Metal Gear V Ground Zeroes

by • 05/04/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)616

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Cronologicamente Ground Zeroes si pone dopo Peace Walker, e vi mette nei panni di Naked Snake, l’eroe destinato a divenire il temuto Big Boss. Il luogo in cui tutto si svolge è Camp Omega, un’installazione militare controllata dalle forze della XOF, organizzazione all’apparenza guidata da un misterioso individuo dal volto quasi scarnificato e fin troppo chiaramente decisa a dare del filo da torcere all’armata guidata da Snake. La sortita del guerriero con un occhio solo ha una motivazione molto semplice: trovare e salvare Chico e Paz, due personaggi forse ignoti ai più ma centrali nella trama di Peace Walker e ora tenuti prigionieri in condizioni inumane. Si tratta di una premessa ben più breve di quanto possiate pensare, ma Kojima riesce comunque a donarle un impatto impressionante. Il director ha eliminato del tutto qualunque interattività dalle cutscene e ogni velleità umoristica, abbracciando il Fox Engine e prendendo del tutto il controllo delle inquadrature. Fin dal filmato iniziale, un unico e curatissimo piano sequenza accompagnato a meraviglia dalle note di una canzone di Joan Baez e Morricone, ci si rende conto di essere di fronte a un Metal Gear ben più cupo, crudo e diretto dei predecessori. Quella di Ground Zeroes è chiaramente una storia tragica, la cui unica limitazione è quella di essere infilata in una missione basilare e completabile nel giro di una mezz’ora. Gli elementi più leggeri ricompaiono nel resto del gioco, ma il cambio di direzione rimane cristallino, ed è evidente come il fulcro narrativo del titolo stia tutto nella sua missione principale. Non è solo il tono ad essere cambiato, ad ogni modo. Appena dato il via alla campagna ci si ritrova in un titolo trasformato, che ben poco ha ripreso dal passato. La scomparsa dei momenti umoristici si è portata via le casse di cartone che hanno sempre rappresentato una sorta di simbolo del marchio, la mimetizzazione legata alle tute indossate da Snake è sparita nel nulla, e l’intero sistema stealth ora sfrutta un modello più simile a quello visto in titoli come Hitman Absolution e l’ultimo Splinter Cell, con una serie di indicatori direzionali che si illuminano sempre più se una guardia vi nota e inizia a insospettirsi. Sono già grossi cambiamenti, ma poco contano davanti al gigantesco mutamento strutturale di Ground Zeroes, diventato una sorta di sandbox open world ambientato in una singola, grande mappa. Snake dovrà completare obiettivi specifici, certo, ma potrà esplorare liberamente tutto il Camp Omega, e raggiungere la meta in molti modi diversi. Un cancello sbarrato può essere superato scalando ostacoli, nascondendosi in camion di passaggio, creando un diversivo con degli esplosivi o semplicemente tallonando una guardia ignara, un gruppo di nemici può venir steso a forza di tranquillanti, cqc o massacrato con una delle torrette della base, e così via. Le possibilità sono parecchie, e vengono supportate da una rinnovata mobilità di Snake, che ora si sposta molto più fluidamente, ha perso la rotolata in favore di un tuffo a terra, ed è in grado di arrampicarsi un po’ ovunque. C’è addirittura una sorta di bullet time, che si attiva una volta scoperti e permette di eliminare un avversario prima che questi dia l’allarme, ma facilita eccessivamente le cose, e vi consigliamo di disattivarlo se volete un’esperienza più pura. È una metamorfosi che ha influenzato ovviamente anche il comparto tecnico, a partire dal motore grafico, quel Fox Engine che mai prima d’ora era riuscito a mostrare la sua piena potenza. Qui invece non c’è cosa su cui si possa recriminare per quanto riguarda il colpo d’occhio, Ground Zeroes è un titolo graficamente splendido, con un sistema d’illuminazione superlativo, modelli poligonali di rara bellezza, volti realistici dei personaggi, una gestione dei tessuti eccelsa, e un lodevole ciclo giorno notte. Il dettaglio delle ambientazioni non è da crisi isterica, ma una gestione furba delle luci e delle texture fa passare la cosa istantaneamente in secondo piano. I Metal Gear sono da sempre titoli dove il game design la fa da padrone, quasi matematici nella loro precisione, che hanno dato il via a un genere e si sono sempre posti sulla sua cima, più che per l’azione stealth vera e propria, per l’incredibile unione di narrativa appassionante, gameplay intuitivo, e boss fight indimenticabili, con un apprezzabile pizzico di eccentricità a fare da collante. Ground Zeroes non ha nulla di tutto ciò: è un gioco molto più freddo e impersonale, un open world relativamente circoscritto, dove al di là del poter prendere il controllo di alcuni veicoli, o chiamare un elicottero in rinforzo, sono ben poche le meccaniche sconvolgenti.

 

Voto: 8.5

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