado di fornire (a noi e ai nemici) buff o malus temporanei all’interno della loro area d’influenza, andando ad arricchire il combat system di una leggera componente strategica in grado a volte di cambiare le carte in tavola. Il design dei nemici, inoltre abbraccia una gamma di esemplari abbastanza ampia da fornire una buona diversificazione delle battaglie, sempre vivaci e gradevoli da giocare, prive di quella fastidiosa ripetitività che troppo spesso caratterizza le fasi di grinding degli RPG più intransigenti. Per l’otaku medio (al quale Mugen Souls Z è indubbiamente destinato) la sezione più affascinante dell’intero sistema di combattimento sarà però quella destinata all’utilizzo dei numerosissimi e spettacolari colpi speciali, le cui corrette combinazioni potranno portare a danni stratosferici, coreografati in perfetto stile ‘anime’. Di primissimo livello anche le opzioni di personalizzazione dei personaggi appartenenti al proprio party: all’interno della nostra nave spaziale/hub potremo infatti visitare un apposito negozio di vestiti che permetterà al giocatore di soddisfare tutte le proprie fantasie, trasformando le eroine del gioco in emule di sailor moon, scolarette, regine del sado-maso e altro ancora, per una quantità di combinazioni davvero altissima e in grado di modificare parametri come difesa, attacco e potere magico. Immancabile anche una sezione dedicata alla creazione di personaggi che accompagnino i protagonisti lungo la loro avventura: all’interno di quest’apposita area sarà infatti possibile ‘spendere’ un determinato numero di Peons per la creazione di nuovi guerrieri, ovviamente personalizzabili in tutto e per tutto. A conti fatti, grazie ad un cast già ricchissimo e variegato, la creazione e lo sviluppo di personaggi extra risulta utile più per sbloccare alcuni oggetti speciali nelle fasi avanzate del gioco che nella reale gestione del proprio party, rimanendo comunque un’opzione assolutamente gradita. Oltre agli aiutanti di Chou-Chou conosciuti nel precedente capitolo, in Mugen Souls Z verremo infatti a contatto con molte new-entry create per l’occasione e che, insieme ad un folle level cap fissato al livello 9.999, dodici pianeti da esplorare e moltissime variabili per la personalizzazione dei propri avatar, assicurano al gioco una longevità di tutto rispetto, seppur legata alla personale sopportazione di trama, dialoghi e formula di gioco. Molto buono il design dei personaggi, rappresentati durante i dialoghi tramite disegni bidimensionali di ottima qualità e capaci di infondere piacevoli venature di originalità all’interno dei classici stereotipi ruolistici dai quali, comunque, pescano ancora a piene mani. Efficaci anche le musiche di accompagnamento, con brani dalle melodie semplici ma piacevoli (che non sfigurerebbero in un classico anime d’azione) ed un doppiaggio che, pur presentandosi in forma decisamente migliore nella sua lingua originale, rimane discretamente recitato anche in inglese. Il nuovo capitolo della serie Mugen Souls riprende fedelmente la formula del precedente episodio ampliandola e semplificandola nelle sue meccaniche di base: quello che ne risulta è un prodotto indirizzato principalmente agli appassionati ma anche a chi è alla ricerca di una ricetta che combini l’esperienza di gioco degli RPG old-school (fatta di sequenze infinite di combattimenti, esplorazione ed evoluzione dei personaggi) con un sistema di combattimento più dinamico e piacevole. Ovviamente, il requisito fondamentale per apprezzarne le doti rimane quello di essere attratti dal mondo dei manga e degli anime d’azione o semi-seri, condizione senza la quale una narrazione troppo lenta e incostante rischia di far scemare l’interesse del giocatore dopo poche cutscene. Per tutti coloro che dovessero rientrare in una delle categorie appena descritte, Mugen Souls Z rimane un titolo sufficientemente divertente e in grado di impegnare per molte ore: un viaggio folle e colorato in un universo che, volenti o nolenti, rimarrà impresso nella vostra testa per parecchio tempo.

 

Voto: 7.5

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