Mikey General: l’intervista

by • 10/08/2013 • IntervisteComments (0)703

Intervista al grande artista reggae giamaicano Mikey General, il vecchio sodale e amico d’infanzia del Messenjah Luciano. Lo abbiamo raggiunto al volo al telefono in quel di Londra durante la presentazione del suo nuovissimo album African Story African Glory. Vediamo cosa bolle in pentola.

 

Haile Anbessa:  Mikey cominciamo quest’interista parlando immediatamente dei tuoi nuovi lavori che presto potremo ascoltare…

 

Mikey General: il mio ultimo lavoro che sto presentando a Londra in questi giorni con un mini showcase tour si chiama African Story African Glory ed è stato pubblicato dalla mia etichetta personale, la Kabalah Music. In Giamaica è già uscito da qualche tempo e mi sta regalando ottime soddisfazioni. Ora lo sto portando in giro per il mondo grazie anche al video che ho girato proprio della title track. Lo distribuisce la Vp Records.

 

H. A.: ho sentito che stai facendo anche qualcosa in Europa, con ad esempio gli spagnoli di Reggaeland. Me ne puoi parlare?

 

M. G.: quello che sto preparando con loro e che sarà in procinto di uscire in autunno sarà un album grandioso e si chiamerà Hallelujah Song. Uscirà probabilmente in settembre o ottobre. Sarà un ottimo album. Quasi tutte le tracce sono state registrate in Giamaica presso i leggendari Tuff Gong Studios con Genious. Ho registrato qualcosa anche in Europa e per la precisione a Barcellona. Ho impiegato molto a scriverne i testi e ne sono parecchio orgoglioso. Appena ho sentito i riddim me ne sono innamorato e per questo voglio anche ringraziare il grande Marcus Sanchez per il lavoro che sta facendo perché questo lavoro sarà una pietra miliare per la mia carriera. La tune che ho già pubblicato con loro King Selassie I Alone è una prova fulgida di quello che siamo in grado di fare assieme!

 

H. A.: da quanto tempo sei nella reggae music?

 

M. G.: la prima canzone che ho registrato risale al 1980, quando andavo ancora a scuola a Kingston. Sono sempre stato vicino a Luciano con cui sono amico da circa 23 anni. L’ho incontrato la prima volta in studio e da là non ci siamo più lasciati sia come amici che come artisti. È stato il periodo in cui ho anche incontrato Fattis Burrell.

 

H. A.: cosa ci fai adesso a Londra?

 

M. G.: business you know! (ride). Sto per l’appunto promuovendo African Story African Glory. Sto facendo parecchie interviste e presentando le canzoni. Ovunque vado l’album viene parecchio apprezzato. Questa estate però mi riposo perché farò piccole cose a Londra, qualcosa in Svizzera e poi ritorno in Giamaica dalla mia famiglia perché è da un po’ di tempo che manco da là.

 

H. A.: trovi più difficile promuovere il messaggio conscious negli ultimi tempi?

 

M.G.: non è tanto difficile anche se la musica è cambiata parecchio. La nuova generazione come Chronixx, Kabaka Pyramid o Protoje ha innovato parecchio e piace ai giovani ma come vedi il messaggio non è cambiato per nulla. E di questo personalmente sono parecchio contento. Grazie a questi artisti infatti molti giovani faranno ricerche anche sul roots del passato e quindi potranno conoscere un artista come me che promuove questa musica da più di trenta anni. Sono grato a questa nuova generazione di artisti molto umilmente.

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