Michael Franti: l’intervista

by • 04/11/2009 • IntervisteComments (0)559

Abbiamo avuto modo di intervistare nei backstage del Rototom 2009 Michael Franti che, a capo dei suoi Spearhead, ha avuto modo di condizionare la musica mondiale dell’ultimo decennio. Un po’ musicista, un po’ cantante, un po’ poeta e un po’ anche politico vediamo cosa ha raccontato al nostro microfono riguardo alla musica e alla situazione politica nel mondo.

Haile Anbessa: ciao Michael, come prima domanda volevo chiederti come ti senti a essere stato chiamato a suonare in un festival reggae?

Michael Franti: per me è una benedizione. Nella mia vita ho sperimentato sempre diversi generi musicali. Quando ho iniziato il mio genere era molto industrial e punk-rock. Poi ho provato l’elettronica piena di drum machines. Poi sono passato a suoni più acustici e a quasi un parlato nel modo di cantare. I miei gusti spaziano dagli U2 a Linton Kwesi Johnson. Quando mi sveglio la mattina mi concentro su come esprimere al meglio l’emozione del momento. Ho a disposizione vari colori per il mio quadro ma alcune mattine magari devo realizzare una scultura, oppure qualcosa col vetro o con la sabbia. Insomma non ho barriere. Ci sono canzoni che hanno bisogno solo della chitarra, altre di un ritmo one-drop, altre ancora di solo piano e voce. Quindi posso suonare anche in un festval reggae.

H.A.: quali sono attualmente i tuoi legami con la musica in levare?

M.F.: amo molto questo genere musicale. Attualmente stiamo girando in tour con Cherine Anderson che è una delle top artist attualmente in Giamaica. Inoltre un mio album passato è stato interamente prodotto da Sly n Robbie. Credo comunque che io sia molto trasversale. Accade in alcuni festival reggae che magari la gente, dopo qualche giorno, voglia ascoltare qualcosa di diverso perciò il mio genere cade a pennello!

H.A.: come descriveresti la tua carriera negli ultimi 10 anni?

M.F.: domanda difficile! Abbiamo suonato moltissimo negli Stati Uniti perché paradossalmente abbiamo sempre suonato molto di più in Europa quindi volevamo fare un lungo tour negli Usa. Dal 2000 abbiamo quasi esclusivamente suonato in America. Questo anche perché noi abbiamo sempre avuto un approccio molto impegnato nella musica e quindi durante gli anni di Bush volevamo parlare un po’ agli Americani. Nel 2003-2004 sono stato anche in Iraq, suonando a Baghdad così come sono stato a Gaza e in Israele. Ho girato anche un film su questa mia esperienza in Medio Oriente. Dopo quasi 20 anni sulla scena mi sembra incredibile che una mia canzone sia ancora nelle top 40 di sempre negli Stati Uniti ma è successo.

H.A.: sei sulla scena da oltre 20 anni. Come è cambiata secondo te la musica in questo lasso di tempo anche dal punto di vista delle produzioni? E cosa ne pensi anche del fatto che nessuno compra più i dischi ma si scarica sempre di più?

M.F.: il mio obiettivo da musicista è sempre stato quello di diffondere la mia musica il più possibile. Raggiungere chiunque. Quindi il download io personalmente lo vedo come una grande opportunità. Per quanto mi riguarda non ho mai fatto tanti soldi vendendo i cd. I soldi si fanno facendo i tour. Perciò più persone mi ascoltano più persone verranno ai miei live. Perciò vi prego diffondete la mia musica in tutti i modi. Che sia durante un barbecue o con uno stereo a tutto volume l’importante è che lo facciate! Durante i miei show ci sono spazi appositi dove le riprese amatoriali possono venire meglio e con un miglior sonoro proprio perché amo che la mia musica venga diffusa. Quindi vi invito tutti a scaricare la mia musica! Io e il mio gruppo abbiamo soldi sufficienti per prenderci cura delle nostre famiglie, quindi non ce ne serve altro. Io non ricerco soldi ma esperienza! L’unica cosa che voglio, oltre a passare più tempo con i miei bambini, è viaggiare tanto e vedere posti nuovi. Voglio visitare tutto il mondo e arricchirmi dentro di questo. Per quanto riguarda la prima parte della domanda credo che la musica sia molto cambiata in alcuni aspetti in meglio e in altri in peggio. In peggio perché per esempio credo che oggi i musicisti siano molto rispettati rispetto al passato. Una cosa invece che è migliorata molto, tornando sempre alle nuove tecnologie, è che grazie ai social network si può diffondere il proprio genere o gruppo di nicchia in tutto il mondo.

H.A.: in questi giorni in Italia ci sono tutti i grandi della Terra per il G8. L’era di Bush è finita. Come guardi alla situazione generale del mondo?

M.F.: questo è il momento di alzarsi e fare sentire la propria voce perché oggi credo che in America abbiamo un leader che possa ascoltare. Con Bush non si poteva neppure dialogare. Ora bisogna usare tutti gli strumenti dal voto alle discussioni sui blog per farsi sentire. È un grande momento di cambiamento. La pace è più vicina. C’è un’opportunità reale per la pace. Anche il cambiamento climatico che prima con Bush era totalmente ignorato oggi invece è sull’agenda politica nazionale. Anche con la Russia le nostre relazione si stanno facendo meno tese così come con tutto il mondo islamico. L’economia oggi è messa molto male ma ci sarà la ripresa perché è come un albero che, una volte perse tutte le foglie morte, darà frutti migliori di sicuro. La più grande differenza tra Bush e Obama è sicuramente lo spirito di ottimismo. Obama dice che le cose potrebbero andare meglio e se ci impegniamo tutti andranno sicuramente meglio. Ecco quale è il suo segreto.

H.A.: cosa pensi dell’Italia?

M.F.: amo l’Italia. Ogni volta che ci vengo passo momenti fantastici. Cerco si suonarci ogni volta che posso. Mi piace camminare nelle vostre città e perdermi in esse. Amo scattare foto dei palazzi e delle loro diverse architetture, scambiare quattro chiacchiere con degli sconosciuti al bar, mangiare bene nei ristorantini e amo il gelato. Conosco anche Berlusconi e, anche se è difficile giudicare da fuori, mi ricordo che stavo suonando in un concerto qui in Italia la notte che è stato eletto per la prima volta e ricordo la tristezza nei volti di tutti. So che lui controlla molti media quindi è in grado di condizionare le menti dei suoi concittadini quindi secondo me non è un buon politico. Questo per me è molto pericoloso.

H.A.: da cosa deriva il nome Spearhead?

M.F.: in Inglese o meglio nello slang inglese spearhead significa il primo di qualcosa, quando arriva primo in qualcosa. Una sorta di pioniere. Ma deriva anche dal capo Zulu Chaka. Quindi il nostro intento è quello di combattere ancora per qualcosa ma non con armi o violenza bensì con la musica e l’amore.

H.A.: grazie mille per il tempo concessomi.

M.F.: grazie a te!

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