Monkey Barz

by • 29/06/2005 • RecensioniComments (0)400

A 7 anni dall'ultimo disco degli Heltah Skeltah e con una lunga lista di collaborazioni e singoli sulle spalle Sean Price (aka Ruck) esce finalmente con questo Monkey Barz, a lungo annunciato e di continuo rinviato.

Sempre considerato un gradino sotto alla voce tonante e al carisma del socio Rock, deluso per non aver mai raggiunto una vera e propria popolarità "barra"ritorno economico dalla sua attività di mc, Sean P si autodefinisce "the brokest rapper you know" e raccoglie in 16 tracce strettamente underground (più nel male che nel bene) tutte queste frustrazioni, raccontando(si) con onestà e con una ironia sempre adombrata di cinica disillusione. Di quello che il tragitto "stelle-stalle" lo conosce bene.

Andata e ritorno.

Non è mai stato lo stile o la potenza al microfono a far difetto a Ruck e anche in questo disco la sua parte la fa fino in fondo ma ahimè a tradire la freschezza di Monkey Barz ci pensa la maggioranza dei beats.

Le produzioni che, stranamente per un prodotto targato Boot Camp Click, trascurano i Beatminerz si affidano a un manipolo piuttosto eterogeneo di musicisti, composto di belle speranze, vecchie glorie, nomi noti e semi-sconosciuti non sempre all'altezza.

Alle macchine troviamo due membri della Justus League, l'ormai onnipresente 9th Wonder e il sempre più interessante Khrysis che in tutto si incaricano di tre pezzi con risultati altalenanti.

Se infatti Onion Head di Khryisis vince e convince per il bel taglio del campione e brilla tra le tracce migliori del disco e anche Bye, Bye non è affatto da buttare, al contrario Heartburn di 9th suona abbastanza trascurata specie per quanto riguarda la sezione ritmic.

Malignando si potrebbe pensare che il beat rifilato al povero Sean non fosse esattamente la crema dell'hardware del ragazzo- meraviglia del Nord Carolina

Ma l' "allarme-produzioni" è comunque molto più generalizzato e si palesa già dopo pochi ascolti allorchè, passata la sbornia per il rap di Ruck, parecchie altre strumentali cominciano ad annoiare e a rivelare la loro inconsistenza.

Tra le eccezioni val la pena di citare Spliff N'Wessun del sempre troppo poco accreditato Ayatollah e il singolo Boom Bye Yeah del canadese Tone Mason (qualcuno ricorderà Choclair..) che manipola con successo ritmi e distorsioni alla maniera di un Neptune/N.E.R.D. (in chiave molto lo-fi e in ritardo di un 4 anni rispetto a quando lo facevano i Neptunes) operazione poi tentata, con risultati molto più scadenti, anche da Phat Babyz nella parodistica (fin dal titolo) Fake Neptune.

Salvabilissimo anche il beat scompigliato di 1,2 Y'all che è una delle migliori reincarnazioni del sound Boot Camp versione 2000 e non a caso esce dallo studio di MoSS già autore dell'ottima Looking Down The Barrel (da Total Eclipse dei Blackmoon // 2003) che chiude a mio giudizio la lista delle produzioni/canzoni meritevoli.

Cosicchè ,esclusi i pezzi citati, resta l'anonimità di un disco in cui nel 70% dei casi la povertà di idee dei beats finisce con lo svilire la presenza di un mc (e dei suo ospiti) che sta parecchi gradini sopra la media. Un peccato.

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